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Le Borse di oggi, 30 settembre 2021. Frenano Cina e Giappone, corre l’inflazione in Europa: listini Ue incerti

MILANO – Ore 14:40. Giornata incerta per i listini europei, partiti positivi e poi scivolati parzialmente in rosso. Ad incidere sul rallentamento degli inidici hanno inciso oggi i dati dell’inflazione nel Vecchio continente: in Francia il dato di settembre ha registrato una nuova accelerazione al 2,1% annuo dal +1,9% di agosto, in Germania il dato è volato al 4,1%, mai massimi da 30 anni, e anche in Italia i prezzi hanno registrato una crescita annuale del 2,6%. Segnali incoraggianti sono arrivati invece dall’economia: la nuova lettura del Pil nel secondo trimestre evidenzia una crescita del Pil del 6,7% contro il 6,6% precedentemente stimato, con i consumi cresciuti del 12% rispetto all’anno precedente.

A metà mattina Milano è piatta, Parigi è in rialzo frazionale, Francoforte scende dello 0,22% mentre Londra aggiunge lo 0,19%. Segnali di stabilizzazione arrivano dagli Usa, dove è stato raggiunto un accordo di massima per evitare lo shutdown (il voto è atteso per oggi), ovvero il fermo delle attività federali per esaurimento del budget, ma i rendimenti dei Treasury tornano a salire sopra l’1,5%.

E’ stata, invece, ancora una sessione debole per il mercato del Giappone: la Borsa di Tokyo ha chiuso in calo per la quarta sessione consecutiva. L’indibe Nikkei ha perso lo 0,31% a 29,452 punti. Gli investitori temono che l’aumento dell’inflazione porti a una stretta monetaria e mentre incombono lo stallo del debito a Washington e la prospettiva di un default storico degli Stati Uniti. Pesa poi il fatto che la produzione industriale è diminuita per il secondo mese consecutivo (-3,2% da luglio), secondo i dati preliminari pubblicati  dal governo. Il dato riflette le interruzioni nelle catene di approvvigionamento globali causate dalla pandemia e dai problemi di consegna dei semiconduttori, soprattutto la carenza di chip nell’industria automobilistica. La produzione industriale della terza economia mondiale era già diminuita dell’1,5% a luglio su un mese, dopo il forte rimbalzo di giugno. Il calo osservato ad agosto è molto più marcato di quanto previsto dagli economisti.

Per la prima volta dall’avvio della ripresa post-pandemia, poi, è arrivato un segnale di rallentamento dell’attività dell’industria cinese: si è contratta a settembre al livello più basso da febbraio 2020, quando il blocco per il coronavirus ha paralizzato l’economia, mentre il paese affronta ondate di interruzioni di corrente e timori per l’instabilità nel settore immobiliare. L’Indice dei responsabili degli acquisti (Pmi) – un indicatore chiave dell’attività manifatturiera nella seconda economia mondiale – è sceso a 49,6 da 50,1 ad agosto, ha affermato il National Bureau of Statistics. Qualsiasi cifra al di sotto del segno di 50 punti rappresenta una contrazione, mentre al di sopra indica una crescita. Diverso il dato dell’indice Pmi manifatturiero di Ihs Markit con Caixin: in questo caso a settembre c’è una risalita a 50 punti dai 49,2 di agosto.

La Banca centrale della Cina ha immesso nel sistema bancario 100 miliardi di yuan, pari a circa 15,42 miliardi di dollari, sotto forma di accordi di vendita con patto di riacquisto passivo (reverse repo) a 14 giorni, fissando gli interessi al 2,35%. Oggi è il quarto intervento, sempre di pari entità rispetto ai precedenti, da inizio settimana.

A Hong Kong (-0,36%) si segnala il contraccolpo sui titoli i tecnologici, dopo che l’autorità cinese che controlla il cyberspazio e altri enti governativi hanno annunciato che entro tre anni stabiliranno regole di governance per gli algoritmi utilizzati dalle aziende tecnologiche per attirare gli utenti. Tiene ancora banco la vicenda del colosso immobiliare Evergrande che ha perso quasi il 4% a Hong Kong. La società ha mancato un secondo pagamento obbligazionaria nel giro di 2 settimane, rinnovando le preoccupazioni sulla sua capacità di rimborsare oltre 300 miliardi di dollari di passività. Evergrande avrebbe dovuto pagare 46 milioni di dollari di interessi ai detentori di un’obbligazione offshore entro le 23,59 di ieri, ora di New York, ma due investitori hanno dichiarato di non aver ricevuto nè pagamenti nè avvisi dalla società. Si sono invece mossi controcorrente gli indici cinesi: Shanghai ha guadagnato lo 0,9% e Shenzhen il 2,04%.

Tra gli altri dati di giornata, l’Istat ha aggiornato l’andamento dell’occupazione ad agosto segnalando il calo di 80mila occupati sul mese precedente.

Sul mercato valutario, dopo il deciso calo di ieri, l’euro è stabile questa mattina sotto la soglia di 1,16 dollari. La moneta unica è scambiata a 1,1598 dollari e 129,78 yen. Tra le commodity, infine, è ancora in lieve calo questa mattina il prezzo del petrolio. Il Wti americano registra una diminuzione dello 0,2% a 74,7 dollari, mentre il Brent scende a 78,3 dollari al barile (-0,4%).

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