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Unione italiana vini: costi troppo alti, costretti a rivedere i listini

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Il boom dei costi produttivi e distributivi rischia di vanificare la grande crescita delle vendite di vino in Italia e all’estero. È l’allarme lanciato dall’Unione italiana vini a proposito dell’attuale fase di mercato di uno dei prodotti simbolo della ripartenza e della riapertura di bar e ristoranti con vendite in doppia cifra sia in Italia che in Europa ma che sta scontando l’incremento dei costi – anche questi in doppia cifra – delle materie prime, dal vetro alle etichette, dai cartoni alle chiusure delle bottiglie fino ad energia e trasposti con le tariffe dei container cresciute in pochi mesi del 400 per cento.

«Un combinato disposto – ha spiegato il segretario generale dell’Unione italiana vini – che ci sta costando più di quanto stimato solo un mese e mezzo fa: allo stato attuale la ‘bolletta’ supplementare per il settore supera ormai 1 miliardo di euro, e questo al netto delle difficoltà nelle consegne del vino, che cominciano a evidenziarsi anche se in misura molto minore che in Francia».

Secondo l’Uiv – associazione che rappresenta l’85% dell’export italiano del settore – questa “fiammata” costringerà le imprese a rivedere i listini precedentemente accordati con distributori e importatori. «Una partita – ha aggiunto Castelletti – le cui conseguenze non saranno semplici da gestire, perché rischia di stritolare le aziende più deboli con il pericolo di generare una pericolosa spirale al ribasso. Chiediamo pertanto massima attenzione da parte del Governo nei prossimi provvedimenti di legge di Bilancio e delega fiscale, per assicurare misure di alleviamento dei costi fissi (tassazione sul lavoro ed energia) che possano sostenere il mondo produttivo e non mortificarne la competitività».

Da Nord a Sud il quadro fornito dalle principali aziende socie Uiv è lo stesso. Per Daniele Simoni, amministratore delegato di Schenk (50 milioni di bottiglie l’anno): «Saremo costretti a ricontrattare i listini già a partire dall’inizio del prossimo anno: alcune Doc, come il Primitivo di Manduria, si sono apprezzate fino al 50%, il Prosecco del 30%, ma anche in Toscana o in Piemonte i valori sono lievitati».

«Non possiamo pensare di assorbire tutti questi aumenti con le sole nostre forze – ha detto il consigliere delegato della Mionetto (quasi 40 milioni di bottiglie di Prosecco), Alessio Del Savio -. Cartone, vetro, capsule ed etichette presentano un conto superiore del 20% ma oltre alla spesa si sta manifestando un problema non secondario di approvvigionamento delle materie prime».

[Fonte] RSS Feed da www.dissapore.com www.gustoblog.it www.ilsole24ore.com

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