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Poco tartufo bianco e prezzi alle stelle, ma c’è ottimismo per novembre

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Avvio di stagione al ralenti e prezzi alle stelle per il tartufo bianco: la lunga siccità ha messo a dura prova il pregiato tubero, con quotazioni record da 4mila euro al chilo, ma il freddo di questi giorni dovrebbe garantire buoni livelli di crescita per novembre. È quanto emerso oggi durante l’Anteprima mondiale della stagione del Tartufo Bianco 2021, che ha riunito intorno a un tavolo a Roma gli esperti di settore, ospiti di Cia-Agricoltori Italiani, dopo l’anno assai incerto della pandemia e in vista di una piena ripartenza, che vedrà il prodotto necessariamente alleato della ristorazione mondiale.

In avvio di stagione il quadro nazionale tra le regioni più vocate – Piemonte, Toscana, Marche e Umbria – presenta criticità sia sul fronte dell’offerta, che dei prezzi: le quotazioni della Borsa di Acqualagna danno a 2 mila euro al kg la pezzatura 0-15 grammi, a 3.200 quella dai 15 ai 50 grammi e a 4 mila i tagli oltre i 50 grammi.

«I tempi si allungheranno, ma si arriverà presto a un buon prodotto», ha spiegato Giuseppe Cristini, presidente dell’Accademia –. Nelle Marche, sebbene non di grande caratura, si avranno pepite di buona qualità, che non supereranno i 2mila euro al kg. Novembre darà in tutte le regioni, grandi soddisfazioni in termini di quantità e qualità».

Guardando all’Umbria, ma con approccio sul lungo periodo, l’analisi di Olga Urbani, titolare della Urbani Tartufi, azienda storica del settore:«Erano anni che non ricordavamo una stagione così povera di prodotto. La mancanza di piogge durante tutta l’estate sta causando un vero e proprio danno al nostro settore: non solo i prezzi stanno arrivando alle stelle, ma l’offerta è pari a zero, sia in Italia, che nelle terre limitrofe. È un vero peccato, la domanda è altissima, i mercati cercano il tartufo bianco più degli anni passati, forse anche per un desiderio di rinascita post Covid».

«Nel tartufo c’è molto di più di una sola storia da raccontare e promuovere – commenta il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino –. Al mondo della ristorazione internazionale affidiamo, infatti, con le pepite, il legame tra tartuficoltura e attività agricola, la grande biodiversità dell’agroalimentare tricolore e, soprattutto, la rinascita delle aree interne, quei borghi che sempre di più stanno richiamando l’attenzione di investitori e turisti stranieri».

[Fonte] RSS Feed da www.dissapore.com www.gustoblog.it www.ilsole24ore.com

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