martedì, Agosto 16, 2022
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Andrea Bocelli, un ambasciatore per la cultura italiana nel mondo

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La prima volta è stata un’idea del Maestro. «Se dovessi comporre uno scrigno delle meraviglie da regalare a un alieno che arriva sulla Terra e ha pochissime ore da spendere per farsene un’idea, per prima cosa gli farei ascoltare E lucean le stelle dalla Tosca. Poi gli farei visitare Roma, vedere la Pietà di Michelangelo, assaggiare un semplicissimo piatto di spaghetti aglio e olio, aggiungerei un bel bicchiere di vino buono e via, a posto, potrebbe anche ripartirsene per lo spazio».

Icona globale

Andrea Bocelli non è solo uno fra i più amati e conosciuti cantanti lirici, è un’icona globale, ambasciatore della cultura italiana nel mondo. Per questo l’idea del kit di cose-da-non-perdere, di esperienze uniche da provare e salvare nel nostro Paese, gli viene riproposto una seconda volta, in vista della sua partecipazione agli Stati Generali della Cultura di Torino (il prossimo 5 luglio, al Museo del Risorgimento). Questa volta la risposta sarà più energica e problematica. «Una valigia non basta, ci vuole un baule. E non è sufficiente un giorno, una settimana, un mese, ci vuole una vita per apprezzarne la ricchezza! Se uno parte da Roma, passa da Firenze e poi fa il periplo e arriva di nuovo giù in Puglia, visita Bari, Lecce, e poi la Sicilia… Il Rinascimento ha regalato al nostro Paese meraviglie e da tutto il mondo ci si muove per venire a vederle», anticipa. E’ uno dei temi di cui parlerà in collegamento dagli Stati Uniti dove ha appena concluso la prima parte di un tour che ha toccato alcuni luoghi leggendari della musica dal vivo, fra cui l’Hollywood Bowl a Los Angeles.

Il ritorno degli spettacoli live

Non potendo partecipare in presenza, Bocelli porterà comunque il suo contributo all’evento torinese per sottolineare – come spiega il titolo del suo intervento – l’importanza del ritorno in scena, la ripresa delle luci sul palco e degli spettacoli live. E tuttavia, proprio parlando di cultura e bellezza italiane, «il vero problema con l’abbondanza che abbiamo – che si parli di arte come di talento – è mantenerlo, amarlo e valorizzarlo», chiarisce. Se c’è un tema che riguarda tutta la gestione del patrimonio culturale del nostro Paese, è quello di proiettare un grande passato nel futuro, di ragionare in termini di conservazione, ma ancor più di rilancio, innovazione e produzione artistica contemporanea. Su questo Andrea Bocelli ha un’idea molto precisa. Vale per i musei, i palazzi, l’arte e le opere quello che vale per le persone. «Il talento da solo non basta. Ci sono esempi di grandi potenzialità che naufragano per mancanza di volontà ed è un enorme peccato. Io sono convinto che tutti debbano avere la possibilità di sviluppare le proprie doti, le proprie capacità».

Andrea Bocelli Foundation

E’ una questione di formazione, ma anche di mezzi e di investimenti economici. Non a caso, ormai 11 anni fa, ha fondato la Andrea Bocelli Foundation che si occupa proprio di empowerment (a Torino sarà presente anche il presidente dell’ABF, Stefano Aversa alla tavola rotonda “Arte e media: le voci della cultura ”). «Chi merita deve poter trovare energia e occasioni vere per dare il meglio di sé», spiega Bocelli. Il che può avvenire con l’apporto e l’impegno personale e dei privati, purché in efficace collaborazione con il pubblico. Dopo Torino, il prossimo appuntamento con il Maestro sarà sulle colline dove è nato, a Lajatico, in provincia di Pisa, dove il 28 luglio si svolgerà la 17esima edizione del Teatro del Silenzio.

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Una serata-evento, con artisti internazionali, che rilancia alcuni dei temi messi al centro anche dalla giornata di lavori torinesi: l’incertezza che ha segnato un biennio difficile a livello mondiale e che ancora si protrae, l’importanza dell’arte per ricostruire la fiducia, la necessità di rimettere al centro la cultura e la bellezza per il ruolo vitale di formazione e coesione sociale che rappresentano. «Il mio sogno è che sia una sontuosa, solare, memorabile metafora di un’energica e globale ripartenza», ha detto Bocelli. «Un’espressione eclatante della presa di coscienza che l’arte (e la musica che dell’arte è voce, e la vita che l’arte celebra) è sempre vincente».

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