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Bonus tiroide: a chi spetta e come chiederlo

Bonus tiroide: a chi spetta e come chiederlo

Il bonus tiroide è un’indennità riconosciuta dall’Inps a chi sia affetto da determinate patologie della ghiandola. A chi spetta e come chiederlo lo approfondiamo di seguito, dicendo anche che il diritto a riceverlo passa attraverso l’accettazione di relativa domanda di invalidità civile presentata all’Istituto Nazionale di Previdenza sociale. La quale, a sua volta, sottintende una determinata percentuale al di sotto della quale non si ha diritto a riceverlo.

Ecco tutto quello che c’è da sapere sul Bonus tiroide 2022.

Cos’è il bonus tiroide

Abbiamo detto che si tratta di un contributo erogato sotto forma di somma di denaro che l’Inps riserva a chi soffre di patologie legate alla tiroide. Il suo importo è variabile. Per quanto riguarda il 2022, parte da 291,60 € per invalidità compresa tra il 74% ed il 99%, ed arriva fino a 550 € per chi ha invalidità 100% o per chi non è autonomo.

Prima di proseguire con i dettagli, bisogna chiarire come il bonus tiroide così soprannominato non esista. Si tratta di un termine improprio che si riferisce ad un contributo, erogato sotto forma di assegno mensile di invalidità civile, riconosciuto dall’Inps a chi soffre di una malattia a carico della tiroide. Ma non è esclusivo di soli soggetti. Spetta infatti non solo a chi abbia problemi alla tiroide, ma a coloro che abbiano un’invalidità riconosciuta dovuta ad una delle malattie rientranti nella Legge 104. E’ il Decreto Ministeriale del 5 febbraio 1992 al quale si deve fare riferimento per ciò che concerne tale bonus, e che riporta le tabelle contenenti le percentuali di invalidità.

Bonus tiroide: a chi spetta e come chiederloFonte: UnplashBonus tiroide, tabella

Chi ha diritto al bonus tiroide? Dalla tabella riportata nel suddetto decreto, e indicativa delle percentuali d’invalidità per le minorazioni e malattie invalidanti sulla base della classificazione internazionale dell’organizzazione mondiale della sanità, si evince quanto segue:

  • Ipertiroidismo o ipotiroidismo grave con ritardo mentale: invalidità in misura fissa del 100%;
  • Iperparatiroidismo primario: invalidità in misura fissa del 50%;
  • Ipoparatiroidismo non suscettibile di utile trattamento: invalidità dal 91 al 100%.

Nel caso in cui al paziente viene riconosciuta l’invalidità da parte dell’Inps, l’ammontare di quest’ultima dovrebbe essere di almeno il 74% per essere considerata invalidante.

Bonus tiroide a chi spetta

I requisiti richiesti dall’Inps per avere diritto al contributo economico sono ben precisi. Il bonus tiroide spetta a chi abbia una invalidità certificata da una commissione medica dell’Inps del 74% dovuta naturalmente ad una patologia a carico della ghiandola. Le malattie della tiroide che consentono di chiederlo sono le seguenti.

  • Ipotiroidismo e ipertiroidismo con compenso neuropsichiatrico
  • Gozzo
  • Asportazione della ghiandola
  • Carcinoma tiroideo (papillare, follicolare, midollare o anaplastico)

Attenzione, i soli ipotiroidismo e ipertiroidismo non rientrano tra le patologie che danno diritto al riconoscimento dell’invalidità. Ciò può accadere, invece, quando la disfunzione porta a patologie gravi in grado di ridurre la capacità lavorativa. Sono quindi le conseguenze legate alla tiroide a far sì che si abbia diritto all’invalidità, non la tiroide in sé. Per questo motivo, è consigliato consultare il proprio medico curante al fine di capire se i propri disturbi alla tiroide rientrino tra quelli previste nelle tabelle delle patologie che danno diritto all’invalidità.

Tiroidite di Hashimoto

Un cenno merita la tiroidite di Hashimoto, che in fatto di bonus tiroide suscita sempre molti dubbi. Questa non è espressamente riportata tra le patologie che prevedono l’avere il diritto al contributo. In questo caso, quindi, chi ne soffre non ha diritto al bonus, ma può richiedere l’invalidità in quanto si tratta di una malattia che rende difficili alcune funzioni tipiche della vita quotidiana. Ma non è sufficiente a rientrare nelle categorie protette previste dalla Legge 68, in quanto non consente di raggiungere la percentuale di invalidità civile richiesta.

Chi ha tolto la tiroide ha diritto all’invalidità?

L’asportazione della tiroide solitamente non comporta la valutazione di uno stato elevato di invalidità. Quando è supportata da una terapia farmacologica, nella maggior parte dei casi non vede riconosciuta una percentuale di invalidità superiore al 46%. Percentuale che è sufficiente per il beneficio minimo dell’iscrizione alle liste speciali di collocamento, ma non per ottenere l’assegno di invalidità civile in quanto la percentuale richiesta è tra il 74 ed il 100%.

Bonus tiroide: a chi spetta e come chiederloFonte: Unplash

Bonus tiroide, quando scade

Nonostante si parli erroneamente di Bonus tiroide 2022, questo non ha scadenza. Ciò significa che il contributo, in presenza dei requisiti che abbiamo appena visto, può essere richiesto fino al permanere degli stessi. Non è un sostegno sottoposto ad una data di scadenza.

Bonus tiroide, come chiederlo

Come chiedere il Bonus Tiroide 2022? Bisogna presentare dapprima apposita domanda per avere riconosciuta, dall’INPS, l’invalidità civile nella percentuale richiesta dalla vigente regolamentazione. In caso di invalidità minore del 74% non se ne ha diritto. La domanda di richiesta di invalidità all’Inps deve essere accompagnata dall’effettuazione degli esami della tiroide necessari. Il primo passo, quindi, è quello di essere in possesso di un certificato medico che attesti di essere affetti da uno dei quattro disturbi legati alla tiroide.

In questa sede spetta al medico di base compilare sul sito ufficiale dell’Inps il certificato introduttivo. E, unitamente a questo, indicare tutte le patologie correlate che possono essere prese in considerazione dalla commissione medica dell’INPS per avere riconosciuta l’invalidità. Fatto questo, il medico rilascerà all’interessato sia la ricevuta cartacea attestante l’avvenuta l’operazione online e una copia del certificato medico originale (della validità di 90 giorni).

Come fare domanda

Avuta riconosciuta l’invalidità nella percentuale di almeno il 74%, si potrà richiedere il bonus. Come fare? Tramite il sito dell’INPS. Ciò si può fare autonomamente, ovvero accedendo al sito tramite le proprie credenziali (essendo in possesso di Pin INPS, tramite Spid, Carta nazionale dei servizi o la Cie), oppure delegando la pratica ad un patronato.

  • Effettuato il login, bisogna accedere al servizio online: Invalidità civile-Invio domanda di riconoscimento dei requisiti sanitari da cittadino.
  • Bisogna cliccare su “acquisizione richiesta” compilando tutti i dati richiesti, per l’appunto, dall’Inps.
  • Terminata l’operazione, il sistema dell’INPS o il patronato, proporrà una data per l’effettuazione della visita presso l’ASL corrispondente o il proprio CAP di residenza.

A ciò seguirà la ricezione di un sms o di una mail con la relativa convocazione. Naturalmente accompagnata da tutte le informazioni sulla documentazione da portare (comprensiva di ecografia tiroidea per gozzo tiroideo semplice, gozzo nodulare, ipotiroidismo, tiroiditi o altri documenti specifici per le patologie indicate, prova di TSH, documento d’identità valido, tessera sanitaria e certificato del medico in originale inviato unitamente alla domanda per il bonus).

Esito

A seguito di visita medica effettuata dalla commissione dell’INPS si riceverà il verbale di visita inviato dalla Commissione tramite posta cartacea o via e-mail certificata (PEC). Il verbale conterrà sia il riepilogo di tutti i dati sanitari e sensibili del paziente, che il giudizio della commissione in merito alla percentuale di invalidità.

Bonus tiroide e altri benefici

E’ importante sapere come in sede di domanda per l’invalidità civile si possa chiedere se si abbia diritto ai benefici previsti dalla legge 104. Per farlo si verrà esaminati da una apposita commissione medica. In caso positivo si avrà diritto a riposi giornalieri di 1 ora o 2 ore, o 3 giorni di permesso mensile, frazionabili in ore; un congedo straordinario retribuito fino ad un massimo di 2 anni nel corso della vita lavorativa. Si avrà anche diritto a rifiutare un eventuale trasferimento di sede e di rifiutare il lavoro notturno.

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