venerdì, Agosto 12, 2022
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Abete risponde a Franceschini: «Più spazi decisionali a imprese che investono in cultura»

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Bisogna pensare «non a partnership tra pubblico e privato ma a partnership tra pubblico e imprese, che è diverso». Luigi Abete, presidente dell’Associazione imprese culturali e creative ha riassunto così il suo pensiero sul rapporto, complesso, tra istituzioni e aziende, sottolineando, con vis polemica, le difficoltà che hanno le imprese a confrontarsi con il Mic e altri soggetti pubblici, nel momento in cui vogliono investire nel settore dei beni culturali.

Abete, nel corso del dibattito intitolato Tra pubblico e privato: lo stato dell’industria culturale italiana (tenutosi durante gli Stati generali della cultura a Torino) si è contrapposto a Massimo Osanna, direttore generale Musei (ed ex numero uno della soprintendenza di Pompei) ma ha anche polemizzato a distanza col ministro Dario Franceschini.

Imprese poco considerate

«Nel dibattito di oggi – ha sottolineato Abete – la parola impresa è stata poco presente. Chiediamoci una cosa: negli investimenti e nei progetti culturali l’impresa è un protagonista o solo un partecipante finanziatore? Chi fa impresa lavora duramente da mattina a sera e le sue scelte vanno rispettate. Nel libro del ministro Franceschini (intitolato Con la cultura non si mangia? ndr), la parola impresa non c’è mai, si parla di pubblico e privato inteso come terzo settore, come Fondazioni e come no profit. C’è l’accezione delle imprese viste come risorse ma non si parla della dimensione progettuale delle imprese».

Osanna ha convenuto sul fatto che «bisogna cambiare paradigma nel rapporto tra pubblico e privato. La legge Ronchey (che nel 1993 ha dato la possibilità ai privati di avere in concessione la gestione dei musei, ndr) ha funzionato bene nei primi anni e solo in alcuni casi, non in tutti. Ora bisogna lavorare, come prevede il Codice degli appalti, al partenariato tra pubblico e privato che crea un rapporto di collaborazione tra i due soggetti, superando quello tra concedente e concessionario impostato dalla Ronchey. Ci sono, ad esempio, 440 musei che possono essere sottoposti a un rapporto di partenariato».

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Massimo Osanna, direttore generale Musei, intervistato da Marco Carminati agli Stati Generali della Cultura, a Torino

Donazioni secondo coscienza

L’impostazione di Osanna non è piaciuta, però, ad Abete che, in primis, ha sottolineato il concetto per cui «chi vuol fare donazioni le deve fare in coscienza e senza essere sollecitato. C’è una legge dello Stato che consente, a chi può e pensa che sia un buon utilizzo del denaro, di farlo. Non credo che le imprese debbano essere messe sotto schiaffo psicologico se non lo fanno».

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