sabato, Ottobre 16, 2021
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Honolulu: la recensione – TvBlog

Immaginate di essere in un ristorante, alquanto insoddisfatti della pietanza che avete sul piatto. Chiamate il cameriere, che raccoglie le vostre lamentele e riporta prontamente il piatto in cucina. Una volta tornato in cucina, lo chef ignora le critiche del cliente, non facendo altro che modificare la disposizione degli ingredienti sul piatto, magari aggiungendoci sopra un filo d’olio o un’aggiustatina di sale. Fatto ciò, il cameriere ritorna dal cliente, convinto di avere un nuovo piatto davanti a sé. Assaggiandolo, però, il cliente si rende conto che la nuova portata ha praticamente lo stesso sapore della precedente. Ecco, Honolulu si può riassumere così.

Honolulu è esattamente ciò che un telespettatore si potesse aspettare alla vigilia: una finta rivoluzione, un punto e a capo fittizio, un vecchio programma nuovo.

Lo show comico di Italia 1, sostanzialmente, è un mash-up tra Colorado e Made in Sud, una sorta di gemmazione di entrambi gli show, proposto in una chiave diversa, con una scenografia differente (che, tra l’altro, ha zero richiami alle Hawaii) e con un richiamo esplicito alla metatelevisione che, se fatta bene, funziona sempre (il finto backstage e i PanPers, nel ruolo di assistenti di studio).

Riguardo ciò, sottolineare positivamente perlomeno lo sforzo di provare a dare una veste nuova ad un prodotto già noto è corretto. Di Honolulu, si può apprezzare il fatto che non presenta né quella felicità ostentata di Colorado, dove il contesto ti costringeva quasi a divertirti e a sentirsi in colpa se non lo facevi, né quella confusione organizzata e speditezza insostenibile di Made in Sud.

Un vestito nuovo, come scritto in precedenza, e alcuni spunti positivi non sono neanche mancati, a dire il vero.

Honolulu: la prima puntata

La prima puntata di Honolulu non è neanche partita malaccio.

Fatima Trotta e Francesco Mandelli sono simpatici ma tra i due conduttori, si ripetono dinamiche già viste: le battute che Gigi e Ross, ad esempio, riservavano alla conduttrice napoletana o lo stereotipo del conduttore maltrattato (con successivo primo piano annesso), impersonato da Mandelli.

Francesco Cicchella è sicuramente il più bravo del cast: la complessiva qualità delle esibizioni, da giudicare discutibile per rimanere magnanimi, ha messo maggiormente in risalto il buon livello delle sue due performance. Con lui, si è riso.

Come già anticipato, tanti altri comici provenivano da Made in Sud e Colorado, il che non è un difetto a prescindere, l’importante è sapersi evolvere, un verbo che va tanto di moda , ormai.

Proporre nuovi personaggi o nuovi schemi comici non basta, come nel caso dei Ditelo Voi, Nando Timoteo, Herbert Cioffi, Alberto Farina. La qualità dei monologhi è necessariamente da alzare: tanti luoghi comuni e banalità, ad esempio, nei pezzi di Omar Fantini, Raffaele D’Ambrosio o Ernesto Maria Ponte.

I contributi video dei Senso Doppio, Il Musazzi o Frank Gramuglia sono funzionali a fornire una cadenza al programma ma risultano un po’ fini a se stessi: è il solito modo di trasporre contenuti social in tv senza attuare un basilare lavoro di adattamento.

Anche ad Honolulu, come a Scherzi a Parte, inoltre, non è mancato lo “spin-off”, in questo caso, il monologo di Valentina Persia, interamente incentrato su L’Isola dei Famosi, dando per scontato che tutti i telespettatori abbiano vista la comica nel reality show di Canale 5.

Sufficienza ad Andrea Paris, Herbert Ballerina, Sensualità a corte e la mezza parodia di La Casa di Carta (inevitabile ammiccamento al pubblico gggiovane, insieme ai tanti rimandi ai social) mentre il resto non si fa notare.

Si scherza e si ironizza sul COVID-19 e questo è un discorso che non può non avere una subalternità dalla sensibilità del singolo telespettatore perché, detto chiaramente, uno spettatore che ha visto il COVID-19 entrare nella propria vita con prepotenza (eufemismo) non è ancora pronto a riderne su. E non è moralismo.

Per concludere, quindi, nonostante l’aggiustatina di sale e il filo d’olio, Honolulu, alla fine, ha lo stesso sapore di Colorado e Made in Sud.

Cameriereee!!

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