giovedì, Dicembre 9, 2021
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Marco Simoncelli, una quercia per non dimenticare mai

Il circuito porta già il suo nome e tutto le volte che lo si legge sui cartelli e sulle tribune, su qualsiasi foglio si incroci è sempre un tuffo al cuore. Il nome riporta alla mente quella cascata di riccioli indimenticabile. Si corre qui, a Misano Adriatico, nel decimo anniversario della morte di Marco Simoncelli. Dà l’idea che a lui sarebbe piaciuto un ricordo silenzioso con un gesto speciale. Una quercia è stata piantata nella collinetta dietro la curva 8, ricorderà il Sic.

È l’albero che per suo padre Paolo da sempre riprende i tratti del figlio: un tronco forte da abbracciare e una folta chioma che quella del pilota morto a Sepang il 23 ottobre 2011. Ne ha uno anche nel suo giardino. «Marco c’è. La quercia è un albero robusto, sincero, che lo rappresenta perfettamente» ha detto Paolo Simoncelli.

È la curva più complessa del circuito, ma anche quella che dà più soddisfazione, quella che fa divertire piloti e tifosi. C’era già una quercia qui, ma ora il pensiero non potrà che andare a Marco. Nessuno lo ha dimenticato. Tutti hanno avuto un pensiero per lui in questi giorni.

«A volte mi chiedo se uno diventa una leggenda per quello che ha fatto nella vita, oppure per come viene ricordato. A volte riguardo le interviste, un po’ alla volta perché è difficile vederle tutte in una volta, mi rendo conto che Marco era straordinario, trasmetteva una grande carica nel modo di parlare, trasmetteva qualcosa», ha ricordato il padre intervistato da Sky. Dice sempre che era un ragazzo felice e ha mantenuto l’abitudine che era di suo figlio: Marco abbracciava tutti.

«Dieci è solo un numero», ha detto al Corriere della Sera, «Non c’è anniversario che tenga, perché nostro figlio Marco è il minimo comune denominatore delle nostre vite ogni giorno, dalla mattina alla sera». È un pensiero molto vicino a quello di Valentino Rossi che del Sic era mentore e amico: «Sono passati dieci anni in cui sono successe tante cose, ma non mi sembra che non lo vedo da così tanto tempo. A volte lo sogno, mi sembra di averlo visto solo due mesi fa. È una sensazione bella».

È invece strana la sensazione di vedere Rossi correre il suo ultimo Gran Premio in Moto Gp in terra italiana nel fine settimana del decennale della morte di Marco, sul circuito che porta il suo nome. Li univa l’amicizia, li unisce ancora uno stile di vita e di pensiero. «Primo o ultimo non conta, l’importante è dare il meglio di sé ogni singolo giro». Vale per le moto e per la vita.

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