martedì, Agosto 16, 2022
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Covid e varianti: BioNTech e Pfizer testano nuovi vaccini universali

L’ annuncio è arrivato pochi giorni fa: BioNTech e Pfizer, aziende partner nella produzione dei vaccini anti COVID-19, inizieranno nella seconda parte dell’anno, i test sugli esseri umani di una nuova generazione di farmaci che proteggono da un’ampia varietà di coronavirus, come riportato da Reuters.



Il loro lavoro sperimentale delle due aziende farmaceutiche va oltre l’approccio attuale e include sia vaccini che mirano a potenziare i linfociti T, progettati principalmente per proteggere da malattie gravi se il virus diventa più pericoloso, sia vaccini di pan-coronavirus, che proteggono dall’ampia famiglia di coronavirus e dalle sue mutazioni.

L’obiettivo della ricerca in atto nelle due aziende è quello di fornire una protezione duratura delle varianti. Ma non solo: i due partner, produttori del vaccino COVID-19 più utilizzato nel mondo occidentale, stanno attualmente discutendo insieme alle autorità di regolamentazione a proposito di una versione aggiornata e migliorata del loro vaccino, in grado di proteggere maggiormente dalla variante Omicron e dai suoi sottolignaggi.

Tuttavia, la persistente mutazione del virus in nuove varianti che eludono più facilmente la protezione del vaccino, oltre a ridurre la memoria immunitaria umana, ha anche generato l’urgenza nei laboratori di ricerca, nei governi e fra gli enti sanitari di cercare strumenti di protezione più affidabili.

Proprio a questo proposito, al fine di offrire una spinta ulteriore alla sua attività di ricerca sulle malattie infettive, BioNTech ha anche affermato di lavorare su antibiotici di precisione che uccidono i superbatteri divenuti resistenti agli anti-infettivi attualmente disponibili.

Le infezioni resistenti ai farmaci sono infatti in aumento, determinate da un uso eccessivo di antibiotici. E la stima relativa al numero di persone che muoiono ogni anno a causa di infezioni resistenti agli antibiotici, tra Stati Uniti e Unione Europea, ammonterebbe – secondo gli esperti di salute pubblica – a quasi 70.000 soggetti.

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