mercoledì, Novembre 30, 2022
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Arisa a Le Iene: «Essere buoni non è da sfigati»

«Fino all’ultimo pensavo di non farcela ad essere qui, perché mi vergogno sempre un po’ di quello che sono e di quello che faccio. Mi sono chiesta: a chi interesserà di me, di quello che racconto o di quello che provo io?». Inizia così il monologo che Arisa ha scelto di condividere con grande sincerità e amore a Le Iene, nel corso del quale ha parlato di sé stessa, del suo essere donna e, soprattutto, della bontà che la contraddistingue e che non tutti hanno compreso fino in fondo. «Fin da bambina sono stata attratta da chi cerca di far star bene gli altri. Sognavo di essere luminosa come Papa Giovanni Paolo II e di cantare canzoni come Heal the world di Michael Jackson, che incita ognuno di noi a rendere il mondo un posto migliore per tutta la razza umana», ha spiegato Arisa. 

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«Quando mi dicevano che non ce l’avrei fatta io non rispondevo nulla, mi chiudevo in camera a pensare più forte, ad architettare la mia luce, e alla fine sono riuscita a brillare per davvero. E quando canto è sempre per la pace e per diffondere amore: mi piace che le persone si sentano accettate con la mia musica », ha detto Arisa, attualmente nel cast di Amici nel ruolo di professoressa. «Essere buoni non è un precetto religioso o una roba da sfigati, ma una scelta consapevole. E la consapevolezza è la cosa più sexy che ci sia. Quando qualcuno mi fa del male, anche se una lacrima mi resta dentro, mi rifiuto di credere che sia fatto apposta, per vocazione. Per questo allontano, ma non odio mai, mi chiedo sempre il perché prendendomi anche metà della colpa». 

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E ancora: «Tutti noi, nel bene e nel male, siamo la conseguenza di qualcosa o di qualcuno, è la comprensione che fa la differenza. Io no, non sono certo una santa, ma conosco la sostanza del mio cuore, e sono certa di essere riuscita a diventare quello che volevo essere da bambina: una persona buona», ha continuato Arisa prima di avvicinarsi alla chiusa. «Cercare sempre di agire per il bene, essendo orgogliosi di sé stessi, potrebbe essere la chiave per la felicità. Non c’è un gene che ammala di depressione se non la coscienza di non fare tutto quello che è in nostro potere per vivere la vita migliore a cui possiamo aspirare. È un lavoro lungo, ma si fa. Se ci sono riuscita io puoi farlo anche tu. Siate buoni e felici».

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