domenica, Maggio 22, 2022
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Carolina Crescentini: «Sono una capocciona»

Un’improbabile banda di criminali viaggia indietro nel tempo fino al 1943 per rubare la Gioconda ai francesi. È il terzo capitolo, ora al cinema, della saga Non ci resta che il crimine, e la banda è (più o meno) sempre la stessa: ci sono Massimiliano Bruno, il regista, Giampaolo Morelli e Marco Giallini, accompagnati da Gianmarco Tognazzi, Giulia Bevilacqua, Ilenia Pastorelli, Edoardo Leo. Stavolta, però, i «ladri» viaggiano ancora più indietro nel tempo – il titolo, infatti, è C’era una volta il crimine – e nel 1943 incontrano una new entry: Carolina Crescentini. Mentre fuggono dai tedeschi col quadro i tre – Moreno, Giuseppe e Renatino (Giallini, Tognazzi e Leo) – sono, infatti, costretti a rifugiarsi a casa di Adele (Carolina Crescentini), che in realtà è la nonna di Moreno da giovane. «È un film terribilmente divertente», racconta l’attrice, «che ho avuto il privilegio di girare circondata da amici, io li chiamo i tre caciaroni».

Chi è Adele?
«Una fotografa, che già questo è un fatto rivoluzionario per gli anni ’40. Una donna indipendente e forte, il marito è al fronte e lei è rimasta in casa, barricata, con la figlia piccola. È pronta a tutto, anche a imbracciare il fucile per difendere la figlia e la sua famiglia». 

Una storia che, in questi giorni drammatici, non rimanda purtroppo solo al 1943, ma a quello che sta accadendo in Ucraina proprio ora.
«Esatto, è assurdo pensare a quando abbiamo girato il film e alla situazione in cui siamo adesso. Le donne ucraine sono coraggiosissime, forti, al confine da sole. Noi la guerra in Europa l’abbiamo studiata solo sui libri, adesso invece assistiamo a un intero popolo che sta vivendo momenti drammatici. Dobbiamo ricordare, però, che purtroppo non è la prima guerra che scoppia negli ultimi anni. Io collaboro con l’Unhcr da tempo e ho ancora vivo il ricordo del Sudan, dello Yemen, della Siria».

C’era una volta il crimine è stato il primo set dopo il Covid? 
«No, ho avuto la fortuna di riuscire a lavorare nonostante la situazione. Dopo il primo lockdown, grazie ai protocolli siamo tornati a girare. Io devo dire che grazie a Dio non posso proprio lamentarmi, il secondo lockdown l’ho trascorso anche in campagna, dove con mio marito (il musicista e cantante Francesco Motta, ndr) ci siamo trasferiti.  Mi hanno salvato i rituali della natura ».

Cos’è che oggi è tornata a fare più di prima?
«Andare al cinema. Voglio esserci, mandare un segnale importante. Ci siamo un po’ impigriti, ci siamo abituati a guadare i film a casa, sul divano, ma in sala è un’altra cosa. Lì sei circondato da un’intera comunità che prova emozioni simili ma diverse insieme a te. Mi piace poi uscire dal cinema e commentare il film, discuterne. Non vedo l’ora che tornino sempre di più anche i concerti, che sono un’altra parte fondamentale della mia vita».

Come coppia, invece, com’è uscita da questi due anni?
«Siamo salvi (ride, ndr). Devo dire che la campagna ci ha aiutato, sono stati due anni complessi. Noi eravamo due neo sposi con in mente mille cose, il mondo. Quand’è scoppiato tutto eravamo appena tornati da un viaggio in Australia e a New York, diciamo quindi che per un po’ abbiamo vissuto di rendita. Non vedo l’ora di ripartire, anche senza meta».

Finora dov’è tornata?
«In Europa. Con, la prima volta. la paura di sbagliare a compilare il modulo e non potere partire. Rivoglio il confronto, lo scambio, i mille incroci, non vedo l’ora. Anche perché io sono una patita del confronto, ne sento proprio il bisogno. Mi piace mettermi in discussione. Sono una capocciona, magari non ti do soddisfazione, ma poi ci ripenso, mi dico “forse non era così, forse possiamo trovare un’altra vita”».

Entro l’anno ci sarà anche il ritorno di Boris, la serie.
«Non posso dire nulla, ho la bocca cucita».

E dopo di che cosa ha voglia?
«Di un bel film che mi faccia imparare nuove cose, anche a livello fisico. Per il mio primo film, ricordo, ho nuotato con i delfini, poi per altri lavori ho imparato ad andare a cavallo, mi sono allenata con gli stunt-man. Mi piacerebbe anche un film che mi costringa a studiare, una lingua o filosofia. Sono pronta».

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