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Le Borse di oggi, 21 febbraio 2022. Peggiora la situazione in Ucraina, i listini chiudono in forte ribasso. Sale lo spread

MILANO – L’ipotesi di vertice Biden-Putin sulla questione ucraina dà solo una fiducia effimera agli investitori: l’incertezza sul fronte ucraino torna a prendere il sopravvento non appena il Cremlino dice di considerare “”prematuro” parlare di un summit sull’Ucraina tra i due leader e ancor più quando lo stesso Putin annuncia “la decisione sul riconoscimento delle repubbliche” autoproclamate di Donetsk e Luhansk, nell’Ucraina orientale, a breve.

E così – in una giornata senza Wall Street (festeggia il President day) – i listini Ue chiudono sui minimi:  Francoforte, la peggiore, ha perso il 2,09%, Parigi il 2,04% e Milano l’1,72%. Londra ha invece limitato il calo allo 0,42%. Su Piazza Affari scivola Exor dopo l’accordo con il Fisco. Crolla la Borsa di Mosca ai minimi dal marzo 2020. Gli investitori temono l’impatto delle sanzioni sulla fragile economia russa. Il Moex cede il 10,50%  a 3.036 punti mentre l’indice Rts arretra del 13,21% a 1.207 punti, calo record da marzo 2020, inizio dello scoppio della pandemia.

Resta comunque una fase estremamente tesa e volatile e ciò è testimoniato dalla chiusura debole di Tokyo che questa mattina ha perso lo 0,78%, a quota 26.910,87, con una perdita di oltre 200 punti. Sul mercato dei cambi lo yen è poco variato a 114,90 sul dollaro, e a 130,60 sull’euro.

Le tensioni geopolitiche si riversano sul reddito fisso con la carta sovrana dei periferici in difficoltà. E’ il caso dei Btp che, sulla scia di una corrente di vendite, registrano un calo dei prezzi e un rialzo dei rendimenti con il risultato che lo spread con i Bund si allarga a 172 punti base contro i 166 punti base di stamani dopo i primi scambi, un finale in netto aumento, quindi, rispetto al closing di venerdì (164 punti base). In tensione anche il rendimento del Btp che si attesta all’1,92% (1,85% venerdì nel finale).

L’euro chiude in rialzo ma sotto i massimi di sessione: la moneta unica ha via via perso terreno con l’intensificarsi delle tensioni nel Donbas e ha terminato la giornata in zona 1,1335 dollari. Ha invertito la rotta, infine, il prezzo del petrolio il future aprile sul Wti sale dell’1,3% a 91,4 dollari al barile, mentre l’analoga consegna sul Brent scambia a 95,2 dollari (+1,7 per cento).

Menzione invece per il prezzo del nichel che ha raggiunto i 25.055 dollari a tonnellata, il massimo dal 2011, spinto dall’escalation della crisi in ucraina, che potrebbe mettere sotto pressione la produzione russa, e dall’aumento della domanda, legata al boom delle auto elettriche (il metallo è usato nelle batterie). Secondo gli osservatori, considerando che la Russia è uno dei maggiori produttori di nichel, insieme all’Indonesia, le esportazioni potrebbero subire un rallentamento, specie se fossero imposte sanzioni a Mosca.

Tra i dati macro di giornata si segnala che i prezzi alla produzione in Germania a gennaio registrano una crescita del 2,2%, contro il picco del +5% registrato nello scorso dicembre. Il consensus tuttavia era al +1,5%. L’Ufficio Federale di Statistica nota che con l’aumento di questo mese l’indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali è aumentato del 25,0% rispetto a gennaio 2021. Si tratta dell’aumento più alto mai registrato rispetto al mese corrispondente dell’anno precedente. Dalla lettura della stima ‘flash’, l’Indice principale Pmi Composito calcolato da Ihs Markit è salito a febbraio di 3,5 punti (il maggior rialzo da marzo dello scorso anno), da 52,3 di gennaio a 55,8, segnalando una forte accelerazione della crescita economica. La Germania riprende il ruolo di locomotiva: l’economia tedesca è cresciuta a febbraio “al ritmo più veloce degli ultimi sei mesi”, hanno detto gli economisti “tra segnali di miglioramenti della domanda e nonostante una nuova ondata di infezioni collegate ala variante Omicron”. L’indice flash del pmi composto sulla produzione è salito a 56,2, da 53,8 di gennaio, esibendo “la più forte crescita nel settore privato in sei mesi”, si legge nella nota di Ihs Markit. L’indice Pmi dei servizi è salito da 52,2 a 56,6, al di sopra del livello di 53,1 atteso dal consensus, mentre quello manifatturiero è sceso da 59,8 a 58,5, deludendo le attese degli economisti, che si aspettano un dato stabile a 59,8.

Dall’Ocse arrivano i dati sulla accelerazione del Pil nel IV trimestre 2021 nell’area Ocse, ma rallenta  la crescita dell’Eurozona, Italia inclusa (passa dal 2,6% allo 0,6%). Quanto al 2021 nel suo complesso, il Pil delle principali economie del mondo è cresciuto del 5,5%, dopo un calo del 4,6% nell’anno precedente, pesantemente colpito dalla pandemia.

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