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Croce, martello e dinosauri – Focus.it

Si può essere sacerdoti, credere in Dio e allo stesso tempo nell’evoluzionismo, aggiungendo all’evangelizzazione l’interesse per il mondo primordiale dei dinosauri? Giuseppe Leonardi è un prete dell’Istituto Cavanis, paleontologo, già missionario in Brasile e in Congo, che ha scoperto migliaia di orme di dinosauri in cinque continenti. Una laurea in scienze naturali conseguita a Roma, biblista, incarichi e pubblicazioni per vari musei e università, come mai si è specializzato nelle orme fossili? «Le tracce dei dinosauri permettono di ricostruire le loro azioni in vita oltre che risalire alle varie forme esistite» spiega Leonardi a Focus.it.

Solo nello Stato brasiliano del Paraiba, nei bacini del Rio do Peixe, in un paesaggio arido, punteggiato dai cactus e dalle acacie, il tipico sertão del Brasile del nord-est, il prete paleontologo ha trovato le impronte di 550 dinosauri. In 45 anni di ricerche, con 34 spedizioni sul campo, in quei bacini geologici ha raccolto una grande mole di dati, ora pubblicati in un libro, Dinosaur tracks from Brazil, per la prestigiosa Indiana University Press, assieme a Ismar de Souza Carvalho, dell’Università Federale di Rio di Janeiro. Un volume destinato a essere un punto di riferimento, perché le orme rivelano molte cose sui dinosauri.

Tanti e diversi. In primo luogo, come per le tracce di un lupo o di un cinghiale, di una giraffa o di un elefante, le orme indicano le specie che le hanno lasciate. «Nel bacini del Rio do Peixe, che risalgono a circa 140 milioni di anni fa, nel Cretaceo inferiore, abbiamo visto dalle orme che i dinosauri avevano un altissimo indice di diversità, cioè erano presenti con una grande varietà di forme in uno spazio relativamente circoscritto, un po’ come i mammiferi o gli uccelli di oggi in un’area tropicale», spiega Leonardi.

Giuseppe Leonardi con il libro edito da Indiana University Press che raccoglie piú di 40 anni di ricerche sulle orme dei dinosauri nello Stato brasiliano della Paraiba.

Giuseppe Leonardi con il libro edito da Indiana University Press che raccoglie piú di 40 anni di ricerche sulle orme dei dinosauri nello Stato brasiliano della Paraiba. Prima di diventare paleontologo ha studiato presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma. È stato missionario in Brasile, dove ha anche sfidato la dittatura durante il suo impegno fra la pastorale universitaria e le favelas. A 82 anni prosegue il suo incarico sacerdotale e scientifico. È professore associato dell’Università di Rio de Janeiro e conservatore del museo di scienze MUSE di Trento. A Lavini di Marco (Trento) ha effettuato studi su orme di dinosauri “italiani”.
© Franco Capone

Stupisce che i teropodi, i dinosauri bipedi che di solito immaginiamo come il Velociraptor e il T.rex, erano quasi 4 volte di più rispetto ai sauropodi, i quadrupedi erbivori. «Per esempio, abbiamo individuato 101 piste d’impronte associate a singoli erbivori, il 21% del totale, contro 381 piste attribuibili a singoli teropodi.

Un dato, questo, che sovverte le regole della piramide alimentare, che prevede viceversa molti più erbivori che carnivori – cioè più prede e meno predatori. Quindi bisogna per forza concludere che esistevano sul luogo teropodi anche onnivori e persino “convertiti” a una dieta vegetariana. Altri teropodi, lo si vede dalle orme di circa 60 individui, frequentavano gli ambienti acquatici: erano semi nuotatori e si nutrivano di pesce.»

In totale c’erano almeno 3 forme di sauropodi, due di ankilosauri (una specie di “carro armato” dotato di corazza fatta di placche ossee), 4 generi di ornitopodi, come gli iguanodonti, almeno una dozzina di forme di teropodi e qualche altra non bene classificata.

La conquista bipede. C’erano dinosauri quadrupedi, semi-quadrupedi e bipedi. Ma il bipedismo era divenuto nettamente prevalente: l’86% delle piste di orme furono impresse da dinosauri bipedi (almeno 417 individui) mentre quelle dei dinosauri quadrupedi sono solo il 14% (66 individui). Il rapporto era insomma di un quadrupede per 6 bipedi. Dalle orme si vede anche che i dinosauri passavano più tempo a vagare e a pascolare tranquilli che a inseguirsi in furibonde competizioni. Infatti, le piste di dinosauri che corrono, nei bacini del Rio do Peixe, sono soltanto 3, al massimo a una velocità di 22 km/h. Non ci sono piste di galoppo.

«Fra centinaia di piste, solo due mostrano una sovrapposizione di un’orma di carnivoro su quella di un erbivoro; ma non ci sono sovrapposizioni d’impronte in un punto che testimonino una lotta», precisa lo studioso. Nel complesso, le orme non appoggiano la teoria dell’endotermia dei dinosauri, cioè che questi fossero a sangue caldo. Oltre a dirci che i dinosauri erano in genere lenti, indicano che tenevano le zampe ben dritte e non ad arco, come i coccodrilli o le iguane. E mentre questi ultimi trascinano la coda, i dinosauri la tenevano ben sollevata da terra, altrimenti assieme alle orme si sarebbero ritrovate anche le tracce lasciate delle loro code.

Orme e vita sociale. Pochissime le impronte di piccole dimensioni, segno di una ridotta presenza di cuccioli, dovuta probabilmente a un’alta mortalità giovanile. I piccoli comunque potevano non avere un peso sufficiente da imprimere il terreno in modo che si conservassero le loro orme. Molti dinosauri del Rio do Peixe erano animali solitari, a eccezione dei sauropodi, che quasi sempre si muovevano in branco, come testimoniano gruppi di piste lasciate da 7-15 individui che andavano insieme, e considerando le piste distrutte nel tempo, i branchi potevano contare anche più elementi. I cuccioli, se presenti, venivano tenuti al centro del gruppo, per protezione, come oggi fanno gli elefanti. Segno anche dell’esistenza di cure parentali.

In un altro sito, in Bolivia, Leonardi ha trovato le tracce di una caccia organizzata: teropodi all’inseguimento di sauropodi, come lupi a caccia di cervidi, e questo è un altro indizio sull’evoluzione sociale di certe specie di dinosauri. «Si trattava di otto sauropodi», racconta il ricercatore, «6 adulti e due giovani, che si muovevano allineati seguiti da 32 teropodi carnivori che appoggiavano le loro zampe sulle orme degli erbivori.»

Giuseppe Leonardi, prete e paleontologo, durante il suo impegno missionario a Kinshasa, in Congo (2004-2014). Tornato dal Brasile, e prima di partire per il Congo, ha svolto il compito di parroco di Monteruscello, diocesi di Pozzuoli (NA). Attualmente risiede a Venezia, sua città natale, nella casa madre missionaria dell'Istituto Cavanis.

Giuseppe Leonardi, prete e paleontologo, durante il suo impegno missionario a Kinshasa, in Congo (2004-2014). Tornato dal Brasile, e prima di partire per il Congo, ha svolto il compito di parroco di Monteruscello, diocesi di Pozzuoli (NA). Attualmente risiede a Venezia, sua città natale, nella casa madre missionaria dell’Istituto Cavanis.

Nei bacini del Rio do Peixe, contrariamente al gran numero di orme, sono state trovate le ossa di due soli dinosauri sauropodi: di uno soltanto un perone; di un altro, battezzato non a caso Triunfosaurus leonardii dal collega paleontologo Ismar de Souza Carvalho, ci sono vertebre caudali con chevron (haemal arch o chevron sono le piccole ossa sotto la coda), frammenti di ischio e qualche osso sparso. «Una situazione abbastanza naturale», spiega Leonardi: «le orme si conservano bene in questi ambienti caldi e semi-aridi con terreni acidi; ma l’acido del terreno corrode le ossa, che molto raramente si conservano.»

Percorso virtuoso. I dinosauri dei bacini del Rio do Peixe erano a solo 450 km dall’Africa: ci andavano all’asciutto, se volevano, in due o tre settimane, in quanto allora il Sudamerica era collegato all’Africa (il nord-est del Brasile rientrava nel Camerun). Erano di forme molto simili a quelle africane, indiane e australiane. Ma, in conclusione, i dinosauri sono poi così lontani dagli obiettivi sociali di un missionario? La ricerca di Leonardi ha con il tempo trasformato un anonimo luogo agricolo di coltivazione del cotone nel Parco delle Orme dei Dinosauri, con opportunità per la popolazione locale dovute al turismo e a future nuove campagne di ricerca.

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