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Vino, contro i danni del gelo nuove tecniche e vitigni mediterranei

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Il maltempo e in particolare le gelate primaverili hanno pesantemente condizionato la vendemmia 2021 in Europa. In base alle prime stime l’Italia, primo produttore mondiale di vino con oltre 44 milioni di ettolitri ha perso il 9%. Molto peggio è andata alla Francia dove il gelo ha colpito tutte le regioni viticole del Paese esclusa la Corsica, facendo registrare una delle produzioni più basse di sempre (33,2 milioni di ettolitri) e un taglio di ben il 29%. A metà strada tra Italia e Francia la Spagna con una produzione che sfiorerà i 40 milioni di ettolitri con una flessione rispetto allo scorso anno del 16%.

Le ondate di gelo in primavera danneggiano la produzione viticola perché vanno a bruciare le gemme dei grappoli che sono spuntate dopo l’inverno coi primi rialzi delle temperature. Si tratta di fenomeni che si sono sempre registrati in passato, ma ciò che preoccupa ora è la maggiore frequenza con la quale si stanno verificando. Altro aspetto da sottolineare è che le gelate, ma in generale i cambiamenti climatici, stanno pesantemente incidendo a causa di scelte varietali e agronomiche compiute nei vigneti in anni recenti e sulle quali occorrerebbe avviare un ripensamento. «I vigneti italiani sono stati danneggiati– spiega Attilio Scienza, ordinario di viticoltura ed enologia all’Università Statale di Milano – anche a causa della grande diffusione nel nostro paese di varietà di uve precoci. In particolare i vitigni internazionali come lo Chardonnay, il Sauvignon oppure i diversi Pinot sui quali si è molto investito tra gli anni ’90 e i primi 2000. Bisogna tornare alle varietà italiane e mediterranee che sono tardive e per questo meno soggette ai danni da gelo rispetto a quelle francesi, cominciando a produrre frutti a primavera inoltrata. La prova è che persino i cugini d’Oltralpe stanno testando varietà made in Italy come il Fiano, l’Aglianico o il Nero d’Avola».

Le gelate hanno colpito in differenti aree viticole del Paese i vigneti situati nei fondovalle mentre si sono salvati quelli ad altitudini maggiori. «Sotto questo aspetto – ha aggiunto Scienza – stanno aumentando i casi di aziende che cercano di spostare più in alto i propri impianti. Certo bisogna avere la disponibilità di terreni senza uscire da medesima denominazione d’origine. Avvantaggiate rispetto alle Doc più piccole le denominazioni provinciali in Trentino o Alto Adige».

Ma la minore produzione di vino in Europa non è dovuta solo al gelo. Pesanti condizionamenti si sono verificati anche a causa della siccità. «Per questo occorrono altri tipi di intervento – spiega ancora Scienza –. Si possono modificare i portainnesti, ovvero l’apparato radicale della vite, optando per quelli di nuova generazione che hanno bisogno di meno acqua e garantiscono una maggiore resistenza a condizioni estreme ma molto importante sarebbe anche modificare le modalità di coltivazione allargando i filari riducendo il numero di piante per ettaro e la concorrenza tra radici su uno stesso fazzoletto di terra. Insomma occorre ripensare la viticoltura adattandola a condizioni che sono cambiate e che cambieranno ancora».

Tutti interventi perfettamente in linea con le strategie Ue di contrasto ai cambiamenti climatici e che in Italia si possono realizzare con risorse già disponibili. In epoca di Pnrr le attenzioni si stanno concentrando sulle cospicue risorse del Next Generation Eu mentre si rischia di dimenticare strumenti già funzionanti e collaudati. Il vino italiano può contare su oltre 140 milioni di euro l’anno (previsti dall’Ocm vino e assicurati fino al 2023) per cofinanziare almeno al 50% gli interventi di ristrutturazione dei vigneti. «Bruxelles – hanno spiegato dall’Unità vino della Commissione Ue – continuerà a sostenere gli sforzi degli stati membri per la ristrutturazione dei vigneti. Il vino è una delle colture più esposte ai rischi del climate change. I budget sono a disposizione dei viticoltori per modifiche varietali, reimpianti, per spostare di area i vigneti e per ridurrne la carbon foodprint e saranno confermati non solo fino al 2023 ma all’interno dei piani Pac proseguiranno fino al 2027».

[Fonte] RSS Feed da www.dissapore.com www.gustoblog.it www.ilsole24ore.com

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