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Docente ucciso in auto, c’è un sospettato. L’omicidio in un video

TARQUINIA LIDO – L’uomo buono, “al limite del remissivo”, è entrato in una storia di passione che ne ha segnato la fine. Nel parcheggio di un parco al limite delle Saline di Tarquinia, la riserva naturale che il professore, l’uomo buono, aveva fatto crescere. L’assassino gli ha sparato alla testa. Sopra l’orecchio sinistro, un colpo a bruciapelo. Martedì scorso, le tre del pomeriggio.

Il professore, Dario Angeletti, 50 anni, due figlie, una moglie veterinaria, un padre medico, era diventato da poco tempo associato dell’Università della Tuscia dopo un’esistenza da ricercatore precario. Potrebbe aver tentato la fuga, in auto. Le tracce a terra della sua Volvo grigia, sul terreno battuto, sull’erba, sono profonde. Avanti, indietro. Come se il professore avesse visto tirar fuori l’arma e tentato una retromarcia disperata, provando poi a innestare la prima. Nulla da fare. I carabinieri, chiamati sul posto da un passante, l’hanno trovato con la cintura di sicurezza ancora allacciata, al posto di guida. L’auto ferma davanti al parchimetro dell’area di sosta, pensata per liberare dal traffico la Riserva delle Saline.

“Era un docente appassionato e un uomo di una mitezza totale”, racconta, gli occhi bagnati, un assistente del suo corso di studi giunto in un giorno di festa qui, in fondo alla striscia di terra delle Dune, dove un borgo intero è in via di ristrutturazione, per recuperare una consegna per il laboratorio marino del centro sperimentale Cismar, che il professor Angeletti guidava.

Tarquinia, in un video l’omicidio di Angeletti. C’è un sospettato. Indagini sulla vita privata del professore

di

Alessio Campana

Aurelio Petri

08 Dicembre 2021

Già. Ma la spiegazione di quello sparo in faccia non è da cercare nell’attività del docente del Polo di Civitavecchia, neppure nei suoi convegni per promuovere un’area dalla bellezza unica e il ripopolamento animale in corso. Nella notte tra martedì e mercoledì i carabinieri del nucleo operativo di Viterbo hanno iniziato a modellare una pista privata e passionale attraverso le diverse testimonianze ascoltate. Hanno ricostruito la storia di un matrimonio in crisi e sono stati indirizzati a San Martino al Cimino, 54 chilometri verso l’entroterra, dove, nella notte, hanno interrogato un uomo che conosceva il professore e che negli ultimi tempi con lui aveva avuto alcune discussioni per una donna. Quell’uomo durante l’interrogatorio ha accusato un malore ed è stato portato all’ospedale Belcolle di Viterbo, e lì piantonato. È sospettato, è il sospettato, ma, per ora, la Procura di Civitavecchia non ha elevato alcun fermo.

“Era così buono che non capiamo chi potesse volergli del male”, dice la figlia Maria Elena. L’appuntamento nel Parco delle Saline, di certo, il professor Angeletti poteva averlo ricevuto solo da una persona conosciuta. È casa sua. Percorre quella strada, arrivando da Tarquinia, dove è cresciuto, quasi tutti i giorni. E chi lo ha convocato, armato, non aveva fatto sopralluoghi. L’area, e quel parcheggio, sono tenuti sotto controllo da ben tre telecamere, installate per mantenere il pubblico lontano dall’oasi faunistica. Una videocamera, alzata in Via Filippo Giorgio, punta esattamente il parchimetro, dove il professore aveva fermato la Volvo. La scena dell’omicidio, distante solo cento metri, è stata ripresa: i carabinieri stanno lavorando sulla sagoma impressa nel video , girato con buone condizioni di luce. e sulle due auto presenti nel parco: la Volvo e quella dell’omicida. E stanno cercando, grazie anche alle riprese, di mettere in evidenza le contraddizioni nella difesa del sospettato.

Oggi è prevista, a Roma, Istituto di medicina legale, l’autopsia sul corpo di Dario Angeletti, ma il medico intervenuto in prima battuta non ha ancora messo in relazione il bossolo ritrovato nel parco con la ferita sul volto di Angeletti. L’arma, poi, non è stata ancora trovata.

La Tarquinia del professore si è fermata, ha spento le luminarie, congelato le feste. E così due giorni di lutto li ha dichiarati il Polo di Civitavecchia dell’Università della Tuscia: oggi e domani, giorni normalmente segnati dalle lezioni del biologo marino. Da undici anni insegnava, rispettato, benvoluto, Ecologia applicata e Tutela dell’ambiente marino.

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