martedì, Gennaio 18, 2022
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L’incendio inestinguibile in Australia – Focus.it

A 200 chilometri da Sydney, in Australia, c’è un incendio che suscita molta curiosità perché, secondo quanto tramanda la memoria collettiva della popolazione locale, sarebbe attivo “da sempre”. È un incendio sotterraneo, a 30 metri di profondità sotto la superficie del monte Wingen.

Niente vulcani. Il fumo prodotto filtra attraverso alcune fratture ed è visibile in superficie, suggerendo la presenza di un vulcano sottostante. È quanto pensarono anche i primi europei che esplorarono quel luogo agli inizi dell’Ottocento, ma da studi successivi si capì ben presto che in zona non c’erano vulcani e che l’unica causa era l’incendio sotterraneo di un giacimento di carbone. 

Le misurazioni hanno dimostrato che il fuoco avanza al ritmo di circa un metro l’anno e si stima che sia attivo da circa 6.000 anni (sarebbe l’incendio più antico attualmente attivo sul Pianeta). Ma stando a Guillermo Rein, dell’Imperial College di Londra, che ha studiato il fenomeno, l’incendio potrebbe essere persino più antico e risalire addirittura a centinaia di migliaia di anni fa.

Non è il solo. Quello australiano non è l’unico incendio “perenne” di cui si abbia notizia. A Centralia, una cittadina degli Stati Uniti nello Stato della Pennsylvania, è attivo un incendio nel sottosuolo dal 1962. Sembra che sia partito da una discarica abusiva a cui venne dato fuoco nel tentativo di coprirne le tracce: l’incendio si propagò nell’immenso giacimento di antracite (un tipo di carbone) che corre sotto la città e a nulla valsero i mille tentativi fatti nel tempo per spegnere l’incendio. Centralia è oggi una città quasi fantasma abitata da non più di qualche decina di persone.

Cina e India. Altri incendi sotterranei sono attivi in diverse zone del Pianeta, a dimostrazione del fatto che si tratta di fenomeni non così rari come si potrebbe pensare. È difficile dare un numero preciso, ma sono comunque migliaia: la Cina ha il maggior numero di incendi di carbone, ma anche l’India, dove l’estrazione su larga scala è iniziata più di un secolo fa, ha avuto e ha tuttora gravissimi problemi legati al fenomeno. L’aumento delle temperature superficiali e i sottoprodotti tossici nelle acque sotterranee e nel suolo hanno trasformato i campi di carbone incendiati (originariamente densamente popolati) di Raniganj, Singareni e Jharia, in vaste terre desolate che hanno causato l’evacuazione di migliaia di persone.

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