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Le Borse di oggi, 10 maggio. I listini rimbalzano dopo il lunedì nero. Scende il rendimento dei Btp

MILANO –  I mercati finanziari rimbalzano dopo il lunedì nero caratterizzato da forti vendite sull’azionario e rialzo dei rendimenti obbligazionari. Oggi gli ordini cambiano di segno e le vendite diventano acquisti. Quando la seduta volge al termine, Milano si porta sui massimi e poi riduce i guadagni a +1,04 nel finale, con le banche positive e Bper che passa anche da periodi di sospensione al rialzo dopo i conti superiori alle attese, mentre Leonardo subisce qualche presa di profitto. Da segnalare anch i risultati di Recordati che ha chiuso il primo trimestre con un utile di 96,7 milioni (+7,6%), ricavi in crescita del 9% a 419,4 milioni, un ebitda di 163 milioni (+8,7%)e e una posizione finanziaria netta negativa per quasi 1,4 miliardi a seguito anche dell’acquisto di Eusa Pharma. La società, alla luce dei dati di bilancio, conferma gli obiettivi per l’intero 2022.

Nel resto d’Europa, Londra aggiunge lo 0,35%, Parigi lo 0,51% e Francoforte l’1,17 per cento con l’indice Zew sulla fiducia delle imprese tedesche sceso a maggio a -34,3 punti, ma sopra le attese. “Per il momento gli investitori devono esser pronti a una continua volatilità”, ha scritto in un commento Solita Marcelli, a capo degli investimenti sull’America di Ubs Global Wealth Management, aggiungendo che il ‘sentiment’ degli investitori è quasi in modalità da orso, anche se non ha del tutto ceduto. Supporto arriva da Wall Street, che si muove in deciso recupero con i rendimenti dei Treasury in calo: il Dow Jones sale dello 0,95%, lo S&P500 recupera la soglia di 4mila punti con un +1,4% e il Nasdaq risale del 2,1 per cento.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha limitato i danni perdendo lo 0,58% con Sony debole dopo la trimestrale sotto le attese. Shanghai ha chiuso in rialzo dell’1,05% e Shanghai dell’1,53% mentre Hong Kong ha pacato con un calo del 2,2% il tonfo dei titoli tecnologici, tra cui Alibaba.

Il mix tossico per gli investitori nelle ultime settimane è ormai ben chiaro: il timore per l’inflazione troppo elevata che porta la Fed e le altre Banche centrali a stringere la politica monetaria in modo accelerato, mentre all’orizzonte ci sono tanti fattori di incertezza sull’andamento economico globale e problemi già ben persistenti come la guerra in Ucraina e i lockdown cinesi dovuti alla ripresa dei contagi Covid. In pochi, annota il Wall Street Journal, credono che ci sia una recessione alle porte: il mercato del lavoro continua a dare segnali di forza, le aziende vorrebbero assumere ancora di più ma mancano addetti e quindi i salari crescono, la disoccupazione è ai minimi da mezzo secolo. Ma la truppa degli scettici è comunque in crescita, con il 28% degli economisti del panel del Wsj che prevede un rallentamento nei prossimi dodici mesi, dal 18% di gennaio. Ieri sera la Federal Reserve ha lanciato nuovi alert dicendo che proprio la volatilità dei mercati azionari e delle materie prime, con l’inflazione elevata e la guerra in Ucraina sono tra i principali rischi per il sistema finanziario s tatunitense. Nel rapporto semestrale della Banca centrale Usa sulla stabilità finanziaria, si dice che il rapido aumento dei tassi d’interesse statunitensi, i problemi legati alla guerra per i mercati petroliferi e altri fattori hanno già messo a dura prova alcune parti del sistema finanziario; sebbene lo ‘stress’ “non sia stato così estremo come in altri episodi del passati, il rischio di un improvviso e significativo deterioramento appare superiore al normale”.

Chiusura in lieve rialzo per lo spread tra Btp e Bund tedeschi, che si ferma sul finale a 201 punti con il tasso del decennale italiano al 3,01% .  Euro poco mosso alla chisuura dei mercati.  La moneta unica passa di mano a 1,0533 dollari (-0,2%) e cede anche nei confronti dello yen (-0,2%) a 137,34. Dollaro in lieve rialzo sullo yen a 130,36.

Tra le materie prime, continua il calo dei prezzi del petrolio sui mercati asiatici a causa delle preoccupazioni per la domanda, mentre proseguono le restrizioni in Cina, principale importatore di petrolio, dovute alla diffusione del Coronavirus. Il greggio Brent perde l’1,09% a 104,79 dollari al barile; il greggio statunitense West Texas Intermediate cala dell’1,04% a 102,04 dollari al barile. Entrambi i contratti sono crollati ieri di circa il 6% ma risultano ancora in crescita di circa il 35% dall’inizio dell’anno.

Venendo ai dati di giornata, si segnalano le stime della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo secondo la quale l’economia ucraina è destinata a contrarsi di quasi un terzo quest’anno, a seguito dell’invasione della Russia. La produzione dell’Ucraina scenderà del 30%, contro un crollo del 20% previsto a marzo. La Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo ha sottolineato che l’economia dell’Ucraina rimbalzerà del 25% nel 2023, più della sua previsione di marzo che era del 23%. Secondo la Bers, l’economia della Russia si contrarrà del 10% quest’anno e l’anno prossimo avrà una crescita zero, stime invariate rispetto a marzo.

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