lunedì, Novembre 29, 2021
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Treviso e quell’oceano verde: tra vigneti, abbazie e memorie di Canova e Bonaparte, nel “giardino di Venezia”

«Sembra un mare verde, di oltre cinquanta sfumature, dal verde Arlecchino al Lime, fino al Foresta, passando per il verde Caraibi. Peccato non si possa nuotare, ma è l’unica cosa che non si può fare, poi questi vigneti sono una vera risorsa per il territorio». Marika, la nostra guida, tra questi filari di viti perfettamente pettinati ci è cresciuta, ha visto i suoi nonni lavorare l’uva per farci del buon vino e il suo orgoglio si avverte in ogni parola, mentre racconta la vocazione della zona. A guardare dall’alto questi filari di vite, che ondeggiano ai leggeri colpi di vento e allo stesso tempo pare stiano immobili a prendere il sole, si ha davvero la sensazione di trovarsi di fronte ad un oceano, solo che a creare l’effetto delle onde sono le dorsali ripide con i vigneti posizionati sui pendii, a loro volta disposti su terrazze erbose denominate “ciglioni”. Ecco le colline del prosecco, da Valdobbiadene a Conegliano, in provincia di Treviso, che sono state inserite dall’Unesco nell’olimpo del Patrimonio dell’Umanità. Quella che potrebbe essere un’abusata cartolina è sempre una visione magica, nella sua perfezione. «Da queste parti, infatti, non c’è un solo abitante che non abbia un pezzetto di terreno da coltivare, o che non lavori nell’indotto della vinificazione e del nettare di Bacco». I suoi ricordi la riportano indietro nel tempo quando giocava a rincorrersi con le sue amichette di scuola tra un filare e l’altro di vite. Oggi molti di questi ettari di vigneti a perdita d’occhio vengono utilizzati anche per fare passeggiate o per dei veri e propri percorsi benessere. Come tra i vigneti certificati “Biodiversity Friend” di Villa Sandi, un’azienda vitivinicola tra le più importanti nel panorama enologico internazionale, nella tenuta di Crocetta del Montello: qui è stata creata una “palestra in vigna”, all’aperto e gratuita, in cui è possibile fare esercizi, utilizzare attrezzature sportive come vogatore e panca, correre su un percorso di circa 1800 metri o semplicemente fare quattro passi in serenità tra le viti di uva Glera, Chardonnay, Pinot nero. Non manca un’area percorso a corpo libero con sei postazioni per gli esercizi, dai piegamenti sulle gambe alla rotazione obliqua a 90 gradi, con tanto di cartelli descrittivi. Intorno, lo sguardo va al Monte Cesen, ai Colli Asolani e al Grappa. L’iniziativa voluta dal presidente Giancarlo Moretti Polegato, famiglia da generazioni impegnata nella cultura del vino, si inserisce tra le attività di “Villa Sandi for life” ed è un’altra conferma di attenzione all’ambiente, adozione di pratiche agricole volte al mantenimento della biodiversità e alla salvaguardia dell’agrosistema.

S’intuisce, inoltre, perché i Veneziani, nei secoli dello splendore della Repubblica Veneta, avevano scelto questi posti per farne le loro seconde case-giardino. “Il Giardino di Venezia” porta i segni di questo antico splendore nelle ville che, numerose, vi si trovano. Tra queste, appunto Villa Sandi, a pochi metri dalla “palestra”, un edificio di scuola palladiana risalente al 1622.  Ai piedi delle colline trevigiane, dopo un viale arricchito da eleganti statue dello scultore veneto Orazio Marinali, si staglia placidamente una costruzione bianchissima e maestosa che sembra abbracciare chi arriva. Un imponente pronao, sostenuto da quattro colonne ioniche, orna il corpo principale della struttura, ai cui lati si estendono due barchesse porticate e una piccola chiesa. Il bianco della pietra contrasta, manco a dirlo, con le diverse tonalità di verde della natura tutt’intorno ed è impossibile non rimanere attratti da tanta bellezza. Dimora di rappresentanza, complesso architettonico monumentale ma soprattutto un luogo del cuore per gli abitanti e per quanti la visitano che unisce al piacere del vino l’amore per l’arte. Al suo interno, stanze dalle delicate tonalità pastello, stucchi e bassorilievi, originali lampadari di Murano e un passato di personaggi celebri che vi hanno soggiornato dagli scrittori Caccianiga e Corso, al pittore Schiavoni, fino a Napoleone Bonaparte e Antonio Canova. La guida Marika ci racconta pure una delle tante leggende che aleggiano su questi due personaggi.

Villa Sandi Luce 

«Si narra che una volta Canova incontrò il generale Napoleone, a Campoformido, e durante una conversazione Napoleone asserì che gli italiani fossero tutti dei ladri e Canova rispose: “Mi permetta Generale, non tutti, una “bona parte”».

Al di sotto della villa e del complesso aziendale si estendono per 1,5 Km delle secolari gallerie sotterranee, dove riposano migliaia di bottiglie di Spumante Metodo Classico Opere Trevigiane e le due barricaie che ospitano le botti per la maturazione dei rossi Corpore e Filio. Un tempo queste gallerie erano adibite a deposito di munizioni e che, vista la prossimità con la linea del fronte lungo il fiume Piave (qualche centinaio di metri) poteva fungere da collegamento. La villa fu sede del Comando militare Italiano, responsabile della difesa militare in zona e si può visitare su prenotazione o attraverso anche dei tour virtuali.

E l’eleganza si ritrova anche alla Locanda Sandi, a Valdobbiadene, ideale per un soggiorno romantico, ricavata in un’ex casa colonica di inizio ’900 che mantiene l’atmosfera d’antan: letti in ferro battuto, cassapanche in legno, fiori, o nel ristorante che propone anche piatti della campagna veneta e i vini dell’azienda, dall’autoctono Raboso, all’Incrocio Manzoni bianco, fino al rosso Corpore dalla personalità decisa, che ha ispirato anche una linea cosmetica nata da un’intuizione di Augusta Pavan, moglie di Giancarlo Moretti Polegato. Nello shop si trovano i prodotti per la pelle ricchi di proprietà antiossidanti naturali, le più pregiate etichette e il rinomato Cartizze “La Rivetta”, prodotto dai sontuosi grappoli di uva Glera coltivati sulla collina del Cartizze.

Tra i vigneti si possono fare anche soste golose. Andando da Valdobbiadene verso Santo Stefano e passato il paese di San Pietro, si trova l’indicazione per l’Osteria senz’Oste una piccola e curiosa bottega, ricavata in una stalla con sopra il fienile, proprio in mezzo ai vigneti per acquistare salumi, formaggi e pane fresco, lasciando i soldi una cassetta. Al soffitto e alle pareti ci sono numerosi fogli con i pensieri di quanti sono passati di qua e hanno apprezzato questa forma insolita di ospitalità. Da qui pochi metri permettono di raggiungere la terrazza sospesa da cui ammirare le colline del Cartizze, di cui questo luogo è la sommità estrema e il sacro fiume Piave che scorre come linfa. Quel Piave che ha ispirato Ernest Hemingway e Dino Buzzati e che “mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti, il ventiquattro maggio”. Non sono pochi i luoghi simbolo del conflitto della Guerra mondiale. Lungo il crinale delle colline del Montello, Nervesa della Battaglia è uno di questi. A ricordarlo c’è il campo Francesco Baracca con la sua pista in erba, stretta tra il fiume e i campi di mais. Ha preso forma il sogno di Giancarlo Zanardo, imprenditore chimico, pilota con all’attivo oltre 2000 ore di volo e costruttore per hobby dal 1967,  che ha dato vita alla Fondazione Jonathan Collection unendo la sua passione per la storia e la sua abilità nel costruire repliche di aerei storici dei primi ‘900. Ci si trova a tu per tu con la riproduzione del Flyer con il quale nel 1903 i fratelli statunitensi Orville e Wilbur Wright fecero il primo volo a motore della storia, restando in aria per 59 secondi, percorrendo una distanza di 260 metri e una quota di qualche metro, ma anche con la ricostruzione del triplano monoposto da caccia Fokker Dr. 1 con cui combattè il Barone Rosso, Manfred Von Richthofen.

Abbazia cistercense, Follina 

Un altro luogo da non perdere è l’abbazia Cistercense di Santa Maria a Follina?, uno dei borghi più belli d’Italia, con il chiostro romanico, edificato nel 1268 dall’Abate Tarino e la fontana al centro. Vi si aprono varie sale, tra cui la sala del Capitolo e il grande refettorio, ora monumento ai Caduti. Ovunque silenzio e un’atmosfera rarefatta che si ritrova pure nei vicoli del centro storico e si propaga a Villa Abbazia, in stile liberty, un piccolo hotel a conduzione familiare, che per i suoi ospiti propone anche diverse esperienze come un tour in vespa, una Primavera 125 per due persone, lungo la strada panoramica che celebra il Prosecco. Oppure ci si può fermare a pranzo o a cena al ristorante annesso La Corte, con la stella Michelin dello chef Donato Episcopo: si sta all’aperto nel cortile interno o nella veranda circondata da edera e fiori. La Sala Veronese è arricchita dall’affresco del pittore veneziano Nicola Verlato e l’arte riconduce poi a Possagno, alla Gypsotheca Antonio Canova. Si tratta della più grande Gypsotheca monografica d’Europa: vi sono conservati i modelli originali in gesso delle opere dell’artista che qui nacque nel 1757 e la Casa Natale, con lo “sbrattacucina”, i lunghi porticati per il deposito dei materiali da lavoro, la stalla per gli animali da traino, il serraglio per il carro, dove trovano posto i dipinti, i disegni e gli abiti.

Si racconta che, all’età di sei o sette anni, durante una cena di nobili veneziani, in una villa di Asolo, Canova abbia eseguito un leone di burro con tale bravura che tutti gli invitati ne rimasero meravigliati: il padrone di casa, il Senatore Giovanni Falier, intuì la capacità artistica del ragazzo e lo volle avviare allo studio e alla formazione professionale. E nella vicina Asolo si chiude il cerchio di questo viaggio tra le colline del Prosecco. Ombelico del paese – inserito anch’esso tra i borghi più belli d’Italia – è la fontana Maggiore, luogo di incontro, fino a pochi anni fa alimentata ancora dal millenario acquedotto romano da cui dipartono strade porticate e piazze, palazzi e chiese. Da non perdere il Castello della Regina di origine medievale, che conserva la Torre dell’orologio, la Torre mozza e la Sala delle udienze. Da quassù appare chiaro perché la scrittrice ed esploratrice inglese Freya Stark definì Asolo “un tranquillo paese di merletti e di poesia” e Carducci, “la città dai cento orizzonti”.

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