lunedì, Gennaio 24, 2022
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Giornata mondiale contro l’Aids: troppe diseguaglianze

Stop alle diseguaglianze. Stop all’Aids. È lo slogan che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha scelto per la giornata mondiale contro l’Aids, un evento che dal 1988 ricorre ogni anno, il 1° dicembre. La pandemia da CoViD-19 non sembra estranea alla decisione. Un po’ perché la nuova emergenza ha reso ancora più difficile l’accesso ai servizi per la prevenzione e la cura dell’Aids, soprattutto nelle zone in cui questa malattia colpisce più duramente. Ma anche perché, proprio nei Paesi più in difficoltà, i vaccini contro la covid stentano ad arrivare ai malati di Aids, che hanno difese immunitarie basse e sono quindi ad alto rischio anche per la nuova malattia.

I dati allarmanti. Ridurre le diseguaglianze è essenziale se si vuole centrare uno degli obiettivi più ambiziosi dell’Agenda 2030: quello cioè di porre fine all’epidemia di Aids entro il 2030. E le cifre diffuse in occasione della giornata mondiale mostrano l’entità del divario che va colmato.

Nel mondo vi sono oggi circa 37,7 milioni di persone che vivono col virus (perché sieropositivi o malati), e due su tre sono in Africa, dove si registra anche il 70% dei decessi. Non solo: il 60% delle nuove infezioni (680.000 nel mondo nel 2020) si verifica in questo continente e particolarmente colpiti sono i bambini e gli adolescenti, perché in Africa il peso dell’Aids continua a gravare in modo rilevantissimo sulle fasce d’età più giovani.

Le diseguaglianze, infatti, non sono soltanto geografiche: i giovani sono anche coloro che accedono con più difficoltà alle terapie antiretrovirali. Si tratta di farmaci essenziali, che consentono a chi ha contratto l’HIV di tenere sotto controllo il virus, rendendo cronica una malattia che, in assenza di trattamenti, è invece letale. Complessivamente, nel mondo, il 73% dei malati riceve questi farmaci, ma la percentuale crolla al 54% fra i minori di 14 anni. Nel ribadire l’obiettivo di assicurare i medicinali a tutti i pazienti, l’Oms ricorda che le stesse carenze si registrano anche nella disponibilità di test diagnostici capaci di individuare l’infezione precocemente.

Identificata negli anni Ottanta, l’Aids è una malattia causata dal virus HIV, che attacca le cellule del sistema immunitario, compromettendo la capacità di combattere le malattie. Il contagio avviene per contatto con sangue infetto oppure tramite i rapporti sessuali. Il virus, inoltre, può trasmettersi dalla madre al figlio durante la gravidanza. Il preservativo previene il contagio per via sessuale, mentre le terapie antiretrovirali somministrate alle donne sieropositive limitano fortemente il rischio che il feto contragga il virus. Non esistono farmaci che permettano di guarire dalla malattia; gli antiretrovirali vanno presi per tutta la vita. La ricerca di un vaccino non ha per ora prodotto i risultati sperati.

Situazione italiana. In Italia le persone che vivono con l’HIV sono 120-130.000 e nel 2020 si sono registrate 1.303 nuove diagnosi. Il dato è in costante calo ormai dal 2012, anche se le cifre dell’ultimo anno sono state condizionate dalla pandemia, che ha limitato l’accesso ai test. La fascia d’età più colpita è quella fra i 25 e i 29 anni e l’80% dei nuovi sieropositivi è di sesso maschile. La regione con il maggior numero di diagnosi nel 2020 è stata il Lazio (con 227 test positivi), mentre Calabria e Basilicata non hanno registrato nessun nuovo caso. Dall’inizio dell’epidemia a oggi sono morti di Aids più di 46.000 nostri connazionali.

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