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Nuove linee guida sulla qualità dell’aria

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) ha pubblicato le nuove linee guida sulla qualità dell’aria (WHO global air quality guidelines 2021, PDF), che rivedono al ribasso le concentrazioni che i principali inquinanti atmosferici non devono superare, al fine di tutelare la salute umana. Lungamente attese (le precedenti sono del 2005), le indicazioni fanno tesoro degli ultimi 15 anni di studi, durante i quali è emerso con chiarezza che l’inquinamento dell’aria è molto più nocivo di quanto si pensasse, anche a livelli parecchio più bassi di quelli ritenuti pericolosi all’inizio degli anni Duemila.
 
Le stime dell’OMS parlano di 7 milioni di morti all’anno, che rendono i danni legati allo smog paragonabili a quelli del fumo di sigaretta. In particolare, si legge nel documento, «ci sono prove molto forti di una relazione causale fra l’esposizione alle polveri PM2,5 e un aumento della mortalità per tutte le cause e del rischio di sviluppare infezioni respiratorie, malattie polmonari croniche, infarto, cancro del polmone e ictus. Inoltre, un numero crescente di studi indica una relazione con il diabete di tipo 2, la mortalità neonatale, il basso peso alla nascita e i parti pre-termine. L’inquinamento dell’aria potrebbe anche aumentare l’incidenza di un gran numero di altre malattie, fra cui il morbo di Alzheimer e le malattie neurologiche».

COME LEGGERE LE SIGLE E LE ABBREVIAZIONI

PM10 sta per Particulate Matter (particolato, polveri sottili)
di dimensioni fino a 10 millesimi di millimetro di diametro

1 millesimo di millimetro è 1 micrometro: il simbolo è μm

1 millesimo di milligrammo è 1 microgrammo: il simbolo è μg

Gli inquinanti considerati nelle nuove linee guida sono sei: polveri sottili PM2,5 e PM10, ozono (O3), biossidi di azoto (NO2) e di zolfo (SO2) e monossido di carbonio (CO).
 
Per le polveri, le linee guida dimezzano il limite annuale relativo al PM2,5, che passa da 10 a 5 microgrammi al metro cubo (μg/m3) e riducono di un quarto quello del PM10 (da 20 a 15 μg/m3). Ancora più drastico è il taglio all’NO2, l’inquinante reso famoso dal dieselgate (nel 2015), il cui valore soglia passa da 40 a 10 μg/m3. Si introduce, inoltre, un nuovo limite per l’ozono, che nel periodo estivo non deve superare la media giornaliera di 60 μg/m3. Il monossido di carbonio, un gas pericoloso soprattutto nei luoghi chiusi, è una “new entry”: il limite giornaliero è fissato a 4 milligrammi al metro cubo (mg/m3). L’SO2, infine, è il solo inquinante che vede salire la soglia di tolleranza, da 20 a 40 μg/m3. I valori indicati riguardano sia l’aria all’aperto sia gli ambienti indoor. L’OMS stima che il rispetto dei nuovi limiti permetterebbe di ridurre dell’80% il numero delle morti per smog.

Le linee guida non sono vincolanti legalmente, ma sono destinate pesare sugli orientamenti di governi e autorità. Un po’ perché la sensibilità dell’opinione pubblica è aumentata, ma anche per ragioni economiche molto concrete: in media, nei Paesi OCSE i costi sanitari dello smog ammontano al 5% del PIL. L’impatto, inoltre, è destinato a salire, non tanto perché l’inquinamento aumenta (anzi nei Paesi ad alto reddito le concentrazioni dei principali inquinanti sono quasi tutte in calo), ma perché la popolazione sta diventando più suscettibile ai danni da smog. Come ha spiegato Hans Kluge, direttore dell’OMS Europa, alla conferenza di presentazione del rapporto: «L’inquinamento è un fattore di rischio importante per le malattie croniche non trasmissibili, che continuano ad aumentare anche a causa dell’invecchiamento della popolazione e degli stili di vita».
 
«Sappiamo che per molti Paesi sarà difficile raggiungere gli obiettivi indicati nelle linee giuda», ha dichiarato Kluge: «abbiamo quindi incluso dei target intermedi, pensati per favorire un processo che permetta di arrivare al risultato passo dopo passo.» Kluge si riferisce in particolare ai Paesi a medio e basso reddito, che hanno spesso livelli di inquinamento molto elevati, ma non è escluso che anche certe regioni delle aree più ricche del mondo debbano adottare un approccio simile, a partire dalla Pianura Padana, che resta una delle aree più critiche del Pianeta.

Riguardo all’Unione Europea, poi, è possibile che le nuove indicazioni stimolino l’adozione di limiti più attenti alla salute umana. Quelli attuali, infatti, sono persino più alti rispetto a quelli raccomandati dall’OMS nel 2005.
 
La presentazione delle linee guida sulla qualità dell’aria avviene a poche settimane dall’inizio dei lavori della COP26 sul clima che si terrà a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre. Non è un caso: i due temi sono infatti strettamente legati, come ha spiegato Maria Neira, direttrice del Dipartimento di sanità pubblica, ambiente e determinanti sociali della salute dell’OMS: «L’Organizzazione mondiale della sanità sta preparando un rapporto molto ampio per sottolineare quanto siano importanti le azioni atte a mitigare l’effetto del cambiamento climatico. Queste azioni infatti determineranno grandi benefici anche per la salute. E questi benefici verranno soprattutto dalla riduzione dei livelli di inquinamento».
 
In altre parole, le azioni che migliorano la qualità dell’aria contribuiscono anche a contrastare il cambiamento climatico, e viceversa. «Per ridurre l’inquinamento a livello globale, uno dei settori chiave è quello energetico», ha concluso Neira: «con le linee guida sottolineiamo anche la necessità di accelerare la transizione energetica, spostandoci verso le energie rinnovabili e pulite. Ridurre i gas serra, causa del cambiamento climatico, e l’inquinamento dell’aria sono due pilastri chiave delle politiche a tutela della nostra salute.»

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