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Torna la Barcolana e Trieste gonfia le vele

Quando si arriva a Trieste l’ideale è sempre vederla dal mare, magari a bordo di un barchino, come chiamano lì le imbarcazioni più piccole. Quale migliore occasione della Barcolana uno spettacolo di vele e colori sullo sfondo azzurro del Golfo della città più austro ungarica d’Italia che per l’Adriatico ha un vero amore autentico. Come ogni anno il calendario di appuntamenti correlati alla manifestazione sia via mare sia via terra è ricco e articolato per gli amanti del mare e non solo.

Vista sulla manifestazione a 360 gradi

Domenica 10 ottobre, dunque, triestini e visitatori potranno scegliere tra l’acqua e la terra ferma per assistere allo svolgimento della competizione velica, appostandosi in Piazza Unità d’Italia, una scenografia magnificamente pomposa degli stili architettonici in voga tra la fine del ‘700 e i primissimi anni del ‘900, aperta sull’acqua proprio a simboleggiare il legame inscindibile con il mare. Proprio a ridosso del lastricato arriverà la barca vincitrice, a ricevere l’applauso di chi ha scelto di posizionarsi proprio ai piedi del Colle San Giusto, tra il Borgo Teresiano e quello Giuseppino. Un altro luogo per godere la Barcolana da una prospettiva emozionante è l’altura del Faro della Vittoria, la slanciata lanterna che eccezionalmente in questa settimana è aperto al pubblico. Chi ama davvero questa competizione e la vuole seguire proprio nella sua interezza, può raggiungere anche il Castello di Miramare, un miraggio abbacinante che Massimiliano d’Asburgo trasformò in realtà: i suoi giardini, da poco risistemati, regalano passeggiate e vedute magnifiche. I sovrani vi giungevano in barca.

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I gioielli da visitare

In questi giorni Trieste lustra tutti i suoi gioielli. Tra essi lo stupefacente Archivio delle Assicurazioni Generali, bussola delle fortune della città che fu porto degli Asburgo e trampolino di lancio del business assicurativo: in questo storico palazzo si ha contezza di quanta fortuna ebbe la città. Gli fanno da contraltare i vicini dock portuali, capaci di irradiare il fascino fané della decadenza industriale. E’ appena uscito dal suo restyling un altro luogo simbolico, quel Grand Hotel Duchi d’Aosta affacciato proprio su Piazza Unità d’Italia che ebbe ospiti illustri delle lettere e delle arti nelle sue stanze, sui suoi letti amoreggiò Giacomo Casanova: anche il suo Bistrò dispensa raffinate piacevolezze per la gola.

Gli appuntamenti autunnali

Dopo la Barcolana, la città giuliana sarà ancora protagonista con il Trieste Science+Fiction Festival, dedicato alla fantascienza e alle meraviglie del possibile dal 27 ottobre al 3 novembre 2021, allestito in luoghi amati e appena ritrovati dai triestini come la sala del Politeama Rossetti, il Teatro Miela e il Cinema Ariston. Tra le sedi espositive più singolari c’è sicuramente il Salone degli Incanti, all’ex Pescheria Centrale, che dal 30 ottobre al 7 novembre ospiterà la Mostra Mercato dell’Antiquariato Trieste Antiqua.

Il rito del caffè nei luoghi storici e nelle torrefazioni

Anche James Joyce che ci ha vissuto e scritto molto era un intenditore e consumatore assiduo di caffè. Per farsi portare quello che desiderava, aveva dovuto imparare, però, la lingua dei bar: l’espresso si chiama nero, capo se lo si desidera macchiato, capo in B nel vetro. Dove prenderlo? Magari in una torrefazione come la Triestina di Via Cavana, il Macinino in Largo della Barriera Vecchia o al Cremcaffè di Piazza Goldoni. L’atmosfera è rarefatta dentro i locali storici: il Caffè Tommaseo, inaugurato nel 1825, accanto alla Chiesa greco-ortodossa di S.Nicolò, coi suoi stucchi bianchi sul soffitto quasi ipnotizza, mentre al Caffè degli Specchi si guarda sempre l’ingresso per l’impressione vivida che da un momento all’altro possa entrare ai giorni nostri un dignitario della corte degli Asburgo. Anche il Caffè Urbanis e il Torinese così come il Bar Cattaruzza sul Molo Audace fanno capire subito perché questo rito è il romanzo liquido della città, quello che Claudio Magris ha scritto spesso sui tavoli del Caffè San Marco: non si sa con certezza, comunque, se l’autore di Danubio si faccia spedire ancora lì la posta. Con in bocca il gusto di questo elisir di lunga vita, a Trieste si cammina sino al Teatro Romano e soprattutto in su verso la cattedrale di San Giusto col suo ammaliante rosone in pietra carsica. E si va con devozione e rispetto alla Risiera di San Saba per onorare il tragico passato di questo luogo di passaggio verso la morte, soprattutto durante la follia nazista. Il Carso lo si raggiunge, invece, per camminare sulla superficie glabra e rugosa di questo panoramico altopiano calcareo: quassù si trova anche il sito della Foiba di Basovizza, monumento nazionale alle stragi delle foibe e all’Esodo di Istriani, Fiumani e Dalmati.

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