martedì, Novembre 30, 2021
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Il Ddl Zan si ferma in Senato, tradito dal voto segreto

Il Ddl Zan è caduto in Senato. È stato bocciato ancora prima che si entrasse nel merito di articoli ed emendamenti. L’aula di Palazzo Madama ha approvato con 154 voti a favore, 131 contrari e 2 astenuti, a voto segreto come chiesto da Lega e Fratelli d’Italia, per il non passaggio alla discussione degli articoli. È bastato questo per affossare la legge su prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per sesso, genere o disabilità.

Il disegno di legge non vedrà discussione in Senato, potrà ripartire in commissione non prima di sei mesi e con un nuovo testo. I punti che andranno probabilmente rivisti rispetto al testo approvato alla Camera il 4 novembre del 2020 sono quelli che hanno acceso il dibattito in questi mesi. L’articolo 1 con la definizione di identità di genere, la questione del pluralismo delle idee all’articolo 4 e l’articolo 7 con l’istituzione della giornata nazionale contro l’omobitransfobia.

«Non potevamo fare niente contro la tagliola, se non rinviarla per poco. Una forza politica si è sfilata dalla maggioranza solo per un gioco legato alla partita del Quirinale. Chi si è nascosto dietro al voto segreto si assumerà le sue responsabilità davanti allo specchio di casa» ha detto Alessandro Zan deputato del Pd e primo firmatario della legge. «È stato tradito un patto politico che voleva far fare al Paese un passo di civiltà. Le responsabilità sono chiare» ha aggiunto Zan che aveva chiesto alla presidente Casellati di non concedere il voto segreto che «avrebbe potuto uccidere la legge».

Il disegno di legge, per come era passato alla Camera, è effettivamente morto. Non ha tardato a commentare gli avversari del provvedimento. Per il leader della Lega Matteo Salvini è stata «sconfitta l’arroganza di Letta e dei 5Stelle che hanno detto no a tutte le proposte di mediazione, comprese quelle formulate dal Santo Padre, dalle associazioni e da molte famiglie, e hanno affossato il Ddl Zan. Ora ripartiamo dalla proposte della Lega: combattere le discriminazioni lasciando fuori i bambini, la libertà di educazione, la teoria gender e i reati di opinione
». Dall’altra parte il segretario de Pd Enrico Letta ha attaccato: «Hanno voluto fermare il futuro e riportare l’Italia indietro. Sì, oggi hanno vinto loro e i loro inguacchi, al Senato. Ma il Paese è da un’altra parte. E presto si vedrà». Sono 23 i voti mancati ai sostenitori della legge, la maggior parte da cercare all’interno del centrosinistra.

«Oggi non è morto il Ddl Zan», ha commentato per Vanity Fair l’avvocata e attivista Lgbtq+ Cathy La Torre. «È morta la possibilità che questo Paese sia dotato di una legge che protegga delle persone da violenze e ingiustizie inutili e inaccettabili».

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