mercoledì, Gennaio 26, 2022
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i cinque trend tecnologici del 2022  

AGI – La “nuova Internet” è la base di tutto: “Una nuova concezione di rete adatta al futuro del lavoro, che capisce in anticipo i guasti e sia in grado di dirottare il traffico dati su aree meno congestionate della rete, garantendo prestazioni ottimali” , ha spiegato Paolo Campoli, responsabile Global Service Provider di Cisco. Un “network ad a service” nel quale tutto, dalla connettività al cloud, è “a la carte”. I servizi si ordinano come piatti al ristorante, scegliendo da un menù. Un approccio che potrebbe persino portare a “ripensare il modello degli abbonamenti”. Il 2022 sarà anche l’anno in cui “il 5G inizierà a dare un senso ai grandi investimenti”, con applicazioni crescenti a livello industriale, e in cui le reti – in quanto infrastrutture critiche – accoglieranno la tendenza al dato sovrano e ai cloud nazionali.

L’evoluzione del cloud spingerà il “cambiamento all’interno delle organizzazioni aziendali, destinato a crescere ulteriormente nel corso del prossimo anno”, ha spiegato il responsabile Architetture Cisco Sud Europa Enrico Mercadante. La pandemia ha aumentato la sensibilità degli utenti, che si aspettano una qualità più elevata. Pù del 70% dei consumatori percepisce un’app che funziona male come una mancanza di rispetto ed è quindi disposto a cambiare con facilità.

Il terzo trend riguarda il futuro del lavoro. Un futuro “ibrido”, proprio come l’esperienza vissuta durante la presentazione di Cisco Italia: una conferenza con relatori e ospiti in parte in presenza (dal CyberSecurity Innovation Center di Milano) e in parte da remoto, con l’amministratore delegato Gianmatteo Manghi materializzatosi da Roma attraverso un ologramma a figura intera. Se il pre-Covid è stata l’epoca della presenza e la pandemia il momento del remoto, oggi le aziende sperimentano per trovare un nuovo equilibrio. L’ufficio dovrà essere un luogo non solo funzionale e sicuro ma anche “attrattivo”, calibrato anche in base agli spazi digitali. Secondo i dati presentati, infatti, il 98% degli eventi avrà almeno un partecipante da remoto. “Non sappiamo come si evolverà ma possiamo dire che nel mondo del lavoro ibrido ci saranno le persone al centro”, ha spiegato Michele Dalmazzoni, responsabile Collaboration Sud Europa. “Mettere al centro l’essere umano non vuol dire solo lavoro flessibile ma trasformare l’ufficio in luogo di aggregazione”, ha aggiunto Manghi. Ecco perché Cisco, dopo i due spazi aperti a Milano (all’interno di Talent Garden) e Napoli (all’Università Federico II), si appresta ad approdare a Firenze.

Il quarto trend è trasversale ai precedenti: “La cybersecurity – ha affermato Fabio Florio, responsabile del Centro italiano di Cybersecurity – dovrà essere un elemento imprescindibile di qualsiasi progetto di innovazione tecnologica, di trasformazione digitale, di evoluzione dei servizi”. Una sicurezza guidata da soluzione sempre più evolute e integrate, con un approccio “Zero Trust”. Letteralmente significa “fiducia zero”: vuol dire che l’accesso di utenti e dispositivi a una rete aziendale deve avvenire solo e soltanto dietro autorizzazione. In un ecosistema in cui non ci si fida di nessuno, gestire le password in modo corretto (cioè differenziandole l’una dall’altra e cambiandole di frequente) rischia di diventare un’attività complessa, oltre che un punto debole (l’81% degli attacchi nasce dal furto di credenziali). Ecco perché la cybersecurity dovrà tendere alla semplificazione. Secondo Florio si va verso “un mondo senza password, in cui l’accesso a sistemi, servizi e applicazioni non è controllato da codici che si perdono ma attraverso parametri di identificazione e di comportamento, come chiavi di sicurezza e riconoscimento biometrico”. Le credenziali, in altre parole, smettono di essere qualcosa da ricorda per diventare qualcosa che ogni individuo possiede.

Ultimo ma non ultimo è il tema della sostenibilità. “Transizione ecologica e digitale – ha affermato l’Ad Manghi – sono semplicemente due facce della stessa medaglia”. Oggi le telecomunicazioni pesano per il 3-4% sulle emissioni globali (più o meno quanto l’aviazione civile). Ma non si tratta solo di ridurre l’impatto di reti e data center. Infrastrutture e soluzioni efficienti abilitano la trasformazione di interi settori come agricoltura, fabbriche intelligenti, smart grid. “In questo modo – ha affermato Campoli – l’impatto delle telecomunicazioni aumenta di dieci volte”. “La nuova missione del digitale – ha aggiunto Mercadante – è chiudere il cerchio dell’economia circolare, rompendo la catena che lega l’aumento del Pil con quello delle emissioni”. Per farlo, “è necessario creare nuove competenze e nuovi ecosistemi attorno alla sostenibilità digitale”.

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