sabato, Agosto 20, 2022
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Diablo Immortal Recensione: Blizzard torna all’inferno

L’arrivo di Diablo Immortal sugli store di Android e iOS, avvenuto ormai più di un mese fa, ha generato uno scossone degno di un terremoto, e nel giro di qualche giorno ha sollevato un polverone senza precedenti al causa delle microtransazioni di Diablo Immortal che scandiscono l’esperienza, e che sembrano farsi più invasive col prosieguo dell’avventura in giro per Sanctuarium. È proprio per questo motivo che abbiamo deciso di attendere più a lungo del dovuto per esprimere un giudizio sul gioco e valutare quanto il sistema di microtransazioni sia incisivo rispetto a tutto ciò che vi è intorno. Ve lo raccontiamo all’interno della nostra recensione.

L’inferno di Diablo su smartphone

Pur essendo uno spin-off per il mercato mobile, Diablo Immortal non è semplicemente ambientato nell’universo dell’iconica serie Blizzard: le vicende narrate nel gioco si svolgono nell’arco di tempo che intercorre tra la fine del secondo capitolo e l’inizio del terzo.

Questo significa che parte dei luoghi esplorati e degli NPC incontrati sono già noti ai fan più incalliti del brand, come il vecchio Deckard Cain che ci guiderà nella lotta a Skarn, la nuova minaccia proveniente dagli inferi che ricopre il ruolo del villain di turno. La premessa narrativa non è delle più entusiasmanti: complice anche lo scarso dettaglio di modelli e animazioni durante i dialoghi e i momenti topici della trama, purtroppo il racconto non è riuscito a convincerci come avremmo sperato.

Il cuore pulsante di Diablo Immortal è però il suo gameplay, che in buona parte viene ereditato dal terzo capitolo. Le sei classi selezionabili sono molto simili a quelle viste in Diablo 3 e, pur con qualche minima differenza, funzionano tutte molto bene e offrono una discreta varietà in termini di abilità (ecco come funzionano le abilità in Diablo Immortal) e attacchi. Dal punto di vista della giocabilità, Diablo Immortal è un prodotto quasi privo di grossi inciampi, soprattutto quando giocato su touch screen. Il team di sviluppo è riuscito in un’impresa che non è affatto scontata, ovvero quella di confezionare un prodotto con un sistema di controllo godibilissimo in modalità portatile anche senza l’ausilio di periferiche esterne. A prescindere dalla classe utilizzata, il free to play Blizzard si gioca così bene con l’interfaccia touch da non far sentire la necessità di collegare un controller al tablet o allo smartphone: che si tratti del movimento del personaggio, della gestione dell’inventario o dell’esecuzione delle abilità, tutto è perfettamente reattivo e gestibile con un tocco.

Abbiamo apprezzato molto anche il modo in cui è stato implementato l’inventario, che rende intuitivo e immediato il passaggio ai pezzi d’equipaggiamento più forti. Diablo Immortal è pensato inoltre per essere un punto d’ingresso nella serie per gli utenti casual: a tal proposito, a contribuire all’accessibilità del gioco vi è anche la forte componente social, visto che Immortal è a tutti gli effetti un MMO le cui aree esplorabili sono popolate da altri giocatori con i quali si può fare squadra per abbattere un world boss, completare un evento o accedere ad uno dei dungeon che appaiono casualmente sulla scena.

Verso l’immortalità

Il sistema di progressione di Diablo Immortal è croce e delizia della produzione Blizzard, dal momento che alterna aspetti perfettamente riusciti ad altri che fanno storcere il naso a chiunque dovesse iniziare a giocare con l’intenzione di investire ingenti quantità di tempo.

Come già ribadito in sede di anteprima, nelle sue fasi iniziali Diablo Immortal fila liscio come l’olio, e dà modo al protagonista di acquisire sempre più potere grazie all’equipaggiamento caratterizzato da statistiche crescenti. Tale tendenza subisce però una violenta battuta d’arresto tra il livello 40 e quello 50, quando l’accumulo di esperienza inizia a rallentare (a proposito, ecco come raggiungere velocemente il livello 60 in Diablo Immortal) e diviene sempre più difficile trovare del bottino che valga la pena indossare.

Esiste però una meccanica di gameplay relativa all’armamento leggendario che abbiamo apprezzato parecchio e siamo felici di sapere che verrà riproposta anche nel quarto capitolo. Ci riferiamo alla possibilità di distruggere i pezzi leggendari per estrapolarne i perk e trasferirli in altro equipaggiamento. Nel caso del Negromante, ad esempio, abbiamo potuto sfruttare questo sistema per alterare la forma delle evocazioni e fare in modo che, a prescindere dai pezzi equipaggiati, ad accompagnarci fossero enormi creature dal grande potere offensivo, di gran lunga superiore a quello delle minute versioni standard.

Un altro sistema che abbiamo trovato virtuoso è quello legato ai livelli Paragon, ovvero il meccanismo attraverso il quale è possibile potenziarsi oltre il level cap, fissato al 60. Toccata questa soglia, si sbloccano le difficoltà più elevate, si iniziano a ottenere i pezzi dei set e si accede a un’ulteriore schermata di potenziamento, i cui punti abilità sono sempre legati all’accumulo di esperienza.

Ed è proprio nel modo in cui si ottengono gli XP che risiede il segreto dell’endgame di Diablo Immortal: onde evitare che i giocatori troppo attivi creino un dislivello con gli altri partecipanti meno assidui, gli sviluppatori hanno pensato bene di creare un meccanismo che modifica la percentuale di esperienza ottenuta in base al livello Paragon. In sostanza, chi gioca meno ed è più indietro potrà progredire molto più velocemente di chi trascorre ore ed ore sui server ed appartiene alla fascia di utenti con un grado più elevato.

L’endgame di Diablo Immortal non è fatto però dei soli livelli Paragon ed è in buona parte costituito sia dai raid contro potenti nemici come Skarn e Vitaath (introdotta proprio qualche giorno fa, con la Stagione 2 di Diablo Immortal) sia dall’eterno conflitto tra le fazioni delle Ombre e degli Immortali.

Il modo in cui vengono gestiti questi gruppi e il sistema attraverso il quale è possibile entrare a farne parte sono elementi di grande fascino che, però, finisce per indebolirsi a causa di motivi che andremo ad approfondire più avanti e che, come si può facilmente intuire, sono connessi al sistema di monetizzazione. Se nelle Ombre è possibile entrare sia con un invito che grazie alla lotteria che si tiene quotidianamente, riuscire a far parte degli Immortali richiede un personaggio particolarmente forte e un clan in grado di supportarlo adeguatamente, entrambi fattori ai quali solo una piccolissima fetta dei giocatori di Diablo Immortal può aspirare. Nella nostra esperienza, siamo entrati a far parte in due diversi Cicli – periodi al termine dei quali tutti vengono privati del loro posto in una fazione – delle Ombre e ci siamo divertiti a derubare gli Immortali dei loro tesori, nonché a completare una serie di incarichi quotidiani esclusivi per i membri del gruppo.

Se gli Immortali sono inavvicinabili per i comuni giocatori, dobbiamo dire che l’appartenenza alle Ombre ci è sembrata sufficientemente stimolante sia perché non richiede grossi sforzi, sia perché fornisce una serie di bonus passivi che contribuiscono a rendere il personaggio più forte.

Diablo Immortal è pay to win?

Passiamo ora all’annosa questione delle microtransazioni, che merita un approfondimento per comprenderne il reale peso sull’economia di gioco. Va premesso che quella che stiamo raccontando è l’esperienza da utenti ‘free to play’, ossia coloro i quali hanno scaricato il gioco gratuitamente e che hanno evitato qualsivoglia forma di microtransazione: in parole povere, non abbiamo speso un centesimo dall’inizio alla fine.

Poco più sopra, abbiamo volutamente omesso un particolare nella disamina del sistema di progressione: a decretare la crescita dei parametri del nostro eroe e a far salire in maniera sensibile il damage output non è tanto l’equipaggiamento, ma le gemme leggendarie che si possono incastonare in alcuni pezzi. Proprio attorno a questo elemento ruotano le microtransazioni di Diablo Immortal, poiché le gemme leggendarie non solo rappresentano una rarità, ma i pochi metodi per guadagnarle non garantiscono in alcun modo l’ottenimento delle loro versioni più preziose.

A conti fatti, Blizzard ha introdotto nel gioco un sistema di loot box travestito da modalità di gioco che prende il nome di Varchi Antichi. Parliamo di dungeon procedurali – non particolarmente complessi da portare a termine – le cui ricompense vengono assegnate in base ai consumabili sacrificati all’avvio dell’attività.

Questi ‘gettoni’ sono disponibili in forma gratuita (uno al giorno) e premium: solo con quest’ultimi però si può ottenere una gemma di valore casuale, dal momento che quelli quotidiani non fanno altro che elargire risorse da accumulare in quantità enormi per generare una gemma leggendaria. Visto il costo spropositato di questi gettoni, potete intuire immediatamente quanto sia complesso potenziare un personaggio senza mettere mano alla carta di credito o senza trascorrere mesi su mesi nei varchi ‘comuni’.

Per quanto sia giusto storcere il naso dinanzi al modo in cui sono state implementate le loot box, è innegabile che sotto certi aspetti il polverone sollevato sull’argomento sia eccessivo. In qualsiasi titolo free to play è possibile, del resto, pagare per velocizzare i progressi. Dobbiamo poi considerare anche un altro fattore che rende Diablo Immortal profondamente diverso dalla moltitudine di free to play che invade il mercato mobile: è possibile scaricare il gioco e completare l’intera campagna con più di qualche attività extra senza pagare o grindare per ore e ore. Le uniche modalità che vengono precluse ai giocatori che non vogliono cedere al sistema di acquisti in app sono la componente PvP – del tutto marginale oltre che limitata a fasce orarie ben definite – e la fazione degli Immortali.

Diablo Immortal su PC

Per stessa ammissione degli sviluppatori, Diablo Immortal è un titolo creato appositamente per il mercato mobile, ma Blizzard ha pubblicato anche una versione PC del gioco in Open Beta.

Purtroppo, al momento questa edizione presenta importanti oscillazioni qualitative e mostra il fianco a numerose carenze. Certo, usufruire del cross-save e passare da cellulare a PC senza soluzione di continuità è incredibilmente piacevole e speriamo che siano sempre di più le software house che decidano di implementare soluzioni di questo tipo.

La versione da scrivania non è però così bella da vedere e, pur al massimo dei dettagli grafici, non ci siamo trovati di fronte ai modelli poligonali e alle texture ad alta definizione proclamati da Blizzard nelle settimane precedenti all’uscita. Allo stato attuale dei lavori, l’Open Beta di Diablo Immortal su PC è un porting abbastanza pigro della versione mobile che soffre di qualche fastidioso bug, dell’assenza di un’interfaccia modificata per supportare al meglio mouse e tastiera o i controller, di un maggior numero di impostazioni grafiche e della possibilità di scalare le dimensioni dell’UI per poterlo adattare a qualsiasi tipo di schermo. Anche a più di un mese dall’uscita, quindi, c’è ancora del lavoro da fare. Per concludere, ci sentiamo di elogiare a tutto tondo il design di Diablo Immortal: dai nemici alle armature (parzialmente riciclati), passando per le ambientazioni che fanno da sfondo ai massacri di demoni, tutto è realizzato egregiamente, e si avvicina molto di più allo stile vivido e colorato di Diablo 3 che a quello più dark del secondo capitolo.

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