giovedì, Agosto 11, 2022
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Adam, marocchino cresciuto in Italia: «Affermiamo qui la nostra identità sessuale anche per i conterranei che non possono farlo»

Nella vita c’è un momento giusto per ogni cosa, coming out incluso. Quello di Adam, 23 anni, nato in Marocco, arrivato da piccolissimo in Italia e cresciuto in una città del Nord, non è ancora arrivato. Spirito determinato e pragmatico, dopo gli studi e il diploma si è trovato un lavoro e benché viva ancora con i genitori, a oggi non ha ancora detto loro nulla di ciò che abita da anni nel suo cuore, preferendo continuare a «interpretare» il ruolo del figlio etero e dedito alle tradizioni musulmane.

La verità è però un’altra, dettata da una forte presa di coscienza sia sul fronte dell’identità di genere, sia su quello della spiritualità, che l’ha portato a distaccarsi anche dalla religione musulmana, a livello interiore. «Ad un certo punto si cresce e capisci che certe cose non ti appartengono. In casa faccio come se nulla fosse, osservo ancora il Ramadan, ma in cuor mio non c’è stato lo sforzo di recuperare una spiritualità in cui non mi rivedo, ho semplicemente accettato la situazione», spiega. Quanto alla sua vera identità sessuale, «la presa di coscienza effettiva è avvenuta intorno ai 17 anni; prima di allora non avevo mai indagato l’aspetto sentimentale e quando ho iniziato a sperimentarlo ho capito quali fossero davvero le mie preferenze. In fondo, già da piccolino ero consapevole che sarebbero andate verso quella direzione», aggiunge.

Alla presa di coscienza sulla sua omosessualità non è ancora seguito un coming out. «Ai miei familiari non ho detto nulla. In effetti è la cosa che ancora adesso mi fa più male, perché la famiglia è la famiglia e so che prima o poi dovrò farci i conti, che affronterò il discorso. Nel frattempo, l’ho già fatto con alcuni amici e fortunatamente – tranne che per un paio di casi a scuola – ogni volta è andata abbastanza bene. Forse anche perché mi sono sempre aperto con persone che sentivo avrebbero apprezzato anche questa parte di me», spiega Adam che durante questo suo percorso si è anche avvicinato all’associazione Il Grande Colibrì, nata per offrire uno sguardo sul mondo LGBTQIA che oltrepassi le frontiere dell’Italia e sappia leggere e capire le differenze e le istanze delle minoranze sessuali nel mondo. 

Parlare apertamente della propria identità sessuale diventa doppiamente complicato quando, soprattutto sotto il profilo religioso, non c’è tolleranza. «Trovare uno spiraglio nella realtà musulmana è molto, molto difficile, spiega Adam. «Nelle comunità che vivono qui in Italia, qualche volta se ne parla ma poi l’idea di fondo nelle persone di vecchia generazione rimane molto attaccata ai precetti religiosi, alla mentalità che si è sempre avuta. Forse nei più giovani, fra i ragazzi di seconda generazione, si può sperare in una maggiore apertura. Avere due background culturali completamente diversi li rende capaci di comprendere meglio alcune cose e la percentuale di tolleranza è certamente maggiore rispetto a quelli di prima generazione, con cui invece è una battaglia persa».

Quello che sta vivendo oggi Adam è purtroppo la storia di tanti ragazzi come lui, originari del Marocco, dove l’omosessualità è ancora un reato, ma non solo. A chi si trova in questa situazione, lui rivolge preziosi suggerimenti, gli stessi che sta mettendo in pratica nella sua vita. «Proteggetevi, organizzate il vostro coming out, ma senza correre rischi: fate tutto con le dovute precauzioni, stay safe. E poi siate attivisti: occorre creare una rete per tutte quelle persone che fuggono da casa per aver fatto coming out o per evitare situazioni in cui potrebbero correre dei pericoli. Puntate all’indipendenza economica, perché una volta raggiunta si potrà iniziare a “spiccare il volo”. Fate infine valere la vostra identità nazionale insieme a quella sessuale, perché noi rappresentiamo anche i nostri Paesi e abbiamo il diritto di dare voce anche ai conterranei che non possono esprimersi».

Le conseguenze di un coming out, in certi casi, possono infatti essere drammatiche: «Non c’è solo la cacciata di casa e l’esclusione, ma la voce che corre all’interno delle comunità con il rischio che tutto ciò sfoci in episodi di violenza. E se magari nelle grandi città come Milano e Roma il rischio è minore, nei piccoli paesi può essere molto pericoloso. Per questo c’è bisogno di fare anche un lavoro di protezione, per poter permettere a tutti poi di uscire allo scoperto e far sentire la propria voce. Sarà un processo molto lungo ma è bene provarci».

Non per nulla, la positività è una delle caratteristiche che fanno di Adam un ragazzo dalla personalità solida e fattiva, consapevole che le cose possono cambiare e che i sogni che si realizzano sono sempre frutto di tanti piccoli passi compiuti giorno dopo giorno. Anche per questo non fa progetti a lunga scadenza e preferisce organizzarsi sempre sul breve periodo, ma quando gli si chiede come si immagina tra dieci anni, una risposta precisa ce l’ha: «Mi immagino più stabile e, soprattutto, più libero».

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