mercoledì, Gennaio 26, 2022
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Aiko del Giappone, la principessa senza trono, compie 20 anni

La principessa Aiko, unica figlia dell’imperatore Naruhito e di sua moglie Masako, soffia su venti candeline. Un traguardo importante – in Giappone segna il passaggio alla maggiore età – che causa Covid potrebbe essere celebrato sottotono. Ad esempio già sappiamo che il 5 dicembre, giorno dei festeggiamenti ufficiali, come tutte le principesse che compiono vent’anni Aiko sfoggerà la sua prima tiara. Ma a differenza delle altre principesse non riceverà una tiara nuova confezionata apposta per lei. Dovrà accontentarsi di quella di sua zia Sayako, sorella dell’imperatore, che sposando un plebeo ha dovuto rinunciare al suo status reale (lo stesso è accaduto a Mako, non più principessa dopo le recenti nozze col  il borghese Kei Komuro). Come ha spiegato la Casa imperiale qualche mese fa, al tempo della pandemia bisogna ridurre le spese. Dunque i 30 milioni di yen (circa 230.000 euro) tradizionalmente destinati all’acquisto di gioielli per le principesse che compiono vent’anni sono stati depennati dal budget reale.

Il Palazzo ha però annunciato che con il compimento dei 20 anni la principessa Aiko, in quanto maggiorenne, inizierà a presenziare agli eventi pubblici. Finora l’abbiamo vista di rado. Una delle rare apparizioni risale a qualche anno fa, mentre visitava, assieme ai genitori, la mostra «Botticelli and His Time», allestita dal Metropolitan Art Museum di Tokyo per celebrare i 150 anni delle relazioni diplomatiche Giappone-Italia. Aiko fu concepita da Naruhito e Masako dopo otto anni di tentativi e un aborto spontaneo. Il suo nome significa «figlia dell’amore». Da quel poco che trapela dalla riservatezza che protegge i reali nipponici, sappiamo che la ventenne suona il pianoforte e il violino, compone poesie ed è appassionata di calligrafia. È sportiva e adora il sumo. 

In passato il percorso di Aiko non è stato privo di intoppi. Quando aveva solo 8 anni e frequentava la seconda elementare, fu vittima di bullismo e dei «comportamenti violenti» di alcuni compagni di classe. Tanto che – come rivelò la Casa reale in una sorprendente dimostrazione di trasparenza – per due mesi smise di andare a scuola. L’anno dopo fu ricoverata in ospedale per una polmonite. Quando aveva 14 anni i problemi di salute tornarono ad assillarla, stavolta in forma di uno strano malessere tra i cui sintomi c’erano un’enorme stanchezza e assenza di forze che la costrinsero, di nuovo, ad assentarsi dalle aule.

Ma ora la principessa, iscritta al secondo anno del corso di laurea in Letteratura giapponese dell’Università Gakushuin di Tokyo, è in perfetta forma. E i giapponesi la adorano. Eppure non siederà mai sul Trono del Crisantemo. Questo perché, secondo i consiglieri e gli esperti consultati dal governo nipponico, Aika ha un grosso difetto: è una donna. Nonostante la carenza di maschi nella famiglia imperiale, la commissione nata per trovare una soluzione che garantisca la continuità del regno lo scorso luglio ha confermato la contrarietà a inserire le donne nella linea di successione. Una posizione che, stando a diversi sondaggi, va contro l’opinione della popolazione, favorevole invece a un’apertura. Per il momento, però, ha prevalso la linea conservatrice del primo ministro Yoshihide Suga, convinto che per preservare il lignaggio della famiglia imperiale giapponese la linea di successione debba essere esclusivamente maschile, com’è stato finora da 125 generazioni.

Il problema è che i discendenti maschi dell’imperatore scarseggiano da tempo. Naruhito, 61 anni, asceso al trono nel 2020 in seguito abdicazione del padre Akihito, e sua moglie Masako, 57 anni, hanno avuto una sola figlia, Aiko. Quindi alla morte di Naruhito sarà il fratello, il principe ereditario Fumihito, a diventare “tennō”, imperatore. A sua volta Fumihito ha un solo figlio, il principe Hisahito, nato nel 2006. Non ci sono altri uomini nella linea di successione. Nel caso in cui Hisahito non abbia figli maschi, la famiglia imperiale rischia di estinguersi. A meno che non decida di superare il dogma che la dinastia debba essere portata avanti solo dai cromosomi Y.

Eppure, guardando al passato, c’è stata più di una donna sul trono del Giappone: dall’imperatrice Jitō (690-697) a Kōken (749-758), fino a Go-Sakuramachi (1762-70). Furono delle reggenti, in attesa che i loro figlie crescessero o che arrivasse un erede maschio, ma furono a tutti gli effetti “tennō”.

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