martedì, Novembre 30, 2021
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Torino, uccise il padre violento: Alex Pompa assolto

I giudici hanno deciso che «il fatto non costituisce reato». Alex Pompa è stato assolto. La Corte d’Assise, presieduta da Alessandra Salvadori, dopo sei ore di camera di consiglio, ha emesso il verdetto che assolve il diciannovenne che il 30 aprile 2020, a Collegno, in provincia di Torino, uccise il padre, Giuseppe Pompa, per difendere la madre e il fratello dalle sue violenze.

Il ragazzo aveva ucciso il padre violento con 34 coltellate, sferrate con sei coltelli diversi. E subito dopo chiamò i carabinieri confessando il delitto commesso.

«Siamo contentissimi, ce lo meritiamo», commenta lo studente. «Ora avremo una vita finalmente vera, normale, come tutti i ragazzi con una madre e un fratello accanto. Abbiamo sempre confidato nella giustizia e abbiamo sentito davvero il supporto di tutti nonostante tanti momenti duri. La prima cosa che faremo è andare a casa e abbracciarci, è stata una giornata pesante. Questa è giustizia, abbiamo vinto noi». E il fratello Loris: «Abbiamo visto la morte in faccia, Alex ci ha salvato la vita».

Il pm Paolo Aghemo era stato «costretto a chiedere 14 anni di carcere», proprio perché le norme per il codice rosso escludono la concessione di attenuanti a chi uccide un familiare. E la Procura aveva chiesto ai giudici di pmoortare il caso davanti alla Corte costituzionale. Le possibili ipotesi di sentenza erano due: 14 anni o l’assoluzione, per legittima difesa o perché il fatto non costituisce reato, come ha poi deciso la Corte. L’avvocato Claudio Strata, che ha difeso Alex Pompa, ha fatto ascoltare ai giudici oltre 9 ore di registrazioni con le minacce e le urla del padre violento. «Vi rendete conto che cosa ha vissuto Alex? Non poteva studiare, non poteva dormire, non poteva vivere. Ogni sera come lui stesso ha raccontato, si coricava solo dopo aver abbracciato a lungo sua madre temendo di risvegliarsi e non trovarla più viva».

Il giorno dell’omicidio, Giuseppe Pompa aveva spiato la moglie al lavoro e si era infuriato perché un collega le aveva appoggiato una mano sulla spalla. «Dopo averla chiamata 101 volte al telefono, non appena mia madre era rientrata a casa, lui l’aveva aggredita, sembrava indemoniato», avevano raccontato Alex e Loris. «Pensavamo che ci avrebbe ammazzato tutti». 

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