lunedì, Novembre 29, 2021
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Eitan, il giudice impone le visite al nonno con l’assistente sociale

MILANO – Oggi il Tribunale israeliano “su istanza della tutrice” di Eitan, la zia paterna Aya, “ha accolto le sue preoccupazioni ordinando che venga negoziato un nuovo accordo che preveda la sorveglianza di una terza parte per le visite di Eitan alla famiglia Peleg”, ossia quella dei nonni materni.

Lo hanno chiarito all’Ansa i legali italiani di Aya, gli avvocati Grazia Cesaro e Cristina Pagni, in relazione “alle accuse rivolte alla zia paterna, apparse ieri sulla stampa, di non rispettare gli accordi di alternanza nella custodia del minore” dopo la sentenza di due giorni fa che aveva dato ragione alla zia riconoscendo la sottrazione del minore. La decisione del Tribunale di Israele è dello scorso 27 ottobre e fa cadere gli accordi precedenti.

Stando a quanto denunciato ieri dai Peleg, sulla base dell’intesa temporanea tra le famiglie raggiunta nelle scorse settimane, prima della sentenza di lunedì, e che prevedeva una permanenza alterna del bambino di tre giorni tra Aya Biran e il nonno Shmuel Peleg, la zia avrebbe dovuto riportare il piccolo al nonno e invece non lo ha più fatto. Secondo quanto riferito da fonti legali della famiglia Peleg, la zia non ha più risposto al telefono e non ha più riportato il minore anche se erano stati emessi dei solleciti. La stessa Aya, però, si è rivolta al Tribunale per chiarire di aver scelto di tenere con sé il nipote, dopo la sentenza, perché non si fidava più dei familiari diventati avversari, dopo che il piccolo era stato portato via dal nonno da Pavia l’11 settembre, e soprattutto in assenza di controlli nel corso degli incontri.

Oggi i legali della tutrice hanno spiegato che, su disposizione del giudice, potranno esserci incontri tra il bimbo e la famiglia Peleg, ma con una supervisione esterna.

La zia, ad ogni modo, per ora non potrà tornare in Italia con il bimbo perché deve attendere il termine (7 giorni al massimo da lunedì) entro il quale il nonno può presentare ricorso contro il verdetto, con la possibilità, tra l’altro, di chiedere in prima battuta la sospensione dell’esecutività della decisione.

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