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Borse oggi 25 ottobre: listini poco mossi, lira turca ai minimi storici

MILANO – Le Borse europee chiudono miste nella settimana che prevede la pubblicazione del Pil americano e l’appuntamento con il consiglio della Bce. Milano si rafforza e in chiusura indossa la maglia rosa: 0,92%, con Unicredit e Mps a tenere banco dopo il fallimento della trattativa col Mef per arrivare a nozze. A Piazza Affari si mette in evidenza Exor, migliore del listino principale con le voci di riapertura del dossier per arrivare a vendere PartnerRe ai francesi di Covea. Il Ftse Mib, a 26.815 punti, si conferma ai massimi dal 2008 ma ancora molto lontano dai picchi di 44mila punti del pre-crisi finanziaria. Nel resto d’Europa, i listini terminano in ordine sparso: Londra sale dello 0,26%, Francoforte aggiunge lo 0,37% mentre Parigi è in ribasso dello 0,31 per cento. Dopo un avvio incerto, Wall Street accelera: alla chiusura dei mercati europei, lo S&P500 è già riuscito ad aggiornare i suoi record (+0,3%) mentre il DowJones sale dello 0,2% e il Nasdaq sale dello 0,5%.

La settimana è cruciale per la pubblicazione di conti trimestrali di peso da parte di Big Tech (stasera comincia Facebook): le società del web arrivano all’appuntamento dopo la corsa avviata con la pandemia, quando i consumi digitali hanno spinto i loro affari, ma con qualche preoccupazione all’orizzonte. Da una parte ci sono infatti i problemi di catena di fornitura globale, in primis per i chip, che potrebbero danneggiare le prospettive di Apple o Amazon. D’altra parte, fa scuola lo scivolone di Snap che recentemente ha dato i conti ed è precipitata a Wall Street: la società del social network ha spiegato come un cambiamento al trattamento dei dati da parte di iOs (il sistema operativo degli iPhne) abbia frenato la sua pubblicità. In aggiunta, il management si è detto preoccupato del fatto che i problemi alle forniture globali possano portare gli inserzionisti a rallentare gli investimenti pubblicitari. Per questo genere di problemi, si attende di vedere la reazione di Facebook e Google. Per ora, ricorda MarketWatch, della dozzina di società che ha dato le previsoni di andamento sul trimestre delle feste natalizie, otto sono state insoddisfacenti: più che ai risultati passati, gli analisti guarderanno alle prospettive del breve termine per giudicare questa tornata di trimestrali.

Protagonista dei mercati è intanto la lira turca, che per il terzo giorno di fila aggiorna il proprio minimo storico e si porta a 9,7552 per un dollaro. Solita ai saliscendi legati ai licenziamenti a raffica dei banchieri centrali da parte del presidente Recep Tayyip Erdogan, la valuta di Ankara stava già pagando in questo periodo per un taglio dei tassi più ampio del previsto. Ma il colpo di grazia è arrivato sabato, quando lo stesso Erdogan ha fatto sapere agli ambaciatori di una decina di Paesi (tra i quali Usa, Francia e Germania) di non esser più i benvenuti: mentre la Ue parla di deriva autoritaria, i trader si aspettano ora le mosse ufficiali per capire a che punto di scontro si vorrà arrivare. Per la popolazione, la preoccupazione riguarda più che altro le ricadute sull’inflazione: la divisa locale ha già perso il 23% da inizio anno, segnala Bloomberg, guadagnando la poco ambita palma della più svalutata tra le monete emergenti.

Lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi chiude in calo a 103 punti. Sull’andamento ha positivamente influito il giudizio positivo emesso venerdì sera da Standard & Poor’s sull’Italia: il rating è rimasto invariato ma l’outlook è stato alzato da stabile e positivo, con previsioni più favorevoli sulla crescita del Pil e sul calo del rapporto tra deficit e Pil. Il rendimento dei titoli italiani si attesta allo 0,951%. Invece dalla Germania si registra il calo dell’indice Ifo, che misura la fiducia delle imprese tedesche, a 97,7 punti a ottobre. Scende, venendo agli Usa, a -0,13 punti l’indice dell’attività nazionale misurato dalla Fed di Chicago a settembre, sotto le attese.

L’economista: “La pagella di S&P premia gli sforzi dell’Italia”

di

Vittoria Puledda

23 Ottobre 2021

Nella notte, in Asia si è registrato il balzo di Evergrande (+4%, prima di ritracciare) alla Borsa di Hong Kong all’indomani dell’ annuncio della ripresa dei lavori in cantieri a Shenzhen e in altre 5 città cinesi per garantire il completamento e la consegna di oltre una decina di progetti immobiliari principali: la mossa, comunicata in un post sui social media, è stata presa per rafforzare la fiducia del mercato dopo il pagamento venerdì degli 83,5 milioni di dollari di interessi scaduti. La controllata Evergrande New Energy Vehicle (NEV) vola del 17% dopo che il presidente del gruppo Hui Ka Yan ha detto di voler fare dell’auto elettrica il business guida entro 10 anni scalzando l’immobiliare. I listini asiatici si sono mossi contrastati, con Tokyo che chiude in calo dello 0,71% mentre iniziano a farsi sentire le incertezze per le elezioni del 31 ottobre; Shanghai termina invece in positivo dello 0,76% e Hong Kong piatta.

Sul mercato valutario, l’euro perde quota nei confronti del dollaro e scambia a 1,160 (da 1,1644 in chiusura venerdì scorso) e vale 131,94 yen (da 132,29). Biglietto verde a 113,66 sulla divisa nipponica (113,61). Petrolio, infine, ancora in rialzo: il Brent dicembre supera quota 86 dollari al barile, trattando a 86,52 (+1,1%), e resta ai massimi da ottobre 2018. Il Wti di dicembre, dopo aver superato in giornata gli 85 dollari al barile per la prima volta dall’ottobre 2014, vale 84,80 dollari al barile (+1,3 per cento).

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