sabato, Agosto 20, 2022
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E alla fine Kate Middleton ha premiato una tennista «russa» a Wimbledon

Il fato spesso vince con l’ironia. Lo ha fatto a Wimbledon, il torneo che quest’anno ha escluso, unico a farlo, tennisti russi e bielorussi, per la posizione del governo britannico a sostegno dell’Ucraina (il Boris Johnson dimissionario di oggi aveva insistito per questa scelta), ma soprattutto per evitare che un esponente della famiglia reale dovesse premiare un giocatore o una giocatrice delle due nazioni. E cosa ti fa il destino? Porta a vincere una ragazza che ha nazionalità kazaka, ma solo dal 2018. Elena Rybakina, nata a Mosca, ha vinto il torneo di Wimbledon e a premiarla c’era Kate Middleton.

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Nessun imbarazzo, almeno all’apparenza, per la duchessa di Cambridge: ufficialmente è kazaka la 23enne numero 23 al mondo, che rimane tale visto che Wimbledon quest’anno non assegna punti. Si allena ancora a Mosca, ma come tutti i tennisti fa notare che è sempre in giro per il mondo. Elena Rybakina ha battuto Ons Jabeur in tre set: 3-6; 6-2; 6-2. Per la tunisina, che è terza al mondo ed era visibilmente delusa, le parole di consolazione di Kate Middleton. 

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Sia Rybakina sia Jabeur erano alla loro prima finale in un torneo dello Slam. Tutte e due hanno alle spalle storie particolari. Rybakina, un metro e 84 di potenza è kazaka dal 2018, da quando l’ex presidente Nursultan Nazarbayev ha deciso di investire, soldi e passaporti, su tennisti russi promettenti come la neovincitrice di Wimbledon e Alexander Bublik.

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Tutt’altra la storia della 27enne Jabeur, arrivata tardi ai grandi tornei perché i genitori volevano che completasse gli studi, che avrebbe potuto essere la prima donna africana e la prima musulmana a vincere Wimbledon e più in generale un torneo dello Slam. Per il suo paese è un simbolo, una che abbatte muri. Lo fa dal suo metro e 77 e con un tennis d’eleganza. In Tunisia la chiamano la ministra della felicità perché è simpatica e schietta. Lo dimostrano anche le sue lacrime a fine partita. Avrà altre occasioni. Pare un’occasione persa invece la scelta di escludere russi e bielorussi dal torneo. Una certezza è arrivata dalla finale. Certi divieti, nello sport globale, hanno pochissimo senso.

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