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Le Borse di oggi, 23 novembre. I listini Ue chiudono in rosso. Wall Street debole con il tech. Biden rilascia le riserve e sfida l’Opec, ma il petrolio risale

MILANO – Le Borse europee chiudono in calo il focus dei mercati puntato sulla nuova ondata epidemica in Europa e il rischio di nuove restrizioni. La riconferma di Jerome Powell alla guida della Fed ha spinto al rialzo i rendimenti dei Treasuries e il dollaro, con gli investitori che si attendono un percorso di stretta dei tassi e della politica monetaria.

Petrolio, Biden sida l’Opec ma (per ora) non basta

Grande protagonista di giornata è però il petrolio: il presidente Usa Joe Biden ha ordinato l’atteso rilascio di 50 milioni di barili delle riserve strategiche in coordinamento con altri Paesi. L’operazione, annunciata dalla Casa Bianca, sarà presa in parallelo con altri tra i quali Cina, India, Giappone, Corea del Sud e Regno Unito. Una chiara mossa che va contro la decisione dell’Opec di non aumenare il ritmo di aumento della produzione, come pure era stato richiesto dalla Casa Bianca stessa.

Per l’agenzia finanziaria Bloomberg si tratta di un coordinamento senza precedenti che però rischia di generare una controffensiva dal cartello dei produttori, capitanato dall’Arabia Saudita: la loro riunione è prevista la prossima settimana. “La ripresa economica è più forte e più veloce che in qualsiasi altra parte del mondo”, rivendica l’amministrazione Biden, ma nonostante tutto questo, “i consumatori americani avvertono l’impatto dei prezzi elevati del gas alla pompa e nelle bollette del riscaldamento domestico, così come lo sentono anche le imprese americane perchè l’offerta di petrolio non ha tenuto il passo con la domanda mentre l’economia globale emerge dalla pandemia. Ecco perchè il presidente Biden sta utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione per lavorare per abbassare i prezzi e affrontare la mancanza di offerta”. Nonostante la notizia, dopo un iniziale caduta i prezzi del barile sono tornati a salire, perché il mercato trova deludente la quantificazione dell’ annuncio : quando gli scambi sul mercato europeo vanno a chiudere, il Wti saliva di 1 dollari circa verso i 78 dollari al barile. 

Listini deboli, crollo Zoom

Venendo al mercato azionario, l’Europa termina in calo: Milano cede l’1,62%, con Tim che inverte rotta dopo il balzo di ieri, visto che Vivendi si oppone alla possibilità di un’offerta di Kkr. Nel resto d’Europa, Londra riesce a tenere a +0,2%, mentre Parigi lima lo 0,85% e Francoforte l’1,1%. Male anche Wall Street, dove le vendite colpiscono in particolare il settore tecnologico: il Dow Jones riesce a girare in rialzo dello 0,1%, quando chiudono i listini Ue, mentre lo S&P500 lo 0,3% e il Nasdaq recupera leggermente a -0,9%. Tra i titoli, sell off scatenati su Zoom, che crolla del 14% circa dopo che la società di video -chat ha avvertito i mercati in merito al rischio di un rallentamento del fatturato.

Spunti per i mercati sono arrivati dai dati Pmi: in Germania l’indice dei servizi è salito a quota 53,4 contro le attese di 51,5. Quello della manifattura è sceso a 57,6 ma comunque sopra le previsioni. Per la Francia l’indice sei servizi è salito a 58,2 contro le attese di 55,5 e per la manifattura a 54,6 (attesa 53,1). In miglioramento anche il dati composito dell’Eurozonam salito a 55,8 dal 53,2 atteso.

Seduta fiacca invece in Asia, dove Tokyo ha chiuso in rialzo frazionale a +0,09% e Hong Kong ha registrato invece una raffica di vendite suk settore tecnologico dopo la seduta in negativo al Nasdaq di ieri.

In rialzo lo spread fra Btp e Bund tedesco. Dopo i 5 punti di rialzo di ieri, il differenziale ha aperto a 128 punti nei primi scambi per poi attestarsi a quota 126 punti con il rendimento del decennale intorno all’1%. Tra le valute, l’euro chiude in rialzo, sostenuto dall’andamento dell’indice Pmi migliore delle attese e dalla sensazione, sempre più diffusa sul mercato, che la Bce potrebbe alzare i tassi d’interesse già entro la fine del 2022 per contrastare l’inflazione. La divisa unica europea si è collocata in zona 1,1260 contro il dollaro e a circa 129,50 contro lo yen. Anche il biglietto verde guadagna terreno sulla controparte giapponese sul filo di quota 115.

Da segnalare il nuovo tracollo della lira turca che si è indebolita di quasi il 10% contro il dollaro, un giorno dopo che il presidente Recep Tayyip Erdogan ha insistito che non ci sarebbe stato alcun passo indietro dalla sua politica non convenzionale di tagliare i tassi di interesse nonostante l’alta inflazione. La lira è precipitata ad un minimo record di 13,44 contro il dollaro prima di recuperare alcune delle sue perdite. Era scambiata a 12,51 contro il dollaro nel tardo pomeriggio, giù del 9,9% dalla chiusura di lunedì. La valuta era scambiata a 14,08 contro l’euro. La lira ha perso circa il 40% del suo valore dall’inizio dell’anno.

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