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L’Italia rafforza il “golden power” e blinda reti e 5G. Emergenza per guerra e pandemia

ROMA – Una pandemia non ancora sconfitta e una guerra devastante in Europa spingeranno il nostro governo a rafforzare le norme sul golden power (forse già nel Consiglio dei ministri di domani). Sono i poteri speciali che l’esecutivo esercita quando un’azienda straniera compra azioni di un’impresa italiana in «settori strategici e di interesse nazionale».

Il governo può condizionare le acquisizioni azionarie, a volte può finanche vietarle. Negli anni, i settori protetti sono diventati sempre più numerosi comprendendo – con il decreto 105 del 2019 – anche l’alimentare, l’acqua, la salute, l’intelligenza artificiale, i microprocessori, la robotica.

Roberto Garofoli, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, spiega che l’Italia – ovviamente – incoraggerà gli investitori esteri a portare capitali nel nostro Paese. Nello stesso tempo, “vuole mantenere il controllo su operatori strategici in settori economici vitali”. Alle sue parole, ieri, è seguita una riunione sul tema, presenti:
– Daniele Franco, ministro dell’Economia,
– Vittorio Colao, ministro per la Transizione digitale,
– Giancarlo Giorgetti, ministro per lo Sviluppo Economico,
– lo stesso Garofoli,
– il Ragioniere generale dello Stato, Biagio Mazzotta;
– la vicedirettrice del Dipartimento Informazioni e Sicurezza, Alessandra Guidi;
– la vicediretttrice dell’Agenzia per la Cybersicurezza, Nunzia Ciardi;

Nunzia Ciardi 

L’obiettivo di Palazzo Chigi, più in concreto, è blindare ancora di più le reti in 5G dallo strapotere dei fornitori cinesi (dal 2019, le comunicazioni in 5G sono già classificate come strategiche «per la difesa nazionale»).

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di

Tommaso Ciriaco

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Palazzo Chigi teme anche che software informatici e anti-virus russi possano funzionare da cavallo di Troia e veicolare attacchi hacker contro di noi. Ora, un governo non vieta l’uso di una specifica marca di anti-virus. Può incoraggiare però  le Pubbliche Amministrazioni a pratiche prudenziali per proteggere le infrastrutture digitali, visto il momento.

È sul tavolo infine l’ipotesi di rendere permanenti le norme di emergenza introdotte con il decreto Liquidità (il numero 23 del 2020). Le norme – che uscirebbero di scena il 31 dicembre 2022 – così entrerebbero stabilmente nel nostro ordinamento.

Prevedono che un’azienda non europea notifichi al governo anche un’acquisizione minimale (pari al 10% dei diritti di voto o del capitale). Impongono l’obbligo di notifica e di informazione finanche alle aziende Ue che conquistano il controllo di una nostra impresa.

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Il governo vuole anche individuare le materie prime a rischio approvigionamento, tra cui ci saranno i rottami ferrosi. Se un’impresa italiana vorrà esportarne verso Nazioni extracomunitarie, dovrà notificare l’operazione al ministero dello Sviluppo Ecomico e ottenere un semaforo verde della Presidenza del Consiglio.

Nel caso l’impresa esportatrice non rispetti questa procedura, rischia una sanzione da almeno 100 mila euro. Il governo vuole estendere una speciale tutela, infine, agli impianti idroelettrici, indispensabili per la produzione di energia.

Le norme sul golden power, dunque, servono a proteggere i settori strategici e di interesse nazionale. Per capire quanto la questione sia delicata, bisogna guardare alla nostra Intelligence, in particolare al Sistema di Informazione per la sicurezza della Repubblica.

E’ l’insieme degli organi e delle autorità che assicura le attività informative al salvaguardia del Paese “dai pericoli e dalle minacce provenienti sia dall’interno sia dall’esterno”.

Nella sua ultima relazione al Parlamento di febbraio 2022, ricorda il Sole 24 Ore, il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica segnala una crescita esponenziale delle acquisizioni di aziende strategiche nazionali per mano straniera. Il dato viene dedotto dal numero di notifiche alla Presidenza del Consiglio che i compratori devono inviare.

Sui legge nella relazione: “Nel 2021 è stato registrato un trend di ulteriore crescita delle notifiche pervenute alla
 Presidenza del Consiglio: al 31 dicembre 2021 ne risultano 496 (di cui 458 istruttorie già concluse), a fronte delle 341 dell’intero 2020 con un incremento pari al 45% rispetto all’anno precedente”.

Dalla tabella in basso, deduciamo che il governo ha vietato le acquisizioni in due casi (nel 2021) e ha posto “condizioni e prescrizioni”, in due casi.

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