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Italia primo Paese a vietare il riconoscimento facciale (con eccezioni)

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L’Italia ha vietato il riconoscimento facciale nei luoghi pubblici, con qualche eccezione, ed è il primo Paese a riuscirci. Lo fa con un emendamento Pd al Dl Capienze approvato ieri sera. Dal Garante Privacy arrivano i primi segnali di apprezzamento, anche se alcuni esperti segnalano che le eccezioni segnalano spazi troppo ampi (e vaghi) di manovra alla sorveglianza.

Cosa prevede il Dl

Il divieto vale fino a tutto il 2023 e poi dovrebbe arrivare il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale che tra l’altro prevede nuovi forti limiti al riconoscimento facciale.Si legge che «l’installazione e l’utilizzazione di impianti di videosorveglianza con sistemi di riconoscimento facciale operanti attraverso l’uso dei dati biometrici di cui all’articolo 4, numero 14), del regolamento citato (UE) 2016/679 in luoghi pubblici o aperti al pubblico, da parte delle autorità pubbliche o di soggetti privati, sono sospese fino all’entrata in vigore di una disciplina legislativa della materia e comunque non oltre il 31 dicembre 2023». «Salvo che il fatto costituisca reato, si applica le sanzioni amministrative pecuniarie stabilite dall’articolo 166, comma 1, del codice di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e dall’articolo 42, comma 1, del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51, in base al rispettivo ambito di applicazione».

Un’eccezione prevista: il divieto non si applica ai trattamenti (di dati personali per il riconoscimento biometrico, ndr.) effettuati dalle autorità pressioni competenti a fini di prevenzione e reati o esecuzione di sanzioni di cui al decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51, in presenza, salvo che si tratti di trattamenti effettuati dall’autorità giudiziaria nell’esercizio delle funzioni giurisdizionali nonché di quelle giudiziarie del pubblico articolo, parere favorevole del Garante reso ai sensi dell’ 24, comma 1, lettera b), del medesimo decreto legislativo n. 51 del 2018».Siamo i primi in Europa a fare questa moratoria, su cui sono arrivate proposte da Germania e Regno Unito.

Le reazioni

«Un passo storico», dice Filippo Sensi (Pd), che sul tema aveva presentato una «proposta di legge, la cui lettera è diventata emendamento Pd al Capienze. «Abbiamo fermato il far west regolatorio che permetteva di accendere un faro sulla privacy di ognuno di noi». «Molti Comuni hanno cercato di fornire telecamere intelligenti nei luoghi pubblici, rischio scongiurato con mobilitazioni, campagne e interventi del garante privacy. Ora c’è una norma primaria a vietarlo».

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Sensi non si dice preoccupato dalle eccezioni, che sono un «intervento mirato, e si prevede sempre per l’installazione un parere positivo del Garante. Ci sono tutte le tutele contro abusi e arbitrii».«È un primo passo, non il divieto che sarebbe auspicabile», aggiunge. «Un passo avanti», conferma al Sole 24 Ore Guido Scorza, del collegio Garante Privacy. «Davanti a certi rischi nulla sarà mai abbastanza ma il principio ora è più chiaro di prima. Il fine non giustifica i mezzi e non tutto quello che è tecnologicamente possibile è anche democraticamente sostenibile. Le eccezioni al divieto confermano la regola», dice. Critici gli avvocati di privacy network, che in una nota mandata al Sole 24 Ore scrivono che «è evidente che si tratta di una finta vittoria. Il riconoscimento facciale da parte di autorità pubbliche e privati ​​nei luoghi pubblici è stato vietato fino al 2023, ma il comma 12 fa salva la possibilità di uso di questi sistemi per la prevenzione e repressione dei reati o di esecuzione di sanzioni penali. Oltre ad essere il principale ambito di utilizzo di questi sistemi, è anche l’ambito più rischioso per le persone. Di fatto era meglio senza questa norma, quando il vuoto normativo ha permesso al Garante della Privacy di queste attività, come a Como».

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