martedì, Agosto 16, 2022
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Riviera di Ponente: giardini, scrittori e fascino di altri tempi

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Lo so, lo so che se nomino i Giardini della Pergola o gli Hanbury volete subito partire verso i profumi, i colori, le riposanti viste, e incantate, di prati, alberi e fiori, dove le piante mitigano la loro legittima alterigia con l’umiltà di chi sa che il confronto con l’azzurro del cielo e del mare, qui così intenso, ti obbliga a riprendere una dimensione più consona: eppure spendo un consiglio per godere a pieno di quello di cui state per avere esperienza. E cioé: fate scorta di libri, di letture, di scrittori che, da queste parti, più che da altre, non sono un elemento neutro, ma una parte costitutiva del paesaggio. Della riflessione, della comprensione del paesaggio.

Delle meraviglie del Ponente ligure: i Giardini della Pergola di Alassio, appena nominati parco più bello d’Italia, in esplosione con i loro agapanti e, poco oltre, la sontuosa distesa dei Giardini Hanbury, alla Mortola, Ventimiglia, giusto qualche chilometro prima della Francia (e non è un caso), che porta echi di avventure imperiali inglesi, di collezionismo, di nobiltà e scienza , romanticismo e qualità della vita: e se dovessi riunire le sensazioni che queste due eccellenze botaniche evocano, queste parole andrebbero usate tutte. Ma non basterebbero. Perché, appunto, «Riviera» (titolo di un superbo libro di Giorgio Ficara) è terra di scrittori e pittori che si son avvicendati e che, con la botanica e con la vita sociale d’intorno, hanno avuto rapporti stretti, carnali, passionali, empatici. Italo Calvino (figlio di botanici) – e con lui viene in mente il sodale Libereso (Guglielmi), mitico giardiniere e conoscitore ineguagliato del regno vegetale –, Carlo Levi, che ad Alassio aveva casa e atelier per dipingere gli adorati carrubi e allargare il respiro o gli stessi gesti bianchi dello scriba Gianni Clerici (romanziere non riconosciuto, e perciò più interessante) che nella Alassio del 1939 ambientava storie di passioni e racchette con filiazione inglese; e, per andare solo poco più in là, come non riprendere la deliziata lettura di Nico Orengo (scrittore di grandezza sottovalutata), che alla Mortola ci era cresciuto e non aveva mai smesso di raccontare di salti dell’acciuga, di curve del Latte, di viole e liquirizia o, infine, giusto per stare un poco più all’entroterra, San Biagio della Cima, come dimenticare le rarefatte parole di Francesco Biamonti, narratore di silenzi imprescrutabili?

L’eco dell’Impero inglese, qua e là si sente ancora: nelle ville che impreziosicono i giardini, nelle piante esotiche messe a dimora a dimostrazione del clima mite, nel rilancio delle specie mediterranee. Villa della Pergola è la stazione obbligata. Antonio Ricci e famiglia hanno salvato questo pezzo di paradiso dall’odiosa “speculazione edilizia” che Calvino conosceva bene. E oggi il Relais & Chateux condotto in maniera impeccabile (15 stanze da sogno, ristorante stellato Nove; insomma almeno una volta nella vita è da provare) è, anche, un piccolo museo che narra le storie e la Storia che di qui è passata. In teche di sapiente costruzione (e in librerie piene di veri libri, finalmente!, nelle stanze) si squaderna al visitatore la profondità delle vicende che qui hanno avuto teatro. Un modo di fare turismo in maniera superiore: non ornamento e relax, solo, ma recupero della memoria. Territorio intriso del fascino d’altri tempi: e lo si celebra con fasti culturali che andrebbero approfonditi. Per dire: sapevate che Edward Elgar aveva creato una sinfonia dedicata ad Alassio? E, se volete rifarvi gli occhi, ritornando a dorate atmosfere anni 20-30, fate tappa, in piano centro, alla Galleria L’Image, la più importante collezione di poster vintage italiana, custodita e realizzata da Alessandro Bellenda, un cultore della materia, che ha pezzi di valore museale (a fianco un classico manifesto di Romoli). E se Bordighera deve la sua fortuna presso gli inglesi a un libro ormai dimenticato (Il dottor Antonio di Giovanni Ruffini, 1855), per dire di come la letteratura entri di prepotenza in queste terre, andando ormai verso la Francia fatevi trasportare dal “vento largo” di Biamonti: «Il vento largo è un vento che non soffia mai nella stessa direzione e di conseguenza disorienta molto. È come il vento della vita che ti sospinge prima da una parte, poi da un’altra»: poco più in là è Mentone, e il sogno del ristorante Mirazur di Mauro Colagreco, tre stelle Michelin e già miglior ristorante del mondo. Ma questa, come la Costa Azzurra dei pittori (sulle orme di Matisse e dei Maeght) è già un’altra storia, tutta da raccontare.

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