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Le Borse di oggi, 27 ottobre 2021. I listini Ue chiudono in rosso nonostante le trimestrali di Google e Microsoft sopra le attese. La Germania taglia la crescita: “Colpa delle materie prime”

MILANO – Le Borse europee chiudono in calo. Francoforte cede lo 0,35% a 15.702,60 punti, Londra perde lo 0,31% a 7.254,76, punti, Parigi arretra dello 0,19% a 6.753 punti. In rosso anche Milano dove l’Ftse Mib è arretrato dello 0,61%. Wall Street chiude in territorio sostanzialmente negativo: il Dow Jones perde lo 0,74% a 35.491,48 punti, il Nasdaq è invariato a 15.235,84 punti mentre lo S&P 500 cede lo 0,51% a 4.551,68 punti. Positiva a Piazza Affari Mediobanca, che conclude il primo trimestre dell’esercizio 2021/22 con un utile netto di 262 milioni di euro, in crescita del 31% rispetto ai 200 milioni dello stesso periodo dello scorso anno e superiore ai 225 milioni attesi dal consensus degli analisti.

Alla vigilia della riunione della Bce che vedrà impegnata Christine Lagarde a convincere i mercati che i tassi non verranno rialzati troppo in fretta, nonostante l’inflazione galoppante, dalla Germania arriva il taglio alle stime di crescita dell’economia tedesca: dovrebbe essere del 2,6% nel 2021, una ripresa post-pandemia significativamente più debole del previsto a causa delle interruzioni nelle catene di approvvigionamento globali. Lo ha dichiarato il ministro dell’economia Peter Altmaier: il governo, che contava ancora in primavera su un aumento del Pil del 3,5%, ha abbassato le sue previsioni perchè “molte merci non possono essere consegnate, perchè mancano le materie prime”, ha detto il ministro dell’Economia sul canale Zdf. Tuttavia, conta su un forte rimbalzo della crescita nel 2022 “a oltre il 4%”.

Gli investitori continuano a credere che la stagione delle trimestrali giustifichi il supporto agli alti corsi azionari, ed effettivamente i conti finora sono stati solidi. Prova ne sono state, da ultime, le trimestrali di Google, Microsoft o Twitter che hanno messo tra parentesi i timori legati alla raccolta pubblicitaria (Snap aveva sofferto pesantemente il cambiamento alla politica di privacy di Apple) e mostrato risultati oltre le attese. Restano sullo sfondo i timori che la crisi delle forniture, i rincari delle materie prime e la pressione salariale siano di ostacolo a mantenere questo ritmo di ripresa: Citi, ricorda Bloomberg, ha ammonito che i profitti possano esser giunti al loro picco di crescita.

Chiusura in calo per le Borse asiatiche, dopo che gli Stati Uniti hanno revocato la licenza di China Telecom in nome della sicurezza nazionale, una decisione che minaccia di esacerbare le tensioni tra Pechino e Washington. La crisi del real estate cinese continua a pesare sui mercati: le autorità di Pechino hanno detto al miliardario Hui Ka Yan di attingere alla propria ricchezza per fronteggiare i debiti di Evergrande, mentre i regolatori invitano le compagnie a preparare correttamente il pagamento delle cedole dovute sui bond offshore. E così a Shanghai l’indice Composite cede lo 0,98% a 3.562,31 punti, a Shenzhen il Component perde l’1,09% a 14.393,51 punti e a Hong Kong l’Hang Seng lascia sul campo l’1,57% a 25.628,74 punti. Tokyo termina piatta (-0,03%).

Detto del rallentamento del Pil, dalla Germania è arrivata anche una buona notizia con l’indice Gfk sulla fiducia dei consumatori tedeschi che sale a novembre, nonostante l’inflazione in aumento. L’istituto prevede un indice di 0,9 punti nel mese, in aumento di 0,5 punti su base congiunturale. “Con questo secondo aumento consecutivo, il sentiment dei consumatori sta sfidando l’aumento dell’inflazione”, ha notato Rolf Burkl, uno specialista di GfK. Negli Usa, gli ordini di beni durevoli scendono dello 0,4% a settembre, contro il -1,1% atteso e dopo il +1,3% di agosto. Escludendo gli ordini del settore trasporti, il dato aumenta dello 0,8%; escludendo la difesa, categoria molto volatile, il dato scende del 2%.

Venendo al debito pubblico, il Tesoro ha collocato tutti i 6 miliardi di euro di Bot a sei mesi (prima tranche con scadenza aprile 2022) offerti in asta, con il  rendimento in lieve calo a -0,55% da -0,545% del collocamento di settembre. La domanda ha superato i 7,6 miliardi. In rialzo il differenziale tra Btp e Bund, a 112,4 punti, rispetto ai 111 punti della chiusura del giorno precedente e dopo essere rimasto stabile in apertura.

Il petrolio prosegue in calo dopo l’aumento, oltre le attese, delle scorte settimanali negli Stati Uniti. Il Wti cede l’1,75% a 83,2 dollari al barile, il Brent arretra dell’1,72% a 84,8 dollari.

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