mercoledì, Novembre 30, 2022
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Gli avevano dato un giorno di vita, adesso festeggia il suo primo compleanno. Il caso del piccolo Hector, nato con idrocefalo

Chi non crede nei miracoli non legga questo articolo. Perché di questo si tratta, visto che alla nascita del piccolo Hector, avvenuta con larghissimo anticipo rispetto alla data presunta del parto, i medici non nutrivano alcuna speranza sulla sua sopravvivenza. 

Hector è venuto al mondo al Royal Hospital for Children and Young People di Edinburgo, dopo sole 23 settimane di gestazione e ai suoi genitori era stato comunicato che non sarebbe sopravvissuto più di 24 ore. Eppure questo piccolo eroe ha sfidato quello che sembrava un destino segnato, tanto da sopravvivere e arrivare a festeggiare adesso il suo primo compleanno. «Un bambino miracolato», così lo ha definito mamma Marie Claire, 41 anni, amministratore delegato di un ente di beneficenza, che ha appena attraversato 12 mesi tutt’altro che facili, come ha raccontato in un’intervista alla BBC.
Hector è nato con l’idrocefalo, letteralmente «acqua nel cervello», condizione che comporta un aumento del volume dei ventricoli cerebrali come conseguenza della riduzione della massa cerebrale o della eccessiva produzione di liquor, ovvero il liquido cefalo-rachidiano. Tale liquido è un elemento indispensabile – in giusta quantità – per il corretto funzionamento del cervello, poiché lo protegge permettendone il «galleggiamento» e il trasporto di sostanze nutritive. Tuttavia, un’eccessiva quantità provoca l’idrocefalia. 

Un caso più unico che raro

Il suo caso è unico poiché determinato da complicazioni extra dovute alla prematurità: ha anche una malattia polmonare cronica, una retinopatia, necessita di un tubo per alimentarsi e soffre di apnea notturna monitorata.
Hector è nato il 12 novembre 2021, quando le restrizioni dovute al Covid lo hanno costretto a stare in isolamento fino a quando non è risultato negativo al virus. Mamma Marie Clare e papà Angus, insegnante di musica , non hanno potuto visitarlo per le prime 40 ore dopo la nascita: mentre lottava per la vita dentro un’incubatrice, i genitori lo hanno potuto vedere soltanto attraverso le foto che il personale sanitario inviava loro insieme agli aggiornamenti sullo stato di salute.

«L’ho visto quando è nato e gli ho dato un bacio. Poi lo hanno avvolto in una coperta per tenerlo al caldo e lo hanno portato al reparto rianimazione», racconta Marie Clare. «Mi sentivo devastata, con il cuore spezzato perché non potevamo essergli accanto in quei primi momenti cruciali». Soltanto dopo circa due giorni i genitori hanno potuto fare brevi visite per vederlo e solo dopo cinque è stato loro permesso di stare insieme a lui giorno e notte.

42 giorni dopo la nascita i medici gli hanno tolto il ventilatore e hanno detto alla coppia che il loro bambino sarebbe sopravvissuto. «Quando l’ho sentito, ho emesso un lamento che proveniva dal profondo della mia anima, non riesco ad articolarlo, è stata la sensazione più grande del mondo», ha detto Marie Clare. «C’era ancora molta strada da fare, ma sapere dai medici che sarebbe sopravvissuto è stato fantastico».
Soltanto nell’aprile 2022 Marie Clare e Angus hanno potuto portare a casa il piccolo Hector, cinque mesi dopo la sua nascita. Nonostante ciò è ancora un paziente regolare dell’ospedale, ha subito 15 operazioni ed è stato ricoverato al pronto soccorso 25 volte.

Che cosa comporta nascere con l’idrocefalo

Il danno causato al cervello dall’idrocefalo può implicare una vasta gamma di sintomi, tra cui: mal di testa, malessere generale, visione offuscata e difficoltà a camminare.

Nonostante le criticità, Marie Clare ha dichiarato di sentirsi una persona molto fortunata, perché Hector porta tanta gioia a tante persone. «È un miracolo, ma al di là di questo, sono anche tanto orgogliosa di lui». I progressi della medicina permettono di salvare i bambini nati già a 22 settimane di gestazione, ma le statistiche mostrano che soltanto quattro su 10 nati alla 23esima settimana sopravvivono.

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