martedì, Novembre 30, 2021
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Scontri a Roma, Lamorgese: “Chiari rischi di strumentali intrusioni eversive. Respingo accuse di strategia della tensione”

“Rinnovo la mia solidarietà alla Cgil e la mia vicinanza alle forze della polizia”. E l’applauso. È iniziata così nell’Aula della Camera l’informativa urgente della ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, sugli scontri avvenuti a Roma in occasione della manifestazione contro il green pass, con l’assalto alla sede della Cgil. La titolare del Viminale riferisce anche sui disordini a Trieste conseguenti allo sciopero non autorizzato dei portuali. “Nell’immediatezza dei fatti ho chiesto al capo della polizia una dettagliata ricostruzione delle evidenti delle criticità che, occorre riconoscerlo, hanno contrassegnato la gestione dell’ordine pubblico di quelle ore. È palese che non si sia riusciti a contenere tutti i propositi criminali da cui era mossa la parte violenta dei manifestanti, specie quella istigata da elementi più politicizzati”, spiega Lamorgese sottolineando “il deficit di sicurezza determinato dalla situazione che ha superato ogni ragionevole previsione” e che non deve “più ripetersi”.

“L’iniziativa di Roma ha visto come noto una partecipazione eterogenea di gruppi sia della destra radicale che della sinistra antagonista e anche di semplici cittadini. Un numero di persone tra le 10 e 12mila persone. Ci si è interrogati sulla sottovalutazione dell’evento anche a causa di difetti di comunicazione, ad esempio gli organizzatori della manifestazione nel dare preavviso avevano previsto circa mille persone – continuaj la ministra – La forza pubblica ha messo a disposizione circa 840 unità effettive da ritenersi adeguate rispetto alle stime previsionali. Non sono mancati controlli ai caselli autostradali”.

Poi Lamorgese indirettamente su rivolge alle accuse che le sono state lanciate in questi giorni dai leader di Lega e Fdi. C’è stata una lettura politica “che tende ad accreditare la tesi di un disegno assecondato da comportamento delle forze dell’ordine, devo respingere fermamente questa lettura”, perché essa “insinua il dubbio che le forze della polizia si prestino ad essere strumento di oscure finalità politiche. È un’ingiusta accusa, che getta un’ombra inaccettabile sull’operato delle forze ordine”.

A Montecitorio seduto tra Debora Serracchiani ed Enrico Borghi, c’è Enrico Letta con la cravatta rossa. Il segretario del Pd rientra alla Camera che aveva lasciato da deputato, dopo l’anno a Palazzo Chigi, nel luglio 2015. Mentre è in corso l’informativa della ministra Lamorgese sulle violenze di Forza Nuova, è proprio Borghi a indicare a Letta i banchi dell’emiciclo, spiegando al segretario le posizioni degli altri deputati.

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