martedì, Novembre 30, 2021
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Fa il debutto a Indianapolis la gara per automobili senza pilota

La partecipazione alla Indy Autonomous Challenge, la prima gara per vetture a guida autonoma su un circuito, è stata riservata a centri di ricerca universitari specializzati di tutto il mondo, eccellenze mondiali, tra cui il prestigioso Massachusetts Institute of Technology (Mit).

Tra i venti istituti partecipanti alla futuristica challenge – 5 teams USA e 4 internazionali – ci sono ben due team italiani: il PoliMove Team del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano e l’Università di Modena, figlia della Motor Valley italiana, che si è consorziata nel team Euroracing con le Università di Pisa, Zurigo e Varsavia.

Da Milano a Modena, italiani in pista

Il PoliMove team è una delle poche ad aver accolto la sfida completamente da sola, se si esclude un supporto dell’Università dell’Alabama nella prima fase. Da due decenni l’ateneo è diventato uno dei principali gruppi internazionali nel campo nei settori del controllo automobilistico, dei veicoli intelligenti e della smart mobility.

Un’eccellenza composta da una trentina figure multidisciplinari, tra ingegneri informatici, dell’automazione, elettronici, meccanici e aerospaziali. «In questi giorni siamo ad Indianapolis per la messa a punto della monoposto – spiega Sergio Savaresi, docente del Politecnico di Milano che è alla guida del progetto “PoliMove Racing Team” -. In realtà la gara del 23 ottobre sarà l’ultimo step di un processo di selezione già cominciato quasi due anni fa».

«Nei mesi scorsi si sono svolte un paio di prove di selezione su un simulatore online che replica esattamente le sensazioni di guida sull’asfalto di Indianapolis. Nella prima bisognava dimostrare di poter automatizzare la guida di un veicolo e di saper eseguire delle manovre. È stata una prima scrematura La seconda è stata la simulazione di una vera gara in due manche, uno contro uno, partendo una volta davanti e una volta dietro l’avversario. Questo è stato uno step molto importante perché abbiamo dovuto finalizzare il software per la gara virtuale, che poi abbiamo vinto. Quello che, nelle milestones precedenti, si faceva virtualmente al simulatore come in un videogame, lo faremo davvero sull’asfalto dell’ovale di Indianapolis».

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