martedì, Agosto 16, 2022
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Bretagna. Lungo i canali le case dei guardiani delle chiuse rinascono come alberghi low cost

Bretagna, le case dei guardiani delle chiuse come ultimo “rifugio” per gli amanti del turismo della lentezza, sotto forma di itinerario su barca fluviale. L’idea – per certi versi simili alle iniziative che anche in Italia hanno avuto come oggetto fari e case cantonali dismesse, sta prendendo corpo lungo gli oltre 500 chilometri del canale Nantes-Brest e dei corsi minori ad esso collegati, in un entroterra che la relativa vicinanza al mare rende ancor più affascinante.

Il progetto è della regione, la Bretagna, appunto. I soggetti interessati al recupero delle dimore un tempo utilizzate dai gestori delle chiuse, ormai azionate automaticamente, devono presentare dei progetti a vocazione turistica (albergo, piccola ristorazione, ma anche servizi di noleggio di biciclette e via dicendo), indirizzati agli utenti della rete canalare e delle sue sponde, o ancora offrire delle attività di nautica da diporto “nuove o innovative”. Se il progetto viene accettato, la regione si fa carico del restauro delle fondamenta dell’edificio, lasciando all’ideatore del progetto la rimessa in sesto dell’interno. Il tutto assieme alla stipula di una convenzione di occupazione temporanea, dietro corresponsione di un affitto annuale morigerato.

Bretagna, il turismo lento nei canali, tra barca e case dei custodi in affitto

La casa della chiusa di Boju, a Gueltas, paesino di 500 anime del Morbihan, è tra le prime ad aver beneficiato del programma. Gestita dalla municipalità locale, da tempo era utilizzata da turisti, escursionisti e viandanti che percorrevano a piedi, in bicicletta o a cavallo, l’alzaia tra Nantes e Brest. L’idea era quella di fare sentire le persone a casa propria. “Un vero luogo di ospitalità”, racconta la sindaca Sylvette Le Strat – , che ha conservato la sua “anima”, con le sue persiane azzurre, la cucina con il caminetto, e al piano superiore, due camerette. Siccome la dimora “non creava nessun posto di lavoro – dice ancora la sindaca – si è pensato di crearle attorno degli altri luoghi di soggiorno”. Sono nate così, prima le pénettes, delle minizattere ancorate alla riva, e in qualche modo ispirate alle chiatte che assicurano il trasporto del bestiame da una riva all’altra; e in seguito, dei mini-alloggi all’interno, sotto gli alberi, con la forma arrotondata, come dei bozzoli, che offrono soltanto l’alloggio e il posto per le biciclette. Il tutto con la volontà di mantenere “prezzi abbordabili, dell’ordine dei 30-40 euro a notte”. Per rispondere alla domanda degli ospiti, è stata aperta una crêperie di fronte al canale. Oggi “abbiamo creato 4 nuovi posti di lavoro” stagionali, riferisce Le Strat.

A qualche decina di chilometri, Eddy Pellan ha costruito il suo progetto in altra maniera, puntando sugli amanti della pesca: due villette galleggianti, veri e propri miniappartamenti con tanto di terrazza, equipaggiati di tutto, compresa la protezione dal freddo per l’inverno. E con tanto di fitodepurazione delle acque. “Non solo la mia idea è stata apprezzata – racconta Pellan a France Presse – ma si è pensato di aggiungere al tutto un servizio di battelli fluviali elettrici, sulla banchina fluviale di Josselin, ai piedi del castello.

Sempre poco lontano da Gueltas la casa della chiusa di Poulhibed, si trasforma, in estate, in sala di esposizioni, senza perdere però il suo ruolo acquisito nei tempi recenti di luogo al servizio dei viandanti. “acqua a disposizione, servizi igienici biologici, un barbecue, tavoli da picnic – elenca Monique Le Clezio, segretaria dell’associazione “Canal Guerlédan-Pontivy”, che è l’anima del luogo.

Una pénette

Una pénette (afp)

Un modo di ridisegnare la vita lungo le acque dell’interno della Bretagna che altro non è che una risposta “alla recente esigenza di consumare le vacanze in una modalità più lenta, dolce, di scoperta”, analizza Gwenola de Araujo, direttrice dell’Ufficio del turismo di Pontivy Communauté. “Una scoperta che non si limita al paesaggio, ma che diventa desiderio di consumare, a tavola, prodotti che difficilmente potranno essere trovati altrove, a scoprire l’artigianato locale e così via”.

“L’entroterra bretone offre qualcosa di differente e risponde alle esigenze di un pubblico che chiede calma, ma anche di un’altra tipologia di turista, amante della scoperta – spiega la dindaca di Gueltas – Assecondare questi bisogni ci permette di valorizzare il nostro territorio – e i nostri produttori – e di creare dei posti di lavoro. L’ultima nata è una pénette cbr propone massaggi-benessere e sedute di sofrologia, giusto per alleviare gli effetti di una giornata in bicicletta più faticosa del previsto.

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