lunedì, Dicembre 6, 2021
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Alpitour punta sul lusso e sbarca a Venezia con un hotel cinque stelle

Alpitour fa poker nell’ospitalità è a Venezia inaugura il Ca’ di Dio, quarto hotel della collezione VRetreats dopo quelli di Roma e i due a Taormina, tutte strutture con un comune denominatore: dimore storiche, ospitalità deluxe per una clientela internazionale. L’ultimo hotel luxury di Venezia è firmato da Patricia Urquiola, che ne ha seguito il progetto di interior design e la direzione artistica, unendo nell’antica dimora le due anime della città: rigore e raffinatezza, simboli di bellezza e di una nuova idea di ospitalità. Venezia accoglie il nuovo hotel tra le sue calli, nel sestiere Castello lungo la Riva degli Schiavoni, indirizzo di stile ed eleganza, con una lunga tradizione di ospitalità, che affonda le radici nel 1200. Si tratta di Ca’ di Dio, antico rifugio per pellegrini e donne in difficoltà che, dopo cinquecento anni dall’intervento di Jacopo Sansovino, oggi diviene teatro di una rinascita firmata da Patricia Urquiola, architetto e interior designer di caratura internazionale. Forte il legame con il territorio, con strutture percorse da arte e cultura , in un continuum con lo spazio circostante grazie a terrazze, chiostri e giardini.

L’edificio è stato preso in gestione da Alpitour World nel 2019 e per donargli nuova linfa e luce è stato realizzato un investimento di 25 milioni. «È un progetto in cui Alpitour World ha creduto fortemente – spiega Gabriele Burgio, presidente e ad del gruppo torinese -. Un investimento che abbiamo portato avanti, senza rallentare, nonostante il difficile periodo. Come prima realtà italiana nel mondo dei viaggi e dell’ospitalità, abbiamo il dovere morale di sostenere il turismo e spenderci in prima battuta per il nostro Paese. Questa giornata è per noi un nuovo inizio, un simbolo che vogliamo condividere e che racchiude in sé il valore della memoria e l’energia del futuro».Particolare attenzione è stata dedicata agli spazi comuni, luoghi dove le persone si incontrano e nascono relazioni. Lo spiccato senso di accoglienza si percepisce sin dall’ingresso, nella lobby, in origine la chiesa e uno degli ambienti più rappresentativi dell’intero albergo, dove diventano protagonisti, dal soffitto a doppia altezza, i 14mila cristalli in vetro di Murano che danno vita alle tre vele del prezioso lampadario. La poetica di Ca’ di Dio prosegue poi nella sala lettura, al bar Alchemia e nei due ristoranti dell’hotel, Essentia e Vero, quest’ultimo aperto anche agli ospiti esterni.

Ogni spazio presenta una ricercatezza materica caratterizzata da tessuti, vetri, pietre e marmi, lavorati nel rispetto delle tradizioni delle maestranze locali. A completare la narrazione di quella che appare come una «casa veneziana» dall’intima ospitalità, le due altane, da cui ammirare tutta Venezia, e i tre giardini ricavati dalle corti e oasi di pace in cui riconnettersi a sé stessi e all’ambiente circostante.

Ca’ di Dio dispone di 66 camere, di cui 57 suite e 9 deluxe: la maggior parte affacciano sulla laguna, con vista sull’isola di San Giorgio e sul Rio Ca’ di Dio. Presentano boiserie tessili e cornici in legno, che riquadrano le finestre, quasi a sottolineare la relazione fra interno ed esterno, lampade disegnate su misura, soffiate dai maestri dell’arte vetraia: anche nelle camere, ogni dettaglio si inserisce delicatamente nel contesto e viene riscritto in chiave contemporanea.

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«Come progettista, lavoro sempre verso una poetica inclusiva, rendendo il committente parte attiva del progetto, così da dare un carattere unico a ogni hotel – spiega Patricia Urquiola, l’architetto e interior designer -. La visione con VRetreats è stata fin da subito concorde sul risultato finale: Venezia doveva essere il nucleo da cui tutto avrebbe avuto origine. L’attenzione nella scelta dei materiali, l’importanza del genius loci sono elementi fondamentali per me. Abbiamo fatto un grande lavoro di ricerca per esaltare la personalità di Ca’ di Dio, senza stravolgerne il passato, ma reinterpretandolo in chiave contemporanea».

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