martedì, Novembre 30, 2021
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Addio a Tokyo e a questa pazza estate dell’orgoglio italiano

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Non sarà facile congedarsi da questa Olimpiade così speciale. Da questa atmosfera così elettrica e coinvolgente, così amichevole e così proiettata nel futuro. E non solo per un medagliere mai così sontuoso come in questa edizione, ma anche per quella magnifica e irripetibile sensazione che tutto sia possibile, che tutto sia a portata di volontà e di desiderio. Come hanno ben spiegato Marcell Jacobs e Filippo Tortu dopo la fantastica cavalcata della 4×100. «Ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso che noi potevamo farcela. Se non avevamo paura degli inglesi? No, nessuna paura. Contavamo sulle nostre forze».

Addio a Tokyo, purtroppo

Ecco perchè, anche se qualcuno si stupisce, non sarà facile dire addio a Tokyo. E a questa estate sportiva così mirabolante e portatrice di energia buona. Perché ogni volta che qualcuno degli azzurri entrava in gioco, avevamo sempre l’impressione che potesse succedere qualcosa di imprevedibile, e di fattibile. Qualcosa che usciva dai soliti schemi che guidano ogni giorno di più la nostra vita. Diciamo la verità: sia come spirito collettivo, sia come spinta individuale, da anni giochiamo al ribasso. Siamo bravissimi a raccontarci con mille argomentazioni che le cose vanno male per fare un passo indietro. E quando vediamo uno come Gimbo Tamberi che si rotola in terra dalla felicità dopo aver toccato con un salto il suo cielo personale e collettivo, non possiamo non pensare che dietro a quell’impresa ci sia tutto un mondo: quella della sua famiglia, della fidanzata Chiara, con cui chissà quante volte ha litigato e fatto pace per seguire quel sogno, del padre allenatore, della mamma che quando parla sembra che pure a lei, come al figlio, abbiano lacerato un tendine.

Il riscatto di Luigi Busà

E Luigi Busà, il ragazzo siciliano che ha cominciato a tirare pugni contro il bullismo e si è ritrovato a battere l’azzero Aghayev, il più grande del karatè? Che cosa dobbiamo pensare di Luigi? Era un ragazzo depresso, sfottuto dai coetanei perché era un “ciccione”, parola che non si può più dire ma che fa male lo stesso quando vedi che tutti gli altri te la ripetono con gli occhi. Anche Luigi, aiutato dal padre, ha fatto la cosa più semplice e sensata che si potesse fare: ha cominciato a fare sport sul tatami dimagrendo a poco a poco. E adesso eccolo qua: fiero e orgoglioso come se avesse vinto una medaglia d’oro alle Olimpiadi. Ma non è un sogno: l’ha vinta davvero.

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Un altro mondo è possibile

Ecco perchè non sarà facile tornare alla vita di tutti i giorni. Ai soliti tg che parlano, toh che novità!, di magistratura e Monte dei Paschi. Perché ci verrà subito in mente che c’è un altro mondo possibile, come quello di Filippo Ganna e dei suoi fratelli della pista che hanno vinto su bici spaziali italiane l’oro nell’inseguimento. Ci verrà da pensare che c’è un altro mondo perché la famiglia di Ganna, verbanese del Lago Maggiore, è una famiglia solida, semplice, sportiva da sempre, che ha cresciuto questo campione come se fosse non il primo ma l’ultimo degli ultimi. Mai una parola di superbia, mai una meschineria. «Lo penso sinceramente: nell’inseguimento bisogna essere bravi tutti. Siamo forti come squadra, io faccio la mia parte, ma da solo non farei nulla».

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Sembrano banalità, quelle dette da Ganna, ma in realtà sono l’essenza dello sport . Tenacia, passione, equilibrio mentale. A parole sembra tutto facile. Ma tra il dire e fare c’è di mezzo… un mondo. Ecco tutto questo mondo che esce dalle imprese di questi ragazzi, sempre educati e anche bravi a comunicare le loro emozioni, non lo ritroviamo mai nelle pagine dei giornali e dei tg. È’ una bella Italia, frizzante e spesso multietnica, fatta di giovani che con le loro famiglie si danno degli obiettivi alzando l’asticella della loro ambizione. Come ha fatto quel matto di Gianmarco Tamberi che, anche quando tutto sembrava perduto, è andato avanti senza piangersi addosso.

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