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Bordeaux d’avanguardia tra vigneti, biciclette e street art

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Essere circondata da 7mila Châteaux vinicoli e 65 denominazioni non le bastava. Né essere all’avanguardia nel turismo del vino, un concetto inventato a Bordeaux, tra doc dai nomi altisonanti – Médoc, Côtes de Blaye, Saint-Emilion, Margaux, Côtes de Blaye, Entre-Deux-Mers, Graves, Sauternes -, che coinvolge 2 milioni di eno-appassionati ogni anno. Nella terra dalle estati calde e ventilate, forte di un nono posto nel Global Destination Sustainability Index 2021, Bordeaux è la Capitale Europea del Turismo Intelligente 2022: innovativo, digitale e inclusivo.

Porte Cailhau

Per questo e altri buoni motivi occorre munirsi di buone scarpe. Si cammina per Bordeaux, prima città in Francia ad aver mappato una Grande Randonnée urbana di 160 km, tra boschi e argini fluviali e percorsi per il nordic walking. A piedi si possono seguire le 275 targhe di bronzo che disegnano, nella pavimentazione, il percorso “Bordeaux Port de la lune” che attraversa la zona Patrimonio dell’Umanità Unesco, la più vasta del mondo. La rete ciclabile sfiora i 1.500 km, 190 sono le stazioni di bike sharing. Per favorire l’accoglienza di un turismo intelligente eppur creativo la città organizza tour in navette e scooter elettrici, side car e cabriolet a due cavalli.

Oltre a camminare, a Bordeaux soprattutto si degusta. A un passo dal ponte Jacques Chaban-Delmas, è La Cité du Vin costruita nel 2016 ad aver ricevuto il sigillo ambientale di Afnor Certificationc, l’associazione nazionale francese per la standardizzazione: con la sua ciambella di vetro e alluminio che evoca, nella forma, gli innesti di vigna, il vino che ruota nei calici e i moti inquieti della Garonna, firmata dallo studio di architettura Xtu, la Città del Vino porge il suo tributo a tutti i vini del mondo. Fino al 28 agosto ospite d’onore è Pablo Picasso, con disegni, dipinti e ceramiche che testimoniano il ruolo del vino nella sua opera. Con i bar-à vin e gli châteaux vinicoli, l’enoteca de La Cité ha un ruolo chiave nell’annuale Bordeaux Wine Week (16-26 giugno) che porta sulle Garonna i grandi bordolesi.

Saint Emilion

Fuori porta si estende la prima area vitivinicola biologica di Francia con una superficie per il 75% premiata per la riduzione dell’uso dei pesticidi. Passato il tempo, a fine 1700, in cui le botti venivano cerchiate di legno di castagno per distinguerle, nei carichi verso l’Inghilterra, da quelle delle altre regioni, il vignoble della Gironda – 20 bottiglie vendute nel mondo al secondo – appare frammentato in un firmamento di châteaux. Ville, fattorie agricole e castelletti circondati da mura di difesa disegnano il paesaggio come templi di un mito che non conosce tramonto. Entro il 2030 le cantine dovranno ridurre le loro emissioni di CO2 del 54%. Un processo già in atto: nel vigneto sperimentale della Coopérative des Vignerons di Tutiac si studiano gli effetti dei trattamenti fitosanitari di origine marina; nelle Caves de Rauzan si osserva l’interazione vigna- natura nei 12 ecosistemi inanellati da un percorso di visita di 5 km. Dedito alla permacoltura, premiato per il suo impegno nella sostenibilità, lo Château Guiraud offre tour in bicicletta che toccano anche il conservatorio di funghi. E nella tisaneria del biodinamico Château Climens si scoprono gli infusi che curano e rafforzano la vigna.

Street Art a Darwin

Di smart, a Bordeaux, non c’è però solo il vino. Non un semplice “incidente” urbanistico tra i vignoble più famosi del mondo e la Duna di Arcachon, la città si estende ormai ben al di là delle viuzze del XVIII secolo sulle rive della Garonna, fiume dalle forti oscillazioni di marea. Un primo segno di contemporaneità è il rifacimento degli argini della Rive Gauche: demoliti gli hangar portuali degli anni ’30, illuminati e ripavimentati, 4 km di banchine sono stati restituiti alla città per correre, pedalare e camminare. Sul lungofiume opposto della Rive Droite si trova l’Eklo, uno dei cinque alberghi più eco-friendly di Francia. A dare tono al quartiere è il Jardin Botanique progettato dalla paesaggista Catherine Mosbach, che ribalta l’archetipo del giardino botanico tradizionale declinando spazi tematici e biotopi in modo più naturale.

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