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Le Borse di oggi, 2 giugno. Listini Ue in cauto rialzo. L’Ucraina muove i tassi per frenare i prezzi. Delude il lavoro Usa

MILANO – Fari dei mercati puntati sul comparto energetico, con la riunione dell’Opec+ (il cartello dei produttori capitanato dall’Arabia Saudita e allargato alla Russia) che decide un aumento della produzione di 648mila barili al giorno a luglio e ad agosto: un incremento nell’ordine del 50% della produzione rispetto ai 432.000 barili al giorno di questi ultimi mesi.

I listini europei tentano il rimbalzo dopo la debolezza della vigilia, dovuta ai timori di recessione globale acuiti dalle parole di Jamie Dimon (Jp Morgan) che ha parlato di un “uragano” in arrivo sull’economia Usa e ha scatenato le vendite a Wall Street. Milano sale dello 0,3%, Parigi dell’1,15% e Francoforte dello 0,65% mentre i mercati di Londra oggi e domani resteranno chiusi per lo Spring Bank Holiday e per il Giubileo della Regina. Gli investitori prendono nota di dati contrastanti sul fronte del lavoro Usa, in attesa del rapporto completo di domani che orienterà le mosse della Fed. Da una parte, la prima economia al mondo ha creato 128mila posti di lavoro nel settore privato creati a maggio, secondo il rapporto Adp: è un dato sotto le attese. Meglio del previsto invece le nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione che sono calate di 11.000 unità a quota 200.000. Gli analisti si attendevano un calo a 210.000 unità, contro i 211.000 precedenti (dato rivisto). Volatile, dopo i dati, la seduta Usa: gli indici partono in rosso, ma alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones avanza dello 0,1%, l’S&P 500 dello 0,5% e il Nasdaq dell’1,1%. In calo Microsoft, che paga un taglio dell’outlook dovuto alla forza del dollaro.

Il rendimento Btp sopra il 3,2%

Le Borse asiatiche si sono mosse in ordine sparso, condizionate dai timori per l’alta inflazione e la minaccia di recessione globale. Le piazze cinesi recuperano terreno trainate dall’ottimismo alimentato dalle ulteriori misure di stimolo all’economia che ha contrastato le preoccupazioni degli investitori per il potenziale rimbalzo dei contagi e per la politica zero-Covid. Chiusure contrastate, dunque, per i listini orientali: Tokyo flette dello 0,16%, Hong Kong cede l’1% e Seul arretra dell’1%. In controtendenza Shanghai che guadagna lo 0,42% e Shenzhen che sale dello 0,67%.

Il governo cinese ha chiesto alle banche pubbliche nazionali di rilasciare prestiti per l’equivalente di 113 miliardi di euro per sostenere il settore delle infrastrutture e contrastare gli effetti della crisi economica dovuti alla diffusione del covid nel paese. La decisione, riferiscono i media locali, è stata comunicata alle banche al termine di una riunione presieduta dal premier Li Keqiang. Le somme che dovrebbero essere investire ammontano a circa 800 miliardi di yuan, pari appunto a 113 miliardi di euro.

L’euro sale oltre la soglia degli 1,07 dollari, aiutato da una parziale “propensione al rischio” ritrovata sui mercati. La divisa unica europea si è posizionata in zona 1,0720 contro il biglietto verde e appena sopra quota 139 contro lo yen. A 129,75 il cambio tra la valuta statunitense e quella giapponese. Giornata in rialzo per lo spread in un contesto di generale debolezza per i bond euro. Il differenziale di rendimento tra Btp e Bund decennali è indicato a 206 punti base in chiusura di giornata, dai 200 punti di ieri sera. Sale più nettamente il rendimento del Btp decennale benchmark che si porta al 3,26% dal 3,19% del closing di ieri.

Si segnala la prima mossa dall’inizio della guerra da parte della Banca Centrale dell’Ucraina (Nbu) che ha alzato il costo del denaro dal 10 al 25%: il tasso d’interesse sui prestiti alle banche salirà ai livelli più alti dal 2015, a partire da domani, nel tentativo di combattere l’inflazione (17% annuo a maggio) e sostenere la moneta locale indebolita dall’invasione. In crescita a 3,4 miliardi di dollari (3,18 miliardi di euro) gli interventi di stimolo a favore del cambio nello scorso mese di aprile, a fronte di una media mensile degli acquisti di titoli pari a 2 miliardi di dollari (1,87 miliardi di euro).

Sempre in primo piano i dati sull’inflazione, che secondo l’Ocse nell’area di competenza è cresciuta al 9,2% ad aprile 2022 contro l’8,8% di marzo, con una forte accelerazione dei prezzi alimentari e dei servizi. In particolare, afferma in una nota l’Organismo internazionale con sede a Parigi, i prezzi dell’alimentazione nella zona Ocse sono continuati a crescere fortemente, per raggiungere 11,5% ad aprile 2022 contro il 10% a marzo. In Italia l’inflazione è scesa dal 6,5% di marzo al 6% di aprile. Ma come sappiamo dai dati Istat, ha riaccelerato a maggio.

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