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Italia, sei mai stata più felice di così?

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Questa è la storia di una grande Coppa, quella che l’11 luglio 2022 compie 40 anni e ci fece sentire giovani per sempre, e di una piccola parola perché nelle pieghe sta la meraviglia. In lingua friulana, il bearç è il prato, il campo recintato e Bearzot non è altri che colui che sovrintende al bearç. Enzo, il Vecio per tutti, friulano di Aiello (Udine), fuma la pipa, è un uomo di confine, secco come il cognome che porta. Osserva i suoi ragazzi, ha cura di chi lavora con lui. Poche parole, tanti sguardi paterni. Il bearç come un rettangolo verde in cui dribblare le paure e far crescere i sogni. Anche se lo chiamano “scimmione”, così la stampa apostrofava Enzo Bearzot, il ct tutto d’un pezzo con le spigolosità tipiche dei cuori prodighi, un vero cuor di leone come quel Riccardo che in Friuli passò dopo la terza Crociata.

Più forti delle polemiche

Nel 1982, la Nazionale azzurra parte per Vigo fra mille polemiche, l’ammontare dei premi, i presidenti di Lega e Federazione che urlano. Paolo Rossi è reduce dalla squalifica per il calcio scommesse e tutti avrebbero voluto in Spagna Roberto Pruzzo, capocannoniere di quella stagione. L’Italia del pallone rotola sonnolenta, appena tre pareggi contro Polonia, Perù e Camerum nella prima fase a giorni; il Paese Italia è sgangherato, con sulle spalle tragedie senza parole: gli anni di piombo il sequestro Moro, la strage di Bologna, Ustica, Vermicino. Un’estate mondiale può segnare il tempo come gli anelli nella vita degli alberi. Palpita nei bar, nei pomeriggi soffocanti, nei palazzi sgarrupati, nelle bandiere al vento riproposti dal film Italia 1982. Una storia azzurra (Stand By Me e Vision Distribution, regia di Coralla Ciccolini, direzione artistica di Beppe Tufarulo, prodotto da Simona Ercolani, al cinema 11, 12 e 13 luglio). C’è la Nazionale azzurra, con i suoi balbettii, ci sono i protagonisti di allora, da Tardelli a Collovati, da Zoff a Gentile, da Selvaggi a Bergomi. Oggi hanno 40 anni in più, eppure anche loro sono un’eterna primavera, sono una Via Lattea che brilla per sempre, si raccontano quasi in penombra perché vince l’epopea di un’Italia a colori, felice, che ballò il samba, di un calciatore – Paolo Rossi – che fermò il tempo per sempre. Quel Mondiale fu una cavalcata e i palazzi, le strade, pur rabberciate, prendono luce, sono sprazzi d’azzurro immersi in tanta tenerezza: fate un fermo-immagine sul bacio che Dino Zoff dà a Bearzot per capire che il pudore muove le montagne e cambia il mondo.

L’Italia fece il Brasile

Dopo i tre pareggi e il passaggio del turno solo per differenza reti, l’Italia scopre qualcosa di sacro e salvifico: anche i giornali, che in Spagna schierarono una formazione di Messi della scrittura (Mario Soldati, Oreste Del Buono, Giovanni Arpino, Gianni Brera, Mario Sconcerti), cavalcano il gioco azzurro come ricorda il volume di Vittorio Sermonti, Dov’è la vittoria. Cronaca delle cronache dei Mondiali di Spagna, che Garzanti ha ripubblicato per l’anniversario (pagg. 522, € 25).

Cade l’Argentina di Maradona, poi il Brasile dei fenomeni, nella partita più bella del secolo passato, immortalata nella docu-serie Sky Original Italia-Brasile 3-2. La partita di Giovanni Filippetto, scritta con Luigi Cruciani, Piero Trellini e tratta da La partita. Il romanzo di Italia-Brasile di Piero Trellini (Mondadori, pagg. 607, € 20). Il calcio si fa epica, rito di tutti, è un campionato di sospiri e redenzione, di padri (Bearzot) e figli (da Dino Zoff a Bruno Conti) che Cinzia, la figlia del ct e oggi docente di Storia greca alla Cattolica di Milano, cita uno per uno, quasi con emozione, e anche quel libro, le Satire di Orazio, che avrebbe potuto mettere in valigia a papà. Amava – ricorda in un’intervista a Elisa Chiari («Famiglia Cristiana») – un passo, in particolare: «Un campicello, un po’ d’acqua, un piccolo bosco e gli dèi mi hanno dato molto di più».

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Il testamento di Dino Zoff

Proprio quello che Bearzot ha avuto, anzi tanto di più se ci si fa trasportare dal ritmo molto rock di Storie Mondiali – 1982 Italia Mundial di Federico Buffa (on demand su Sky e NOW). Gli azzurri sono massicci come una porta sprangata, nella tasca del cuore c’è tutto: chi li ferma più? La Germania di Rummenigge si inchina per 3-1 con Scirea – ma gli è toccato morire per essere considerato uno dei più grandi calciatori di sempre – che serve Tardelli per quell’urlo che ci ha regalato una primavera eterna. E poi verrà Dino Zoff, il capitano, che nonna Adelaide allenava lanciandogli le prugne, ad alzare la Coppa tutta d’oro e a scrivere oggi con Maurizio Crosetti La coppa più bella del mondo (Baldini+Castoldi, pagg. 182, € 18). Il portiere rivive gare e silenzi, la sigaretta fumata in camera con Scirea dopo la vittoria (felicità pura), e lascia un testamento morale commovente: «In campo, nessuno può mentire. Lì sei completamente nudo. Questo mi ha fatto diventare una persona migliore». Sgranando gli occhi sul mondo anche a 80 anni perché, con le parole del poeta friulano Pierluigi Cappello, Dino Zoff conosce bene «la maravee dal frut / ch’al dîs ch’al à svolât» (la meraviglia del bimbo che ha detto che ha volato, Azzurro elementare, XIX).

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