martedì, Gennaio 18, 2022
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Elena Sofia Ricci porta i diritti dei lavoratori dello spettacolo alla Festa del Cinema di Roma

Per chi si fosse distratto. Elena Sofia Ricci sta facendo tanto, tantissimo, contro le condizioni aspre dei lavoratori dello spettacolo , acuite dalla pandemia. Con l’aiuto della Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, è riuscita a far istituire la Giornata Nazionale a loro dedicata che cade il 24 ottobre, data in cui l’anno scorso cinema e teatri sono stati nuovamente chiusi dopo la parziale riapertura del 15 giugno. Il disegno di legge è diventato ufficiale qualche giorno fa con l’approvazione dalla commissione Cultura della Camera. «Significa che il Governo riconosce il valore del nostro mestiere, ci dà una specie di patente», ha detto l’attrice a Vanity Fair.

Domani, poi, alla sedicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, l’attrice presenta il documentario – realizzato con il coinvolgimento del marito, il compositore Stefano Mainetti, e della sorella, l’esponente mondiale di danza contemporanea e aerea Elisa Barucchieri – Grido per un nuovo Rinascimento, tratto dal primo evento in presenza con artisti, tecnici e maestranze, che è andato in scena il 24 giugno 2020 al Teatro 8 dei gloriosi Studios. Anche se il Governo ha dato il via libera, dall’11 ottobre, alla capienza al 100 per cento per cinema e teatri, e i precedenti decreti ristori sono stati una boccata d’ossigeno, specie per l’audiovisivo, il sistema resta in agonia. Continua Elena Sofia Ricci: «Ho pianto quando ho letto della chiusura della storica scuola di danza Mimma Testa, a Roma: è lì che io ho studiato dall’età di sei anni fino ai 20. Pochissimi grandi teatri stanno programmando l’intera stagione. E i circhi che fine hanno fatto?».

Si spera che dalla Festa del Cinema Grido per un nuovo Rinascimento prosegua la sua strada nelle scuole, trovi spazio in tv e in streaming, diventi di tutti «per continuare – l’attrice picchia sul suo chiodo fisso – a sottoporre all’attenzione del Paese l’importanza di professioni socialmente indispensabili, che producono una quota importantissima del Pil, eppure restano invisibili, precarie, sottopagate che non conoscono orari, spesso prive di tutele e ammortizzatori. A loro il Covid ha dato la stoccata finale».

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