mercoledì, Dicembre 1, 2021
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Paolo Fresu, la passione indomita del raccontarsi e di scoprire talenti

«Tuk Ten è stato girato con mezzi di fortuna, quelli che ognuno aveva in casa propria quando eravamo confinati. I contributi sono molti, da Ornella Vanoni a Giuliano Sangiorgi, dai Colle der Fomento a Uri Caine, Omar Sosa, e poi Jaques Morelembaum da Rio de Janeiro, Steve Bernstein da New York e molti altri. Oltre ai musicisti ci sono artisti visivi, illustratori, poeti, video maker e anche agenti, uffici stampa, distributori. Abbiamo voluto mostrare anche come si stampa un cd, prima ancora di portarlo nei negozi, dettagli che gli appassionati di musica non conoscono. È un racconto della musicografia indipendente che travalica il racconto dell’etichetta».

Come sarà invece il concerto Around Tuk?

«Dirigerò un gruppo con alcuni dei nostri artisti più importanti, sarà una specie di riassunto musicale inedito».

Come si lascia il segno restando lontani da una logica commerciale?

«Con tantissima passione, innanzitutto. Siamo nati con l’idea di fare cose belle e di portare per mano gli artisti sotto un’etichetta che li aiutasse a tessere conoscenze. Per esempio Raffaele Casarano ha girato con Dhafer Youssef, il mio caro amico tunisino, e Luca Aquino aveva iniziato a suonare con Manu Katché, batterista dei Police e di Peter Gabriel. Avendo una vita di artista ho potuto reinvestire una parte dei miei guadagni in quella che è anche vetrina per giovani artisti. Abbiamo sorpassato anche i momenti più difficili, il guado delle tracimazioni e delle secche. Io sono uno che non vede l’ora di cercare un nuovo illustratore da affiancare a un’opera -oggi ne abbiamo dal Madagascar, da Tokio, Vienna e dalla Polonia – o di pensare all’aforisma che caratterizzerà il prossimo album. Non si tratta solo di produrre un disco e metterlo sul mercato, ma di costruire un’opera d’arte, fatta di musica in primis, ma non solo».

Si serve anche di talent scout?

«Ascolto tutto quello che mi viene spedito, per passione ed educazione, e rispondo a tutti coloro che mi scrivono. È un fatto di rispetto, quando l’altro ti manda qualcosa è frutto di un lavoro enorme, e il fatto che qualcuno l’abbia ascoltato è di per se un grande risultato. Soprattutto in una società in cui non ci si occupa nemmeno un minuto degli altri».

Aneddoti su scoperte importati?

«Parigi, stazione di Saint-Lazare. Si avvicina un ragazzo che stava andando a suonare a Bruxelles, mi saluta e mi da un master con il suo numero di telefono. Tornando a casa lo ascolto, mi piace molto, lo richiamo. Attraverso quell’ascolto casuale di qualcosa ritrovato in una stazione ferroviaria è nato un bellissimo rapporto con Raffaele Casarano, a cui ho fatto incidere il primo disco dopo il mio per la Tuk, lo intitolammo Argento».

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