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trailer, trama, cast e anticipazioni

Dopo la tappa la Festival di Cannes, dove è stato premiato col Gran Premio Speciale della Giuria, il 2 dicembre approda nelle sale italiane, con Bim Distribuzione, il film Scompartimento n.6, opera seconda di Juho Kuosmanen tratta dall’omonimo romanzo di Rosa Liksom edito da Iperborea.

Trama e cast

La trama ufficiale: Mosca, anni ’90, sul leggendario treno della Transiberiana, due estranei (Seidi Haarla & Yuriy Borisov) si trovano a condividere lo scompartimento: una taciturna studentessa finlandese e un giovane minatore russo dall’inesauribile sete di vodka. Nell’intimità forzata del piccolo spazio la tensione sale, mentre attraversano l’anima di una terra pulsante, nel mosaico di identità e popoli di una Siberia in cui tutto è estremo. Con un realismo che si rende poesia, il film racconta l’incontro tra due destini ma soprattutto soffia alle nostre anime quello spirito che solo il viaggio sa rappresentare.

Il cast di “Scompartimento n.6” include anche Yuliya Aug, Dinara Drukarova, Polina Aug, Tomi Alatalo, Galina Petrova, Konstantin Murzenko, Natalya Drozd, Mikhail Brashinskiy, Lev Ezhov, Sergey Agafonov, Viktor Chuprov, Igor Babanov, Philipp Komarov, Vladimir Lysenko, Nadezhda Kulakova e Vitaliy Lisitsyn.

video “>Scompartimento n.6 – trailer e video

Trailer italiano pubblicato l’11 novembre 2021Due clip in italiano pubblicat1 il 19 novembre 2021

Curiosità

  •  Il regista Juho Kuosmanen (1979) vive a Helsinki. Si è laureato nel 2014 presso la Scuola di Cinematografia ELO Helsinki dell’Università Aalto. I suoi primi due film hanno vinto un premio al Festival di Cannes. “The Painting Sellers” (2010) ha vinto il Premio della Cinéfondation a Cannes e “La vera storia di Olli Mäki” (2016) ha vinto il Premio della sezione Un Certain Regard. Ha inoltre diretto opere e teatro d’avanguardia. Realizza anche cortometraggi muti con musica dal vivo e rumorista. E’ co-fondatore e direttore artistico di un piccolo festival del cinema nella sua città natale, Kokkola.
  • Juho Kuosmanen dirige “Scompartimento n.6” da una sua sceneggiatura scritta con Andris Feldmanis e Livia Ulman dall’omonimo romanzo di Rosa Liksom. Feldmanis e Ulman hanno all’attivo diverse collaborazioni, hanno scritto insieme anche la serie tv Spiral e il thriller Pretenders, miglior sceneggiatura ai Premi per il Cinema e la Televisione dell’Estonia e opzionato per un remake francese da BAC Films.
  • J-P Passi ha lavorato come direttore della fotografia dalla laurea conseguita nel 2000. Oltre a girare film, ha lavorato come sceneggiatore e regista sia in produzioni di lungometraggi che di documentari. I film diretti, e/o scritti e/o girati da Passi sono stati proiettati in festival del cinema in tutti i Continenti e hanno ricevuto premi a Cannes, Locarno, Visions Du Reel, South by Southwest e al Prix Europa. Nel 2016 il film “La vera storia di Olli Mäki”, girato da Passi, ha vinto il primo premio sia nella sezione Un Certain Regard del Festival del Cinema di Cannes che al Festival Manaki Brothers International Cinematographers’ Film Festival. Nel 2018 Passi ha lavorato come direttore della fotografia della seconda unità della miniserie HBO/SKY “Chernobyl”.
  • L’attrice Seidi Haarla (1984) è nata a Kirkkonummi e ora vive a Turku. Ama i paesaggi invernali ghiacciati e bui e nuotare nei laghi gelati. Ha iniziato a recitare ed esibirsi sul palcoscenico nel Teatro Studentesco di Helsinki nel 2004 e ha continuato a lavorare in diversi gruppi di artisti liberi mentre studiava presso l’Accademia del Teatro Statale Russo di San Pietroburgo nel 2005 e nel 2006. Ha studiato recitazione anche alla Art University di Helsinki e si è laureata nel 2015. Dalla laurea, Seidi ha lavorato sia al cinema che al teatro. Ha ricoperto uno dei ruoli da protagonista nel film realizzato da più autori Force of Habit (2019) che è stato candidato come Miglior Film all’Academy del Cinema finlandese. Ha recitato anche in Love & Order, che ha vinto il premio come miglior serie televisiva in Finlandia nel 2018. Seidi ha contribuito a scrivere e ha interpretato il ruolo principale in opere teatrali acclamate dalla critica, quali The Trauma Body (2014) e New Childhood (2020).
  • L’attore Yuriy Borisov è nato l’8 dicembre 1992. La sua città natale è Reutov, nel distretto di Mosca. Dal 2010 ha cominciato la sua carriera nel cinema. Il suo primo ruolo da protagonista è stato nel programma televisivo dal titolo “Everyone has his own war” del 2011. Nel 2013 si è laureato presso la Scuola di Arte Drammatica Mikhail Shchepkin e ha vinto il premio Golden Leaf come Miglior Attore per l’opera teatrale “L’appartamento di Zoykina”. Nel 2020 è uscito il film “Kalashnikov”, in cui Yury interpreta il ruolo del protagonista Mikhail Kalashnikov. Per questo ruolo ha ricevuto il premio Golden Eagle come Miglior Attore.

Note di regia

“Scompartimento n.6” è un road movie artico, forse potrebbe essere visto come un goffo tentativo di trovare armonia e pace dello spirito in un mondo di caos e ansia. Il cuore della storia sta nel concetto di accettazione. E’ un compito difficile accettare di essere parte di questo mondo caotico e che si esiste come si è. Il nostro eroe, la studentessa finlandese Laura, intraprende un lungo viaggio in treno per andare a visitare alcuni petroglifi antichi. Cita la frase di una persona che ha incontrato: ”per conoscere te stesso, devi conoscere il tuo passato”. Vorrebbe essere un’archeologa che trova soddisfazione da questo tipo di cose, petroglifi e simili. Ma lei è veramente così? O si tratta solo di un sogno rubato dalla persona che vorrebbe essere? Sul treno incontra Ljoha, un irritante minatore russo che la segue come un’ombra. Voleva conoscere il suo passato e Ljoha ne è l’incarnazione. E’ spiacevole e banale, ma le cose stanno così. I road movie parlano spesso di libertà. In macchina si può andare dove si vuole, ogni crocevia è una possibilità ma, tendenzialmente, penso che la libertà non sia un numero infinito di opzioni, PER ME è piuttosto la capacità di accettare i propri limiti. Un viaggio in treno è più come il destino. Non puoi decidere dove andare, devi semplicemente accettare quello che ti dà. [Juho Kuosmanen]

Il romanzo originale

Anni Ylävaara è una scrittrice finlandese conosciuta con lo pseudonimo di Rosa Liksom. Ha esordito nel 1985 con “Stazioni di transito”, una raccolta di racconti con “personaggi senza nome in situazione estreme al confine con la morte” e in seguito ha dato alle stampe altre otto collezioni di racconti brevi (Memorie perdute), romanzi (La moglie del colonnello), fumetti, libri per ragazzi e saggi. Con il romanzo “Scompartimento n.6” Likson ha vinto il Premio Finlandia 2011.

La sinossi ufficiale del romanzo: Negli ultimi anni dell’Unione Sovietica, una triste giovane donna finlandese sale su un treno a Mosca. Destinazione Mongolia, sta cercando di mettere più spazio possibile tra lei e una relazione interrotta. Volendo stare da sola, sceglie uno scompartimento vuoto, il N. 6, ma la sua solitudine viene presto infranta dall’arrivo di un compagno di viaggio: Vadim Nikolayevich Ivanov, un ex soldato brizzolato, supponente e sboccato. Vadim riempie lo scompartimento con le sue storie lunghe e colorite, raccontando nei minimi dettagli le sue conquiste sessuali e le sue violente lotte. C’è un accenno di minaccia nell’aria, ma inizialmente la donna non è tanto spaventata o scioccata da lui quanto disgustata. Lei ad un certo punto si alza e lo affronta lanciandogli uno stivale in testa. Ma anche se Vadim può essere rozzo, non è crudele, e condivide con lei una salsiccia, del pane nero e il tè che ha portato per il viaggio, strappando la ragazza dalla sua oscurità silenziosa. Mentre il loro treno attraversa lentamente migliaia di miglia di una Russia invernale, dove “tutto è in movimento, neve, acqua, aria, alberi, nuvole, vento, città, villaggi, persone e pensieri”, una sorta di compagnia riluttante cresce tra i due occupanti dello scompartimento n. 6. Quando finalmente arrivano a Ulan Bator, una serie di incontri sinistri e illuminati dalle stelle portano “Scompartimento n. 6” di Rosa Liksom alla sua potente conclusione.

Intervista al regista

Come sei venuto a conoscenza del romanzo “Scompartimento n.6” per la prima volta? A che punto hai deciso di farne un film e qual’ era per te il centro di interesse nei confronti di questa storia? Hai deciso di apportare delle modifiche fondamentali nell’adattare la sceneggiatura?

Mia moglie lo stava leggendo nel 2010 quando è uscito, io ho buttato uno sguardo al retro della copertina e le ho chiesto se sarebbe stato possibile farne un adattamento per un film e lei ha risposto: “Perché no? E’ una storia interessante.” Era sicuramente interessante ma è un libro, per cui la storia si apre in molte direzioni diverse e, per l’adattamento per un film questo pone la domanda: in quale direzione andare? Finito il libro, avevo la sensazione che fosse troppo difficile da adattare ma, con il passare del tempo, e data la mia memoria corta, ho ‘perso’ gran parte del libro e ho ricominciato a sentirne la possibilità. Poi l’ho riletto e ho avvertito che no, non era possibile. Successivamente ho incontrato l’autrice del libro, Rosa Liksom, a un evento e abbiamo parlato di un possibile adattamento. Le ho espresso le mie riflessioni e i miei dubbi e lei mi ha risposto che ero libero di fare quello che volevo del libro. E così abbiamo fatto. Pertanto, il film definitivo è più ispirato al libro che tratto dal romanzo di Rosa Liksom. Dopo la ricerca delle location e il casting, tutto è cambiato di nuovo. Ci siamo fortemente distaccati dal testo. Abbiamo cambiato il percorso, il decennio e, di conseguenza, è cambiato il paese, da Unione Sovietica a Russia, abbiamo cambiato l’età del personaggio maschile e abbiamo perfino cambiato il nome da Vadim a Ljoha (Ljoha era il nome di un matto che abbiamo incontrato sul treno durante la ricerca delle location). Per cui sembrava più che adatto. Abbiamo cambiato così tanto che ormai non è più questione di quello che abbiamo cambiato.

“Scompartimento n.6” crea anche un diverso tipo di ‘coppia’ sullo schermo. Credi che il pubblico sia eccessivamente condizionato al punto da aspettarsi una storia d’amore sullo schermo o una qualche forma di tensione sessuale?

Wim Wenders diceva che sesso e violenza non gli erano mai appartenuti, che lui preferisce Sax e violini. E io non sono in realtà interessato a queste cose. Soprattutto non mi interessa il sassofono. Quello che realmente mi interessava erano i sentimenti che vanno oltre la tensione sessuale. Le storie di amore romantico sono spesso troppo limitate, si innamorano? Se sì, quando fanno sesso? Questo tipo di narrazione ha più a che vedere con l’abusare del voyeurismo degli spettatori, fa vendere i biglietti, ma è realmente interessante? Non mi interessa veramente chi fa sesso con chi, non sono affari miei. A me interessano quei sentimenti complicati alla base di vari tipi di rapporti. Mi piacerebbe capire perché proviamo i sentimenti in questo modo. Se c’è di mezzo il sesso, okay, ma non è questo il posto dove collocare la macchina da presa. Per me questa storia riguarda molto il legame e credo che Laura e Ljoha condividano qualcosa di più profondo di un bisogno sessuale. Sono più come fratelli che si sono persi da tempo, mi piace pensare che condividono gli stessi sentimenti inespressi. E’ più come avere lo stesso tipo di infanzia piuttosto che la stessa idea della politica o altro. Hanno un legame a livello emotivo, non perché condividono elementi culturali.

In che senso senti che questi petroglifi, e il concetto di queste antiche rappresentazioni contribuiscano anche all’essenza di “Scompartimento n.6”?

I petroglifi sono segni durevoli del nostro passato. Laura pensa che vedendoli potrà entrare in contatto con qualcosa di permanente. In una vita che non è altro che una serie di momenti evanescenti, pensa che questo possa farla sentire bene. Ma i petroglifi non sono altro che fredde pietre, tramite esse non si può sentire in realtà nessuna connessione. Tutto ciò che abbiamo sono quei momenti fuggevoli, tutto quello che conta è temporaneo. Se inseguiamo qualcosa di ‘eterno’ potremmo perdere quello che abbiamo ora. D’altra parte, i petroglifi rappresentano anche la paura della morte. Non vogliamo semplicemente sparire per sempre, vogliamo essere ricordati. Le persone costruiscono statue e fanno incisioni folli per lasciare un segno nel mondo come prova di essere esistite. Quello che Laura e Ljoha vivono durante questo viaggio, lascerà un segno profondo dentro di loro. Scompartimento n. 6 è il mio petroglifo, nella speranza che continui a esistere molto più a lungo dopo che io non ci sarò più. Forse solo per dire: siamo stati lì. Abbiamo girato quelle scene. Eravamo vivi e ci siamo divertiti tanto.

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