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Coldiretti porta in fiera i grappoli dell’Italia

Non poteva non avere i propri vitigni autoctoni la Liguria sui cui vigneti terrazzati è piantato l’Ormeasco, da cui si ricava un vino rosso conosciuto fin dal ‘30. 0La Malvasia del Chianti è una tipicità toscana di origine mediterranea – prosegue Coldiretti – che ha una grande versatilità, tanto da essere utilizzata anche nell’uvaggio del Chianti per smussare le asperità del Sangiovese.

Sangiovese, che invece è vitigno principe della Toscana dove declinato nei diversi territori dà origine alle celebri griffe toscane dal Chianti Classico al Brunello di Montalcino, da Nobile di Montepulciano al Morellino di Scansano (in questo caso il terroir è quello della Maremma toscana).

Il Sagrantino umbro è invece considerato dagli studiosi il vino più tannico al mondo, dopo un passato nel quale i contadini lo coltivavano per produrre un vino passito utilizzato sia nel mondo ecclesiastico, sia dalla popolazione, durante la celebrazione di funzioni e festività religiose come la Pasqua. Una grande capacità di sopportare le avversità – sottolinea la Coldiretti – e i cambiamenti climatici contraddistingue il vitigno Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, che si coltiva nei terreni asciutti dell’alta pianura e della collina modenesi.

L’Erbaluce di Caluso è, invece, un piccolo gioiello del Piemonte che deve il suo nome al colore che assumono gli acini in autunno, un giallo intenso con riflessi dorati. Descritto già nel 1600 è oggi usato per produrre un bianco, uno spumante e un rarissimo passito.

Il (o secondo alcuni “la”) Glera veneto è la star delle colline di Conegliano Valdobbiadene dichiarate patrimonio dell’umanità dall’Unesco, ma anche l’uva dalla quale nasce il Prosecco, il vino italiano più popolare all’estero. «Oltre all’Asprinio in Campania – prosegue la Coldiretti – resiste la coltivazione alle falde del Vesuvio della Coda di Volpe, chiamata così per la forma curva del grappolo, simile alla coda della volpe. Predilige i suoli di origine vulcanica anche il Bellone, vitigno laziale conosciuto già in epoca romana tanto da essere citato da Plinio il Vecchio dal sapore fruttato, minerale e dai grappoli medio-grandi. Nelle Marche si coltiva la Passerina, che deriva il suo curioso nome dal fatto che i passeri sono ghiotti dei suoi piccoli acini, riscoperto negli ultimi anni per la produzione di un apprezzatissimo bianco».

[Fonte] RSS Feed da www.dissapore.com www.gustoblog.it www.ilsole24ore.com

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