martedì, Gennaio 18, 2022
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Divella: «Extra costi per produrre la pasta» con rialzi di prezzo fino al 38%

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La fiammata del prezzo del grano e il caro-bolletta alla fine sono arrivati fin dentro al carrello della spesa. Un chilo di pasta, che a settembre la grande distribuzione comprava a 1,10 euro, ora ne costa 1,40. E per la fine di gennaio arriverà a 1,52 euro. Un aumento del 38%. A fare i conti di quanto dovrà uscire in più dalle tasche delle famiglie per il prodotto simbolo della tavola italiana è Vincenzo Divella, amministratore delegato dell’omonimo gruppo pugliese. Mille tonnellate di pasta secca prodotta al giorno, 300 milioni di giro d’affari. Il secondo marchio di pasta del Paese.

Come si è arrivati a questo aumento?
I primi 30 centesimi li abbiamo dovuti chiedere dopo l’estate, per far fronte all’aumento vertiginoso del costo della nostra principale materia prima, cioè il grano. Tra giugno e oggi, il prezzo del grano alla borsa di Foggia è cresciuto del 90%. Un rincaro che non avremmo mai potuto ammortizzare da soli, basta pensare che per noi la semola rappresenta il 60% di tutto il costo di produzione della pasta. Con l’arrivo dell’autunno, poi, ci si sono messi tutti gli altri rincari: il costo del cellophane è aumentato del 25%, il gas del 300%, l’elettricità anche. Per questo a gennaio abbiamo chiesto alla grande distribuzione altri 12 centesimi al chilo. Un aumento, questo, che dovrebbe diventare effettivo con il rinnovo degli ordini alla fine di questo mese.

Si tratta di cifre importanti, i consumatori non si sono lamentati, magari passando alle sottomarche?
I consumatori leggono, sanno che il prezzo delle materie prime è aumentato, lo hanno anche toccato con mano nelle bollette. Per questo hanno assorbito gli aumenti senza disaffezione: in fondo, la pasta resta ancora l’alimento che costa meno di tutti. La Gdo all’inizio ha fatto resistenza, poi ha compreso. L’unica cosa che ci ha chiesto è stata di spalmare gli aumenti con gradualità: i primi dieci centesimi in più a ottobre, i secondi a novembre, i terzi a dicembre. E ora la nuova quota.

I rincari si fermeranno qua, o dobbiamo aspettarci un ulteriore aumento dei prezzi?La verità è che i prezzi potrebbero aumentare di nuovo. A dicembre gli stabilimenti produttivi si sono fermati per 15 giorni e nessuno ha comprato grano. Ma già ieri, alla borsa merci di Bari, la prima che si è riunita dopo il capodanno, c’è stato un aumento del 6%. I pastifici riaccendono i motori, e subito il prezzo del grano risale. Eppoi c’è un’altra cosa che mi preoccupa: basterà il grano nazionale, fino a giugno?

La scorsa campagna del grano, in Italia, è stata discreta…
Vero. È in Canada e negli Stati Uniti, vale a dire i più grandi produttori mondiali, che il raccolto è crollato del 50%. Il risultato è stato che il prezzo del grano italiano oggi è a 56 centesimi al chilo, il più basso al mondo, mentre quello di grano canadese ha galoppato fino a quota 65 centesimi. Noi oggi usiamo grano nazionale per il 70-80%, ma per quanto in Italia l’ultima produzione sia andata bene, non siamo mai stati un Paese autosufficiente, quindi dovrò comprare più grano estero, che oggi è più caro. Non solo, ma il grano italiano che uso lo pagherò di più, perché gli agricoltori italiani, all’aumentare della domanda, aumenteranno il prezzo. Ecco perché gli aumenti potrebbero non finire qui.

[Fonte] RSS Feed da www.dissapore.com www.gustoblog.it www.ilsole24ore.com

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