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Alex Hai, gondoliere trans. “Seguivo Cloe. Era un modello per noi discriminati”

La sua storia, un sogno spezzato dai pregiudizi, ha fatto il giro del mondo e il documentario che la racconta (Veni Etiam. I shall come again di Mahtab Mansour), mai accolto in Italia, è stato premiato in 14 festival internazionali.

Oggi Alex Hai, un tempo all’anagrafe Alexandra Hai, è un gondoliere di 55 anni “forzatamente in pensione”. Da Venezia è stato in pratica mandato via tanto che oggi racconta di essere “in esilio, nella speranza che venga fatta giustizia”. 

A pochi giorni dalla morte di Cloe Bianco, la prof di fisica che si è data fuoco per le continue discriminazioni subite da quando aveva rivelato la sua identità di genere, Alex Hai ricorda la lotta per chi, come lui, è nato in un corpo che non sentiva suo.

“Seguivo su FB Cloe dal 2015 e per me era un esempio importante di coraggio. Grazie a lei sentivo che non era mai tardi per fare l’intervento chirurgico di conferma di genere, anche svolgendo un lavoro pubblico. Cloe, come ha detto la sua ex studentessa Sara Mazzonetto, è morta per colpa della nostra società. Cloe, io e tante persone come noi, derise, accusate, minacciate e derubate del nostro lavoro, cerchiamo invece di migliorare la società per costruire un futuro migliore che sia degno di ogni essere umano”.

L’intervista

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di

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La storia di Alex Hai, metà tedesco e metà algerino, comincia quando negli anni Novanta arriva a Venezia con il sogno di diventare gondoliere. Si scontra subito con quella che spesso viene definita casta (i gondolieri) che soltanto di recente ha accolto alcune donne, per lo più parenti.

Oltre a essere agli occhi di molti veneziani uno straniero, all’epoca Alex è all’anagrafe Alexandra, un uomo trans che successivamente si sottoporrà all’operazione di conferma di genere. 

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Bocciato più volte all’esame di gondoliere, “bullizzato e discriminato”, Alex Hai nel 2005 si mette in proprio e inizia a lavorare privatamente con gli hotel. Nemmeno in questo caso lo lasciano in pace. Gli attacchi di chi lo accusa di praticare un lavoro abusivamente sono continui e il Comune cambia una legge che fino a quel momento permetteva di svolgere quello che viene chiamato il gondoliere da casada, ovvero privato.

Alex Hai fa ricorso al Tribunale e nel 2007 vince, come poi ribadirà la sentenza della Corte di Cassazione nel 2015. “Le minacce erano continue e anche gli insulti che ormai proseguivano da anni” ricorda parlando di una ferita che ancora brucia. “Alla fine, per proteggere chi mi voleva bene, mi sono messo in proprio. Non potevo separarmi dalla mia gondola”.

In quel periodo, come si può ancora leggere nella sua pagina FB (Alex Hai Gondola Tours) in tanti si rivolgono ad Alex Hai, lasciando dei messaggi di affetto e di stima per il suo lavoro.

Tuttavia nel 2019 la polizia locale lo ferma e gli confisca la gondola in quanto lavoratore abusivo. “Sono 980 giorni che sono separato dalla mia gondola. Non ho potuto nemmeno fare un ultimo giro, ora non so dove sia, appartiene al Comune” racconta.

“Per me Venezia senza la mia gondola non ha senso. Mi sono sentito bullizzato e discriminato per un insieme di fattori, perché ero straniero, perché ero in un corpo di donna e perché ero un uomo trans” spiega. “Ogni volta che facevo l’esame prendevo sempre un punteggio più basso! Eppure ero stato assunto dagli alberghi, secondo lei un hotel prende per i propri clienti qualcuno che non sa vogare?”.

Da quel momento Alex Hai lascia Venezia e va all’estero, in esilio. Oggi la storia di Cloe riapre molte riflessioni che non si sono mai affrontate. “Bisogna capire che l’identità di genere di una persona può corrispondere o no al sesso assegnato alla nascita. Nel caso delle persone trans, l’identità di genere non corrisponde. Ci si ritrova in un corpo sbagliato. È uno scherzo della natura che subisci ed è per questo che bisogna spiegare ai giovani di cosa si tratta” prosegue Alex Hai.

“Io già prima dell’asilo ho detto ai miei che ero Alex. La transizione è come una seconda pubertà, si esplorano nuovi gusti e, come capita a tutti in quel periodo, ci si sente un po’ goffi. È per questo bisogna farla il prima possibile”. Per Alex Hai il problema in Italia è quello del percorso burocratico, tutto a ostacoli. “Molti fanno l’operazione all’esterno, ma non tutti possono permetterselo economicamente”.

La storia di Alex Hai non si è ancora conclusa. Ancora sogna la sua gondola nella quale era incisa la sua poesia “E la luna passerà, a segnare un altro dì”. “Fino a quando non sarà fatta giustizia starò lontano da Venezia. Purtroppo oggi sembra che l’unico modo per ricevere le dovute scuse sia quello di ammazzarsi. Ho fiducia nei giovani. I ventenni di oggi sono forti e prima o poi andranno al potere. Confido in loro, l’unica speranza”. 

 

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